mercoledì 26 settembre 2012

Orfei da Massa Lombarda

Il nostro inviato ad una festa di compleanno sui generis
di Guido Neri

Festeggiare il compleanno di una bella bambina di tre anni di nome Laila, sarebbe stata una cosa normale, specialmente l’indomani della stessa festa per mio nipote Filippo proprio di tre anni.
Ma questo è stato un compleanno diverso: con molti regali, la torta, le bibite, ma senza compagni d’asilo.
Ma cominciamo dall’inizio.
Una domenica mattina di settembre sul Carlino è apparso un articolo a firma Lorenza Montanari, che riportava una intervista a Nando Orfei presente da qualche giorno nell’area di Sant’Agata fra il ristorante Arcobaleno e il ponte sul Santerno.

Nando nell’articolo, ricordava con piacere le origini della sua famiglia, poco lontano e cioè a Massa Lombarda; infatti, dice lui, il capostipite della dinastia circense Paolo Orfei,  nasce a Massa Lombarda nel 1920.

Ancora una volta un discendente della grande famiglia Orfei dimostra di sapere poco delle origini della dinastia.

Prendo l’auto e una fotocopia del mio articolo apparso proprio nel mese di settembre sul Giornale di Massa e vado a Sant’Agata.

Vedo la carovana (non si chiamavano roulotte, ma carovane) della cassa e penso di infilare la fotocopia nella fessura appunto della biglietteria. 

Però scorgo due belle signore, una di una certa età e l’altra molto giovane. Chiedo se posso lasciare la fotocopia di un giornale per il signor Nando e la signora mi invita a lasciarlo a lei, che ne è la moglie.

Le spiego che il sig. Nando ha sbagliato la data di nascita di Paolo Orfei, il quale è nato il 12 marzo 1828 a Massa Lombarda e che nel mio articolo sul Giornale di Massa, ci sono gli esiti di una lunga ricerca appunto per trovare sia l'origine della famiglia di Nando, Liana e Moira, ma anche per ritrovare il ramo degli ultimi discendenti ancora abitanti a Massa Lombarda, che di cognome fanno Gardi.

Comincio a raccontare dei miei ricordi da bambino quando ridevo con Pippo il clown (la signora precisa: Il babbo di Nando) Sì, poi ricordo bagonghi, (la signora aggiunge: il nano) e Paolino che suonava l’ocarina (la signora Anita aggiunge: il nonno di Nando, di Liana, di Moira). Insomma sciorino tutti i ricordi di bambino, quelli già raccontati nell’articolo, ma anche quelli piccoli, piccoli. Intanto vedo arrivare il signor Nando, aiutato da un bastone, ma dritto come sanno stare i generali e gli uomini che hanno un passato di gloria. 

Porgo garbatamente il rimprovero circa la data di nascita di Paolo Orfei e continuo a ricordare che Paride, detto Pippo, il padre di Nando e Liana, era molto bello, come tutti gli Orfei e quindi faceva strage di cuori.

Ci fu una certa Lea che per amor di Pippo, non ricambiato, si buttò nel canale di Massa, ma mia madre quando raccontava l’episodio, aggiungeva che buttandosi urlava aiuto.
La signora Anita ride, Nando scuote la testa. E’ ormai ora di pranzo. 

Mi invitano a tornare l’indomani verso le 15 per fare ancora due chiacchere. Nando ed io, entrambi un po’ commossi, per l’amarcord così pieno di affetti, ci salutiamo con un paio di strette di mano.

E lunedì, quando sono tornato, sono stato coinvolto nella festa di Laila; festa di compleanno senza compagni d’asilo.

Sorge spontanea la domanda, ma Laila dove studierà? Mi dicono che quando avrà sei anni comincerà la scuola dove si sarà fermato il circo e così via di città in città fino ai 10 anni. 

A quell’età si sceglierà se mandare la bimba a Verona alla scuola circense e così finire la scuola dell’obbligo e prendere un diploma, ma anche intraprendere lo studio per diventare giocoliere come il padre, o trapezista, o cavallerizza.

I bambini mi piacciono e non so trattenermi dal provare a fare amicizia. Le faccio tanti auguri e poi la invito a venirmi vicino per un giochetto con una moneta, che dovrebbe entrami in un braccio. 

Laila sgrana gli occhi, fiduciosa, ma quando la moneta sparisce, apre la bocca in quella bellissima espressione di sorpresa che noi grandi ormai non siamo più capaci di fare.
Perfino Nando mi fa notare lo stupore di Laila e non reagisce alla mia spudorata audacia nel fare un gioco di prestigio sotto la tenda del Magico Circo.

Poi parliamo di animali del circo. Io testimonio che un bimbo di 5 anni che ha visto il loro spettacolo, mi ha raccontato la sua delusione per l’assenza di animali. Mi dice c’erano solo dei cagnolini che sparivano e da piccoli diventavano grandi. La signora Anita è svelta a difendere i circhi in cui lavorano tigri, leoni o elefanti. Costano tanto e quindi li dobbiamo trattar bene per difendere il nostro investimento. 

E poi li amiamo perché lavoriamo insieme a loro tutti i giorni. Parliamo della giraffa scappata e morta a Imola e sempre la signora Anita Gambarutti sottolinea che il padrone del circo si chiama Martini, ma il circo si fregia del nome Orfei. E’ un inganno e da questo si capisce le misure di sicurezza minime e la voglia di fuggire del cucciolo di giraffa

Nando scuote la testa e dice: siamo stati costretti a fare questa scelta di un circo senza animali perché in molti comuni se abbiamo gli animali non ci fanno tirar su il tendone. E’ ovvio che i bambini vogliono vedere gli animali feroci o esotici.

Ormai la festa di compleanno è finita. La ragazza che ho conosciuto il primo giorno mi dice di chiamarsi Caroli e che ha saputo che a Lugo ci sono tanti Caroli. Io confermo: l’ufficio dove lavoro è di proprietà di una signora Caroli, la mia consulente del lavoro si chiama Caroli, il presidente del gruppo sportivo di Ping Pong si chiama Caroli.

E lei di rimando: chissà forse anche la mia famiglia viene da questi luoghi. Anche il popolo nomade per eccellenza è alla continua ricerca di una radice.

Guido Neri
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