giovedì 13 aprile 2017

Da non perdere

Nel centenario, mostra su Olindo Guerrini alla Biblioteca Classense
Valeria Giordani



Erede della tradizione 35ennale della cooperativa culturale ‘”S.Alberto, un paese vuole conoscersi”, l’Associazione “Amici di Olindo Guerrini” ha condotto un anno di iniziative (oltre 50) per la celebrazione del centenario della morte dello scrittore, che fu un intellettuale originalissimo e una figura emblematica del suo tempo.

Le iniziative culminano con la mostra “S’avi’ pazènzia d’lezar ste librett”, alla Manica Lunga della Biblioteca Classense fino al 6 maggio. Il principale poeta in dialetto romagnolo scrisse sonetti pungenti e spassosi, disegnò con pochi versi scene che restano come ‘spaccati’ efficacissimi della società e della passione romagnola, e rischia di essere più conosciuto come Lorenzo Stecchetti (uno dei suoi pseudonimi, per sonetti spesso molto irriverenti) che nella poliedricità della sua figura di intellettuale.

“All’apice del centenario, possiamo affermare che quel rischio è fugato, proprio per la mostra e le iniziative, che ne hanno esplorato e valorizzato tutti i suoi profili- racconta Paolo Belletti, presidente dell’Associazione “Amici di Olindo Guerrini di S. Alberto” che ha promosso il programma di celebrazioni- Abbiamo voluto attrarre l’attenzione sull’eclettismo dell’ingegno di un protagonista della scena culturale italiana tra ‘800 e ‘900; vicino a Giosuè Carducci, Corrado Ricci, Luigi Rava, Pellegrino Artusi”.

Di Olindo Guerrini, oltre agli sberleffi poetici, rallegra l’entusiasmo per la bicicletta, condiviso con altri illustri romagnoli del tempo. Il velocipede suscitò nel letterato “l’ebbrezza della velocità, della libertà, della salute, della gioventù rinata”. Possono far sorridere oggi affermazioni come “Perché scrivere dei versi? Questa è poesia bella, sana, santa” oppure “la bicicletta è il cavallo della libertà: con lei ci fermiamo dove ci pare, forte, piano, a destra, a sinistra, come detta la libertà e il capriccio”. “Us capess cosa c’lè la liberté”.

Guerrini coglieva quindi l’aspetto sportivo e socializzante della bicicletta (“…il piacere, direi quasi la voluttà della vita libera, piena, goduta all’aperto, nelle promesse dell’alba, nel trionfo dei meriggi, nella pace dei tramonti, correndo allegri, faticando concordi, sani, contenti”) ma soprattutto coglieva quel senso di libertà del movimento che ha poi contraddistinto il costume del secolo successivo.


Oggi la navigazione è diventata globale e virtuale, ma allora conquistare lo spazio e il movimento, conquistare la libertà e la possibilità del viaggio, innanzitutto e inizialmente nella natura e nella geografia circostante, con il solo sforzo individuale su una ‘macchina’ forte e leggera, era una conquista sociale che poteva rivoluzionare la vita di tutti, che moltiplicava il potere della volontà e del desiderio di conoscenza.

“Par istruis bsogna viazzé!” .
(citazioni dal catalogo della mostra)

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