sabato 11 marzo 2017

Fascismo e sport femminile

Immagini di sport lughese di "qualche" anno fa a cura di Ivan Rossi


L’attività sportiva femminile, caldeggiata dallo stesso Benito Mussolini perché madri sane e forti daranno con probabilità figli sani e forti e nonostante l’istituzione dell’Accademia Fascista Di Educazione Fisica Femminile di Orvieto (1929), non aveva lo sviluppo sperato. Purtroppo in larga parte dell’opinione pubblica persisteva scetticismo e forti erano i pregiudizi verso l’attività motoria delle donne. 


Ciò accadeva in modo particolare tra le popolazioni rurali e delle piccole città come Lugo dove, accanto ad una discreta attività in ambito scolastico e all’impegno delle organizzazioni locali del partito nel promuovere saggi e concorsi ginnastici, le donne impegnate a livello agonistico erano pochissime. 

Un gruppetto di coraggiose ragazze, appartenenti per lo più alla piccola borghesia, partecipava ai corsi di pattinaggio, scherma, pallavolo e pallacanestro. 

A volte non era facile conciliare la programmazione delle gare, considerando che alcune si cimentavano in più di una disciplina. Alcune donne però dimostravano la volontà di emancipazione gareggiando in discipline ritenute, più di altre, prerogative maschili; è il caso del Tiro a Segno. 

Una delle possibilità fornite alle ragazze lughesi per dimostrare le proprie doti era costituita dalle “Kermesse benefiche” che, oltre a spettacoli musicali e di arte varia, comprendevano anche giochi, saggi ginnici e competizioni sportive. 

Ivan Rossi

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