mercoledì 26 ottobre 2011

La nascita dei Ricci dal doppio cognome

Per il fattaccio del 1646



Mi è stata regalata la copia del libretto che nel 1929 certo Giulio Ricci scrisse ed illustrò per ricordare quelle lontane vicende che portarono molte famiglie di Lugo, Villa San Martino, Voltana, San Lorenzo e San Bernardino ad aggiungere al cognome paterno Ricci, il cognome materno: Curbastro, Maccarini, Lucchi, Bitti, Mingani, Bartoloni, Signorini, ecc. ecc.

Giulio Ricci intanto nel libretto si auto definisce l’ultimo, senza figli, dei Ricci discendenti dal “famigerato” Aliasso, cioè di quelli che non ottennero il permesso dal Papa di modificare il cognome.
Elenchiamo i personaggi della fosca vicenda:
Nobile Sacerdote Valerio Montani Protonotario Apostolico Governatore di Lugo
Cardinal Donghi – Legato a Ferrara
Miserino Ricci capo dei Ricci di Villa San Martino
Sebastiano Rambelli accolito dei Ricci di Villa San Martino
Santi Sperandi . Auditore Criminale
Cristoforo Ricci detto l’Aliasso
Capitano Fabio Trilli
Capitano Lorenzo Canti
Fafina pittore di San Potito detto Lumachina

Ed ora i fatti:

Nel novembre del 1644 il nobile sacerdote Valerio Montani Protonotario Apostolico arrivò nella bassa Romagna, essendo stato nominato Governatore di Lugo. Il Papa gli aveva consigliato di tenere sempre rapporti con il Legato Pontificio di Ferrara Card. Donghi, poiché nella bassa Romagna erano in corso lotte fra la famiglia dei Ricci di Lugo e i Corelli di Fusignano. Il Governatore contava sul buon ricordo che suo fratello Giulio generale, aveva lasciato nei lughesi avendo aiutato due capitani del luogo. L’accoglienza fu buona e il Governatore venne subito portato ad ammirare il Pavaglione edificato nel 1611 per ordine di Alfonso II d’Este.
I guai cominciarono quando il Cardinal legato parola dopo parola, lettera dopo lettera, puntò il dito sui Ricci ed in particolar modo su Miserino Ricci che ne era il capo. C’era poi anche una ragione di tasse non pagate e queste stavano molto a cuore a Roma e quindi il Governatore doveva fare qualcosa. Radunò qualche soldato, molti squilli di tromba e avanzò verso Villa San Martino per impartire una lezione ai Ricci. Purtroppo i Ricci erano in numero maggiore e quindi i soldati papalini dovettero ritornare a Lugo non senza però aver fatto prigioniero tale Sebastiano Rambelli che fu portato in Rocca nella cella più buia e più tetra. Il Miserino Ricci osò ricorrere al Governatore per avere libero il Rambelli, ma avutone un rifiuto, minacciò l’autorità di prenderselo con la forza. Il Governatore chiese subito aiuto al Cardinal Legato il quale inviò Santi Sperandi detto Santino suo Auditore Criminale, con una sbirraglia per ridurre i Ricci al dovere e per prima cosa per impiccare il Rambelli. I Ricci saputo questo il 26 giugno1646 si presentarono davanti alla Rocca in una ottantina, chiedendo la liberazione del Rambelli a forza di archibugiate e bestemmie. La reazione del Santino e dei suoi uomini fu immediata e i Ricci vennero rimandati a casa. Il Rambelli venne impiccato nel prato della Rocca e lasciato penzolare per qualche giorno ad ammonimento per la cittadinanza.
La popolazione mal digerì l’esecuzione e si cominciò anche a brontolare per le gabelle che partivano per Roma, invece di andare a beneficio del mercato di Lugo e della Madonna del Mulino. Addirittura il più scalmanato il Gobbo di Brozzi osò parlare di libertà. Presso lo stato maggiore dei Ricci poi il malumore si tagliava a fette. Così arriviamo al 1° agosto 1646 alle ore 18,30. E’ in corso la processione per l’Indulgenza del Giubileo di Assisi. Quando il corteo percorre il vicolo confinante con il cimitero nei pressi della chiesa di San Francesco, Cristoforo Ricci detto l’Aliasso sparò una archibugiata a bruciapelo al Governatore. Fuggì poi sul campanile di Santa Maria e lì rimase nascosto per qualche giorno. Il Cardinal Legato saputo da due staffette del sacrilego eccesso, mandò a Lugo il capitano Fabrio Trilli con una compagnia di milizia regolare e il capitano Lorenzo Canti con una squadra di gente corsa. L’11 agosto fu pubblicato il bando contro l’Aliasso e a maggior vituperio fu ordinato che il Fafina di San Potito detto lumachina provvedesse a dipingere nella facciata della Rocca la figura dell’Aliasso impiccato con capestro dorato e con le mani tagliate. L’Aliasso nel frattempo era scappato nel veneto e faceva il garzone presso una famiglia. Il Lumachino doveva il soprannome al fatto che la sua pittura sporcava i muri come la bava delle lumache, ma questa volta ci si mise d’impegno e tutti i lughesi poterono ammirare sulla facciata della Rocca un capolavoro: l’Aliasso molto più grande del naturale e da quel momento il Fafina divenne famoso. La taglia era di 1.500 scudi. Scovato l’Aliasso in Veneto, venne ucciso e staccatane la testa fu appesa ad unha asta con una fettuccia rossa e portata a Lugo per ogni strada e per ogni piazza fino ad andare a ricoprire la testa disegnata dal Fafina, per cui era ridicola la piccola testa vera che sormontava un corpo enorme. Il Santino diventò Governatore provvisorio di Lugo e per quasi un mese mise a ferro e fuoco Villa San Martino e la piazza di Lugo era sempre occupata da cadaveri. Ecco quindi che si rese indispensabile per i Ricci di Lugo, di San Lorenzo, San Bernardino e Voltana prendere le distanze dalla famigerata famiglia di Villa San Martino e chiedere al Papa di poter cambiare nome. Vennero autorizzati di poter aggiungere al cognome paterno il cognome materno e così nacquero in quel tragico 1646 i Ricci Bartoloni, i Ricci Curbastro, I Ricci Bitti, i Ricci Lucchi, i Ricci Mingani, i Ricci Signorini ecc. ecc.

Guido Neri

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