giovedì 9 marzo 2017

L'anello mancante

Di Guido Tampieri 

Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio. 
La vera tragedia della vita é quando gli uomini hanno paura della luce. 

Platone 


All'indomani della caduta del muro di Berlino, mentre qualcuno sanciva la fine della storia e il capitalismo trionfante celebrava l'avvento di un'età dell'oro, John Kenneth Galbraith ammoniva i popoli che entravano a far parte del mercato globale che il regno di Friedrich von Hayek, teorico di un liberismo estremo, non era il migliore dei mondi possibili.

Galbraith era un economista liberal, un riformista, non era contro la globalizzazione né contro il mercato, non aveva un'idea palingenetica della storia, credeva in un ruolo attivo ma non pervasivo dello Stato e pensava che la politica dovesse tracciare le coordinate entro le quali l'iniziativa privata poteva rappresentare un servizio per la comunità.

Conosceva l'importanza delle politiche keynesiane per averle adottate, ne aveva misurato anche i limiti, era critico e pragmatico, flessibile, in una parola intelligente.

Più dello stuolo di guaritori dell'umanità di destra, di sinistra e di niente che attribuiscono alla globalizzazione tutti i mali del mondo, che sono antisistema senza proporre un'alternativa, che oppongono al pensiero unico un contro pensiero monolitico.

Che sconfina nel velleitarismo e nell'avventurismo.

Capace di attrarre anche aree non di destra.

Si ha un bell'estraniarsi come sostengono i grillini, dalle categorie politiche tradizionali, ma solo un reazionario, cioè un conservatore stupido nella definizione di Galbraith, può sostenere che un miliardario in frega con le armi e il petrolio, impregnato di razzismo, circonfuso di lobbisti, con un Governo che sembra la succursale di Goldman Sachs, rappresenta l'alternativa ai poteri forti, l'inizio di un corso delle cose più giusto.

Tra Papa Francesco e Trump i difensori stellati dei deboli e degli oppressi stanno dalla parte dell'uomo che incrementa gli armamenti atomici e priva i poveri delle cure sanitarie.

Fa quel che aveva promesso, dicono, e tanto gli basta per riuscire a guardarsi allo specchio senza dar di stomaco.

Due ideologie si contendono oggi l'egemonia del mondo: la globalizzazione e un nazionalismo di ritorno ribattezzato sovranismo.

L'una e l'altra sono estranee alla cultura della sinistra.

Sballottata dalle onde ora su una scogliera ora sull'altra, incapace di leggere il moto delle maree.

Ascolti un deputato PD, tale Edoardo Fanucci, lanciare proclami dannunziani che sembra di essere alla vigilia della guerra contro l'Austria, dopo che noi ex comunisti abbiamo dissertato per anni sul liberismo senza nemmeno conoscerlo, e capisci che forse non basta un congresso.

Nè una scissione.


Che segna in ogni caso la fine del solo progetto che c'era e l'inizio di una traversata del deserto senza scorte d'acqua.

Il vero rischio non é la fuga dei cervelli ma il divorzio dal cervello.

È questo il dramma su cui piangere.

Invece di battersi il petto inorgogliti, come gorilla nella nebbia.

La specie, sia detto di passaggio, é a rischio estinzione.

La mucca nel corridoio tanto cara a Bersani la vediamo bene.

Non c'è lavoro, i redditi calano, il welfare si incrina e l'automazione avanza col suo carico ambiguo di liberazione e alienazione.

Naturale che insorga una domanda di protezione.

Il problema della politica, in un Occidente che non conosceva da tempo ingombri nei corridoi, é cosa darle da mangiare, alla mucca.

Specie nei Paesi in cui le scorte di cibo si sono pericolosamente assottigliate.

Metafora rurale per metafora rurale, il problema non é solo come redistribuire il cibo ma come produrne dell'altro, cosa seminare, come far crescere le piante, come difenderle dai parassiti e via coltivando.

