sabato 29 aprile 2017

Immagini di sport lughese di "qualche" anno fa

1946 Il ruolo degli enti di promozione nella rinascita dello sport lughese
di Ivan Rossi



L’Italia che, al pari di Germania e Giappone era uscita perdente dal conflitto mondiale, con il ritorno alla libertà e la nascita della Repubblica, doveva ricostruire assieme all’organizzazione sociale ed economica anche quella sportiva.




Il nostro Paese poteva contare sulle grandi imprese di personaggi come Coppi e Bartali, ma le attività di base stentavano a ripartire. Mentre il Coni e le Federazioni cercavano di riorganizzare i propri ranghi, fu decisivo, almeno nella prima fase, il ruolo svolto dagli enti di promozione e dalle parrocchie, grazie alla loro capacità di coinvolgimento dei giovani.

Dopo il referendum del 1946 che vide prevalere la Repubblica sulla Monarchia, l’Italia si diede una nuova Costituzione (entrata in vigore il primo gennaio del 1948) che, pur non contemplando articoli specifici sullo sport, conteneva e ancora oggi contiene vari riferimenti a partire da quello presente nell’articolo 2: La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità [...].

Durante la guerra fredda, che durerà fino ai primi anni novanta quando, oltre al muro di Berlino, si dissolsero tutti i regimi dei paesi dell’est europeo, lo sport aveva dovuto adeguarsi troppo spesso alle divisioni politiche e le stesse Olimpiadi non restarono immuni, come dimostrato, da episodi di boicottaggio.

A Lugo con gli effetti tragici della guerra ancora ben presenti (durante il conflitto nella sola città i morti furono un centinaio), nella mente delle persone e tra le macerie provocate dai bombardamenti, la ripresa delle attività sportive non era certamente una priorità. Grande era la voglia di riscatto da parte della popolazione, ma c’erano indubbiamente cose più urgenti cui pensare.

Con il ritorno a condizioni di vita accettabili, tornarono protagonisti gli enti di promozione sportiva. La prima organizzazione a muovere passi concreti fu il Centro Sportivo Italiano che, grazie all’impegno dell’espertissimo Emilio Ravaglia, costituì una sezione territoriale dell’ente nazionale. Sorto nel 1944, stimolato dall’Azione Cattolica, il CSI riprese l’esperienza maturata fin dal 1906 dalla F.A.S.C.I. (Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiane) che ebbe tra le prime società aderenti la Salus Lugo. Come tutte le organizzazioni democratiche anche la F.A.S.C.I. durante il periodo fascista (1927) era stata sciolta.

Accanto al CSI operava la Libertas, ente di chiara origine politica (Democrazia Cristiana) e spesso le loro attività avvenivano in simbiosi, tanto che in discipline come l’atletica, gli atleti erano gli stessi e, in buona parte, tesserati anche alla Federazione. 


Un ruolo importante per alcuni anni l’avrà anche l‘Endas (Partito Repubblicano) attraverso la Polisportiva Edera, impegnata in modo particolare nel ciclismo e nelle scherma e per mantenere attiva una squadra di tamburello (la formazione di Tamburello del 1946: Giovanni Bucchi, Guido Zauli, Girolamo Longhi, Leone Baroni, Luigi Gasparoni, Pietro Buldrini, Pirazzini e Minzi). 

Ancora assente nel panorama locale la UISP, legata ai partiti della sinistra, che tuttavia salirà prepotentemente alla ribalta dagli anni ’70 in poi. Presente in città anche l’AICS, in modo particolare dopo l’apertura della piscina comunale.

Ivan Rossi
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