mercoledì 12 aprile 2017

Omelia del vescovo Tommaso Ghirelli nella Domenica delle Palme

Nella Cattedrale di Imola


Con la celebrazione della passione del Signore, siamo giunti al cuore della realtà, siamo all’epilogo del dramma della storia.


Tutto è ormai pronto perché la vittoria della vita sulla morte si manifesti. Ma noi restiamo sgomenti e paralizzati. Prima di implorare il Signore, perché ci sblocchi interiormente, ci apra gli occhi sul senso di ciò che sta accadendo nel mondo intorno a noi e dentro di noi, sostiamo per qualche momento sul racconto evangelico. 

Siamo entrati nel dramma della Passione non per restare spettatori, ma per condividerla come discepoli e ministri, strumenti della sua attualità. In qualche modo, Cristo continua a patire e morire nei suoi discepoli, così come in loro e attraverso di loro risorge. Egli si rende contemporaneo di ogni uomo, si coinvolge in ogni vicenda umana, sollecitandoci a riconoscerlo e a seguirlo pur senza nascondere la nostra debolezza – anzi, aiutandoci seriamente a fare i conti con essa.

La celebrazione di oggi è iniziata con la lettura del brano evangelico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, seguita dalla breve processione verso l’altare, segno di un popolo che condivide il cammino del Cristo verso la gloria, accettando di farsi obbediente fino alla morte più infamante, la morte in croce. 

Ai giovani – qui rappresentati in particolare dai nostri seminaristi – è stato riservato un ruolo speciale, nella processione: il ruolo dell’acclamazione festosa. Nella Chiesa, nel mondo di oggi, i giovani sono i protagonisti eminenti – anche se non unici – del riconoscimento della signoria di Gesù. E’ giusto e doveroso che si facciano sentire, che vengano ascoltati e impegnati. Per questo, il prossimo sinodo dei vescovi – del quale è già in corso la preparazione attraverso una consultazione molto ampia - tratterà di loro in relazione al cammino di fede e al discernimento vocazionale. 

Ne usciranno indicazioni per la vita della Chiesa, preziose anche per la società civile: i giovani sono portatori di un dono particolare, che ha a che fare con la realizzazione e la salvezza di tutti. Proprio con il loro bisogno di essere educati e non lasciati a se stessi, spingono in avanti la comunità, sollecitano atti di speranza, inquietano le coscienze.

Il racconto particolareggiato della Passione richiede uno sforzo di sintesi, per non rimanere frastornati dall’accavallarsi degli eventi, dal tumulto dei sentimenti, dallo smarrimento di fronte alla catastrofe. 

La possiamo formulare così: la vita vince mediante la morte. E’ Gesù, con la sua padronanza degli eventi, con la sua docilità nel rapporto con il Padre, che occupa la scena della storia. I bambini e i martiri che muoiono innocenti, le vittime dell’ingiustizia che rinunciano alla vendetta e non rispondono alla violenza con la violenza, pur senza cedere alla rassegnazione, Pur senza lasciarsi tappare la bocca, rappresentano la contemporaneità della Passione, rendono Cristo presente nel nostro tempo. 

Siamo tutti chiamati a solidarizzare con lui attraverso di loro, senza riguardo per la nostra incolumità e fidandoci totalmente. “La vita vince sempre”, è il motto cha guidato la ricostruzione dopo il terremoto a Carpi, la città che domenica scorsa ha ricevuto la visita del Papa. Riscopriamo in questo momento e imprimiamo dentro di noi soprattutto le parole di Gesù: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39).

Il modo di comportarsi di Gesù durante il processo e la crocifissione dice da sé il modo di essere di Dio, senza bisogno di spiegazioni. A Lui resta l’ultima parola, mentre le pietre, tremando e spezzandosi, lanciano il grido della natura, del creato. A noi il compito di raccogliere questo grido. Come recita un’antifona: “O morte, sarò la tua morte; inferno, sarò la tua rovina”(Vespri del sabato santo).

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