Non si da un sistema di protezione efficace senza che ci sia, assieme e prima, produzione di ricchezza.

Non ha torto chi critica i limiti delle politiche di Renzi e sottolinea la modestia dei risultati, ma è di lì, dall'impresa, dal lavoro, dal contrasto ai fattori di sistema che pregiudicano gli investimenti e la competitività che la sinistra deve comunque partire.

Cos'altro volevano essere le lenzuolate di Bersani se non una liberazione di energie imprigionate nella rete di un Paese corporativo?

E le privatizzazioni dell'Ulivo si sono rivelate tutte giuste?

I Governi di sinistra hanno vissuto stagioni imperfette.

Il cerchio non si é chiuso con Renzi né con Bersani.

Anche se entrambi hanno fatto meglio della destra.

Alla quale, come allora, riconsegnamo ora il futuro dei nostri figli.

Renzi non ha portato in dote al PD idee nuove.

Si può rimproverargli un ritardo nel riparametrare le politiche su una fase con caratteri e bisogni diversi dal passato recente ma non attribuirgli la responsabilità di un vuoto strategico che é di tutta la sinistra mondiale, scissionisti compresi.

Sento il bisogno di dirlo non per concedere più del dovuto ad un uomo per il quale diventa sempre più faticoso votare ma per richiamare ognuno di noi alla responsabilità di andare oltre lo sdegno perenne e le formule astratte che condannano la sinistra al l'impotenza.

Indignarsi per lo scandalo di otto persone che posseggono la ricchezza di quattro miliardi di esseri umani non é sufficiente a salvarsi l'anima.

Poi bisogna disegnare una road map, degli obbiettivi, i tempi e i modi per raggiungerli.

E abbozzare un pensiero che li tenga assieme.

Che animi le passioni ed esalti gli orizzonti immaginativi.

Abbiamo bisogno di utopie concrete.

Questo è il terreno su cui portare il confronto.

Senza riguardo ad altro che non sia una onesta ricerca delle risposte di cui c'è bisogno.

Due notazioni.

La destra nazionalista non è in grado di sfamare la mucca.

Può riempirle la pancia d'acqua perché non muggisca ma non ha fieno.

Può rispondere alle paure, non ai bisogni.

La stagione dei nazionalismi é stata anche quella del colonialismo, delle risorse rapinate, degli "spazi vitali" conquistati con la forza.

Di questo si è alimentata.

Se i nazionalismi si affermassero in tutti i Paesi sarebbe la loro fine, la guerra di tutti contro tutti.

Questo ci porta alla seconda considerazione.

Il populismo nazionalista per vincere ha bisogno di una globalizzazione selvaggia, senza accordi e senza un governo internazionale.

É la sinistra che deve trovare l'anello mancante.

Quello che tiene assieme interdipendenza e cultura della diversità, cosmopolitismo e identità.

Il resto, le convulsioni di questi giorni, il PD, il DP, il SI, i movimenti, gli addii, gli arrivederci, é polvere.

Quella di creare un nuovo campo della sinistra l'abbiamo già sentita mille volte.

É il refrain di chi pensa che la tavola é solo quella alla quale lui si siede a capotavola.

Di chi non ha mai vissuto l'esperienza dell'Ulivo e poi del PD come la costruzione di qualcosa di nuovo.

La ricerca, riesumata dopo anni di sepoltura, é una disposizione mentale, suppone curiosità, tolleranza, accoglienza, generosità.

Chi ha esercitato per anni un potere chiuso e conservativo non é credibile.

Il nuovo arriva sempre inaspettato.

E non é mai il vecchio ad annunciarlo.

Chi vuole davvero il bene della sinistra deve cedere il campo a intelligenze e pensieri nuovi.

Nessuno di coloro che scoprono ora, dopo averlo a lungo posseduto, che il PD ha dei grossi problemi , appare indispensabile se non a se stesso.

La politica, la passione, i valori, statene certi, non finiranno.

Gudo Tampieri
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