venerdì 10 marzo 2017

14 ogni mille

I tesserati al Pd


Il numero dei tesserati al Pd della nostra provincia nel 2016 ha registrato un calo del 10 per cento rispetto al dato del 2015.

Un calo del resto che non sorprende dal momento che rientra all'interno di un trend al ribasso che si registra da anni, da quando i tesserati al PCI erano più di 10.000 senza ovviamente i successivi nuovi tesserati provenienti dalla Margherita.  

Non sorprende nemmeno se raffrontato all'indice medio di gradimento che i sondaggisti attribuiscono ai partiti, ovviamente chi con percentuale più basse, chi meno basse, attorno al 5 per cento.

Solo 14 ravennati su mille sono tesserati al Pd.

Fin qui i freddi numeri, ma una considerazione politica si impone.

Da sempre, e per stare a Lugo, dal Dopoguerra ad oggi senza nessuna variazione, gli otto Primi Cittadini che si sono succeduti sono stati scelti prima, dal PCI, poi dal PD e imposti ai 30.000 lughesi, della serie "Se vuoi votare a sinistra così è se vi pare"....

Il "conto politico" allora non torna più, cioè che i qualche centinaio di concittadini iscritti al PD scelgano per i circa 10.000 elettori del partito.

Ammesso e tutt'altro che concesso che quelle poche centinaia abbiamo deciso dopo essersi espressi a scrutinio segreto su una rosa illimitata di nomi.

Da dove viene questo potere? Da quale delega giuridica o costituzionale deriva, a fronte di una Costituzione che sancisce che sono i cittadini a scegliersi i propri amministratori? 

Forse sarebbe davvero il caso di sancirlo questo potere degli lettori per non lasciare il principio costituzionale tra i tanti altri che non hanno ancora trovato pratica applicazione.

Ci sono solo tre modi. 

O le primarie a tutti i livello vengono rese obbligatorie per legge dello Sato, o l'obbligo delle Primarie entra nello statuto del Comune o i partiti si autosciolgono le redini del governo della città con pubblica dichiarazione politica che annunci le Primarie sempre e comunque, senza che la mancanza della prima soluzione, obbligatorie per legge, in vigore in tante democrazie, non possa costituire l'alibi per la classica testa sotto la cenere.

Arrigo Antonellini
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