giovedì 12 gennaio 2017

Prosegue la ripresa

Congiuntura industria Emilia-Romagna..III trimestre 2016

La produzione dell’industria in senso stretto è salita dell’1,8 per cento. La crescita è dell’1,4 per cento per il fatturato, ma solo dell’1,1 per cento per gli ordini. I risultati sono migliori sui mercati esteri.



Tira l’aggregato delle industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto. In difficoltà la moda. L’andamento congiunturale migliora al crescere della dimensione aziendale. Bene le medio-grandi, mentre la produzione resta stazionaria per le imprese fino a 9 addetti.

Ha un ritmo non ancora intenso, ma la ripresa prosegue. La produzione dell’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna nel terzo trimestre 2016 è aumentata dell’1,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, seppur in rallentamento rispetto al +2,1 per cento segnato nel trimestre precedente. Il fatturato a valori correnti è salito dell’1,4 per cento. Una nota più marcatamente positiva giunge dal fatturato estero che sale del 2,1 per cento. Un segnale di cautela viene invece dal processo di acquisizione degli ordini che è risultato lievemente meno dinamico (+1,1 per cento) e la cautela è confermata anche dall’andamento degli ordini esteri che aumentano dell’1,6 per cento, meno del rispettivo fatturato. Sono questi i principali risultati dell’indagine congiunturale sull’industria realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna nell’ambito della collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

I settori

L’andamento è apparso disomogeneo. Resta sostanzialmente invariata la produzione dell’industria alimentare (+0,1 per cento), che ottiene risultati migliori per fatturato e ordini complessivi e decisamente positivi sui mercati esteri, fatturato +3,1 per cento. La produzione delle industrie della moda segna un arretramento (-1,8 per cento), che risulta di ampiezza analoga per il fatturato e superiore per gli ordini, mentre crescono lievemente il fatturato e gli ordini esteri. Tira la produzione della piccola industria del legno e del mobile (+2,8 per cento), che mostra una minore dinamica sul fronte degli ordini esteri.


L’industria della metallurgia e delle lavorazioni metalliche, che comprende larghi strati della subfornitura meccanica, registra una crescita contenuta della produzione (+1,2 per cento), un più debole andamento per il fatturato, complessivo e estero, mentre ottiene una buona crescita degli ordini sul mercato interno e estero. L’aggregato delle industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto, fondamentale per l’industria regionale mette a segno il più elevato incremento della produzione (+2,9 per cento). L’andamento del suo fatturato è leggermente meno positivo, sia nel complesso, sia sui mercati esteri, e un segnale di cautela deriva dal processo di acquisizione ordini, interni e esteri, che procede in modo assai più contenuto.

La dimensione delle imprese

L’andamento della produzione è marcatamente correlato in senso positivo alla dimensione aziendale. Cresce lievemente per le imprese di minore dimensione, fino a 10 dipendenti(+0,3 per cento), sale di un +1,4 per cento per le piccole (10-49 dipendenti) e cresce più decisamente (+2,7 per cento) per le medie e grandi imprese (da 50 a 500 dipendenti).

Le previsioni delle imprese

Migliorano le previsioni sull’andamento della produzione nel trimestre successivo rispetto a quello di riferimento. Sale al 32,4 per cento la quota delle imprese che si attende un aumento della produzione nel quarto trimestre, mentre scende al 17,5 per cento quella che ne teme una riduzione. Il saldo positivo risale quindi a 14,8 punti.

L’occupazione e gli ammortizzatori sociali

Secondo l’indagine Istat sulle forze di lavoro, nel trimestre l’occupazione nell’industria in senso stretto regionale è risultata pari a quasi 536 mila unità, in aumento del 2,0 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari ad una crescita di oltre 10 mila occupati. Si tratta di un incremento leggermente più ampio rispetto a quello dell’1,6 per cento riferito all’industria nazionale. In termini assoluti, l’incremento regionale è stato determinato per oltre la metà dagli indipendenti, mentre i dipendenti salgono dell’1,0 per cento.

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