lunedì 13 marzo 2017

La linea rossa

La sinistra sta nel PD, il PD sia di sinistra

Quale così ingiusta sorte, o latini, vi coinvolse in simile guerra da farvi fuggire la nostra amicizia

Enea

Eneide, XI libro


La sinistra sta nel PD, il PD sia di sinistra.

Con questo slogan, che più che un programma politico sembra un rompicapo di Gigi Marzullo, alcuni esponenti PD di matrice PCI e più precisamente dalemiana, hanno tenuto un'assemblea nella nostra città per illustrare la decisione di restare nel partito.

Per riconquistarlo, par di capire, soppiantando Renzi.

Mentre dirigenti ancor più importanti, uguali a loro per affiliazione, pensieri, metodi e avversione per l'usurpatore fiorentino che gli ha sottratto "la roba", sceglievano di combattere " la giusta battaglia " da fuori.

Perché, a loro dire, il PD non è più di sinistra e dunque la sinistra non sta nel PD.

Altri ancora "stanno riflettendo ", che é sempre una buona cosa per tenere in ordine un organo così delicato, specie se la lunga inattività ha arrugginito gli ingranaggi.

Un po' di esercizio negli anni passati

magari sarebbe stato utile agli interessati e al partito che dicono di amare.

Quando, prima di Renzi e subito dopo, i problemi erano già evidenti, la critica era un'eresia e l'esodo silenzioso di migliaia di compagni un tradimento che non suscitava turbamenti.

Tenendo per buona la rivoluzionaria intenzione di ricominciare a pensare, dire quello che si pensa ed ascoltare, e dando per scontato che non interessa a nessuno sapere chi lo fa da dentro, da fuori o dopo aver soppesato la convenienza di stare dentro o fuori dal PD, la vera domanda diventa su che cosa si voglia incentrare la riflessione.

Se l'obbiettivo sia la ricerca del tempo e dell'identità perduti o piuttosto e finalmente la costruzione dell'identità che non c'è mai stata.

Magari assieme ad altri, che forse sono un po' meno di sinistra o un po' più, non so, visto che non c'è una linea rossa che la delimiti, ma che un mondo migliore, per sé e per i propri figli, lo vorrebbero anch'essi.


Quel che par di capire, in tutto questo trambusto, é che la sinistra abbia la preoccupazione di ritrovarsi più che di ridefinirsi secondo la funzione nuova che dovrebbe assumere: nella società italiana, sulle grandi questioni della direzione dello sviluppo, della giustizia sociale e della qualità democratica; a livello mondiale, sull'ecologia, la libertà di muoversi delle persone e delle merci, la costruzione di un nuovo ordine internazionale, la difesa dei diritti fondamentali dei popoli e degli individui.

E che creda di possedere già le risorse umane e culturali per dare le risposte ai nuovi bisogni, che pensi di bastarsi da sola.

Quando il fondamento della sua rigenerazione consiste proprio nel comprendere che non possiede più titolo e condizioni sufficienti per candidarsi a una rappresentanza esclusiva di tutto quel che si muove in un'ottica progressista.

Quello slogan apparentemente innocente "la sinistra sta nel PD , il PD sia di sinistra " e ancor più la decisione di " costruire un nuovo campo della sinistra", nelle intenzioni provvisorio e in realtà sempre definitivo, rappresentano, non so quanto consapevolmente, la fine di una fase storica del movimento progressista in Italia costruita sulla coscienza del limite.

Non è difficile prevedere, lasciando stare Emiliano che é al di là del bene e del male, che se alle primarie prevarrà Orlando, in nome delle ragioni della sinistra, tanto più se questo esito darà luogo ad un rientro degli attuali fuoriusciti, i renziani, se c'è ne saranno ancora, faranno altre scelte.

Mentre se l'ex segretario confermerà la sua supremazia in un partito a quel punto ancor meno dialogico di quanto gli rimproverano i suoi oppositori, a questi non resterà che sottomettersi oppure raggiungere chi se ne é già andato.

Il resto lo produrrà l'inerzia dispersiva del sistema proporzionale.

In ogni caso sarà definitivamente sepolto il disegno politico e, soprattutto, lo spirito che ha animato la stagione dell'Ulivo.

Che allora identificammo nella esortazione di Papa Giovanni XXIII : quando incontri uno lungo il cammino non chiedergli da dove viene ma dove va.

Quel che sta accadendo ricorda piuttosto l'otto settembre.

Anche se una casa cui tornare non c'è più.

L'Ulivo era nato per mettere assieme storie, culture e persone diverse.

In vista di una missione comune: farne l'architrave della democrazia italiana.

L'espressione centro-sinistra, con trattino, piaceva a chi voleva stare assieme senza sposarsi, conservando una divisione dei beni, politici e materiali.

Altri di noi preferivano chiamarsi ulivisti, perché ritenevano che le culture da cui ognuno proveniva fossero giunte esauste alla soglia del terzo millennio e che quel che serviva non era la loro sommatoria ma un processo creativo che, traendone il meglio, desse vita al pensiero politico nuovo di cui c'è bisogno.

L'Ulivo è stato, per una breve stagione, un comune cammino di ricerca.

Il PD non c'è mai riuscito.

Quell'esigenza non é venuta a meno.

Non era sbagliata l'idea ma gli uomini che l'hanno interpretata.

Nessun progetto di rigenerazione ha senso se non ristabilisce quella consapevolezza e quelle sensibilità.

La sola identità progressista possibile é quella costruita guardando fuori, nell'esplorazione del mondo.

Il metodo per costruire un futuro più giusto non é deduttivo, non discende da leggi generali, é induttivo, fondato su una sperimentazione concreta che parte dai bisogni e perviene a soluzioni sempre parziali e temporanee.

Il seme della giustizia é vigoroso ma chi lo coltiva deve possedere il dono dell'umiltà.

Noi siamo soliti dilatare la presunzione di verità ben oltre il suo confine.

Il nucleo della verità della sinistra, la una ragion d'essere, la sua bussola, " ciò cui non può rinunciare", diceva Bobbio " è che la società debba rendere meno diseguali uomini nati diseguali".

Questa é la via diritta che abbiamo smarrita, per insensibilità, o più probabilmente perché non sappiamo come percorrerla.

Il mondo ha fame di giustizia.


Diritti sociali fondamentali sono oggi compromessi.

Perché mancano le risorse e perché sono stati derubricati a bisogni.

Si può sopravvivere senza ideali ma non può farlo la sinistra.

La speranza é che se ne ricordino tutti.

Impegnati, al momento, chi a demolire il passato, chi a screditare il presente.

Incuranti del fatto che i bambini ( e gli elettori) ci guardano.

Si può perdere da De Gasperi.

Ci stava anche di perdere col Berlusconi di vent'anni fa.

Perdere da Grillo é imperdonabile.


Guido Tampieri

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