sabato 18 marzo 2017

Reduci ed eredi

Di Guido Tampieri

Non conosco alcuna strada per una modifica immediata dell'attuale stato del mondo. 
Heidegger  
 
Nessuno conosce davvero cosa succede nel mondo, e nessuno lo controlla. Non la politica.

Che non ha più il potere di farlo.
E tuttavia si accredita, specie quando é all'opposizione, di una capacità di cambiamento radicale che non possiede. Così facendo aggrava la crisi delle istituzioni, alle quali vengono attribuite responsabilità che non sono in grado di onorare. Non da sole in ogni caso. A livello nazionale perché non ne hanno la forza, negli organismi sovranazionali perché gli Stati impediscono di esercitarla. Ci voleva Emma Bonino al Lingotto per ricordare a tutti che gli egoismi nazionali e non la burocrazia sono i veri responsabili della crisi dell'Europa. Renzi, che é un convinto europeista con qualche concessione di troppo alla retorica contro Bruxelles, farebbe bene a precisare qual'é il concetto di nazione che vuole veder rivalutato a sinistra. É una materia che va maneggiata con la stessa cautela di un candelotto di dinamite.

ù"Chiediamoci, scriveva Galbraith, se la soppressione dell'identità nazionale sia proprio da deplorarsi.

La rivendicazione di tale identità nella prima metà del secolo scorso ha portato milioni di persone a morire in due guerre europee micidiali che hanno prodotto 15 e 50 milioni di morti".

Bisognerà parlarne a fondo, visto il rilievo politico che hanno assunto concetti ambivalenti come identità, nazione e sovranità.

Che assumono un valore positivo solo a condizione di non essere assolutizzati. In un mondo interattivo, ricco di relazioni, dove tutto é molteplice, a partire dell'identità di ogni individuo.

Che può ben sentirsi, contemporaneamente, ravennate, italiano, europeo e cittadino del mondo.


Oltre che di sinistra, laico, cristiano, laureato e, perché no, milanista. Senza privilegiare alcuna di queste appartenenze, senza sentirsi conteso tra esse.

Perché é il loro insieme che lo fa essere quello che è.
Oggi, perché domani potrebbe essere già diverso. Finché morte non ci separi.
Si, bisognerà parlare a fondo di come la politica può governare le contraddizioni della società planetaria scongiurando questo gioco al massacro nel quale, alla fine, nessuno sopravviverà.

Col rischio che la fiumana trascini via anche la democrazia che conosciamo. Per questo é importante essere rigorosi nell'analisi e onesti nella prospettazione dei rimedi possibili. L'antidoto alla paura non é l'ottimismo ma la credibilità degli uomini e delle idee.

L'epoca della nostra instabilità é solo all'inizio. La crisi finanziaria l'ha dilatata, i due fenomeni si sono intrecciati, ma farli coincidere é un errore.

Le cause dell'instabilità sono più ampie e profonde. Per affrontarle bisogna ricorrere alla categoria dell'interdipendenza. Dal 2008 su cento dollari di PIL i Paesi dell'area del Pacifico ne producono 60. L'Europa un po' più di 20. L'Italia non so.

Abbiamo un debito che tiranneggia le nostre scelte. Quei soldi non sono finiti solo in tasca a politici corrotti. Per decenni il nostro Paese ha prodotto e redistribuito ricchezza. Non senza consenso.

Pensioni, salari, sanità, trasporti, trasferimenti alle imprese. Assistenzialismo anche. Se non possiamo avere sviluppo dateci almeno l'assistenza, chiedevano i disoccupati di Napoli a Maurizio Valenzi, unico grande sindaco della città partenopea.

Non tutto é clientela, anche se la linea di separazione é sottile. Cos'altro é, del resto, il reddito di cittadinanza se non una risposta assistenziale a una situazione di disagio con un occhio, anzi tutti e due, attento al consenso elettorale pagato con soldi pubblici? Il passato non è tutto sbagliato, come ama credere l'ineffabile Orfini.

Con un piccolo sforzo si può pensare che quel che si è fatto quando l'Italia cresceva a due cifre alimentando una dinamica dei salari e delle pensioni che sosteneva i consumi, non sia immediatamente riproducibile in un contesto competitivo aspro nel quale il nostro sviluppo si é progressivamente insabbiato. Il processo di accumulazione che ha sorretto il welfare era costruito sulle fondamenta di grandi imprese pubbliche e private che sono state il motore dell'innovazione, su una volontà di emancipazione sociale mai abbastanza rimpianta e su sacrifici che questa generazione dall' incerto futuro, come già la mia, non conosce né é ansiosa di sperimentare.

Oggi siamo un Paese ricco di poveri e povero del resto, di istruzione, di infrastrutture, di uno stato moderno, di una giustizia efficiente, di imprese forti, innovative, competitive.

Un evasione fiscale mostruosa sottrae alla comunità risorse essenziali, senza che faccia più scandalo di una Panda parcheggiata incautamente. Come le mani sul Paese della malavita organizzata, che dovrebbe preoccuparci di più dell'arrivo di profughi che, distribuiti fra tutti, sarebbero niente. Non é per colpa dei migranti che non si investe più in Italia.

E non é con le chiacchiere che torneremo a produrre ricchezza per avere lavoro, protezione sociale e pensioni decenti senza scatenare guerre tra padri e figli. Il Governatore De Luca ha detto che servono idee nuove e ha proposto l'assunzione straordinaria di 500.000 giovani nella pubblica amministrazione al sud. I grillini fanno proposte ancora più insensate. Il " genio italiano", di cui stiamo evidentemente esaurendo le scorte, non basterà a trarci d'impaccio. Ci vuole un progetto forte e innovativo che smuova le ruote del carro dal pantano.

E la pazienza di aspettarne i frutti. É un processo che richiede grande sensibilità sociale perché ha un costo in termini di consenso. Specie in una società corporativa come la nostra, più incline al cambiamento declamato che a quello praticato. Schröder fu punito per aver cambiato il mercato del lavoro in Germania ma la sua riforma ha giovato ai tedeschi. Renzi ha sbagliato tante cose ma su un punto ha ragione: sembra a volte che il rimpianto del mondo che c'era prevalga sulla voglia di cambiarlo. Lui quella c'è l'ha messa. Anche se i modi, la direzione e i risultati sono discutibili. Il Lingotto non ha proposto novità. Quel che é certo é che la vocazione maggioritaria è stata disintegrata dagli eventi e dal proporzionale. Se Renzi ha filo robusto per tessere una strategia convincente lo usi, senza perdersi dietro i suoi fantasmi.

Lasci stare la parola compagno, che sulle sue labbra suona stonata, e le figure retoriche dei reduci e degli eredi. Lasci che i nostalgici coltivino la nostalgia, che é un sentimento dolce. Custodito nel cuore di milioni di persone che nell'Ulivo hanno creduto davvero. E non ne hanno riconosciuto l'anima nel suo Governo. Senza per questo dover essere accomunati a D'Alema. Lasci le polemiche astiose a chi non comprende l'urgenza del momento. Chi se ne é andato non è un vigliacco e chi è rimasto non é un eroe. Gli eroi non fanno i presidenti di Regione come la Serracchiani e Chiamparino. Ereditare non é un merito. Anche Lapo Elkan é l'erede di una famiglia con una storia importante. Poi bisogna dimostrare di esserne all'altezza.

Guido Tampieri

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