mercoledì 3 maggio 2017

Festa di san Giuseppe artigiano

L'omelia del Vescovo mons. Tommaso Ghirelli



La nostra riflessione, in questa giornata festiva da non ridurre a pura vacanza, prende l’avvio dal messaggio composto per l’occasione dai vescovi italiani. È necessario infatti esaminare anzitutto la situazione del Paese alla luce della Parola di Dio, oltre che del buon senso e delle varie opinioni.

Ciò che preoccupa la comunità cristiana è il fatto che il lavoro viene effettivamente messo ai margini, lasciando campo libero alle speculazioni finanziarie, mentre dovrebbe essere a tutti noto che la finanza - come del resto l’insieme dei beni strumentali o capitale - è di per sé a servizio dell’attività umana. 


Se il lavoro non è più centrale nella vita sociale, ne consegue che non è più centrale neppure l’uomo. In passato, nella fase dell’industrializzazione, si correva il pericolo che le macchine inventate dall’uomo finissero per asservirlo ai loro ritmi; ora si rischia anche che la finanza sostituisca la politica. 

Separando i profitti dalla giusta remunerazione del lavoro, si perde inevitabilmente la percezione del valore del denaro, si cade nel consumismo, si rinuncia a perseguire l’equilibrio sociale. I giovani sono i primi a risentirne: da una parte, non vengono più orientati e preparati al lavoro, dall’altra, non viene più valorizzata la loro energia e creatività. Lo stesso sistema scolastico, perdendo contatto con il mondo del lavoro, rischia di avvitarsi su se stesso, cadendo nell’intellettualismo e causando abbandoni frustranti.

«La soluzione dei problemi economici e occupazionali - affermano i vescovi italiani - non può venire raggiunta senza una conversione spirituale, che permetta di tornare ad apprezzare l’integralità dell’esperienza lavorativa». 

In effetti, sia l’attività umana sia in particolare l’uso del denaro hanno a che fare con Dio. «Nessuno può servire a due padroni», ci ha detto Gesù. «O odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona» (Mt 6,24). Se non si vuole vivere da schiavi, occorre tornare a Dio: non soltanto dedicargli un po’ di tempo la domenica, astenendosi dalle attività commerciali, ma mettere il denaro, le risorse finanziarie e tutte le doti dell’ingegno a servizio del benessere integrale del genere umano.

Se manca il coraggio di affermare con i gesti e le parole che “Solo Dio è Dio” (cfr 1Re 18,39), si finisce nell’idolatria del denaro, con la conseguenza che tanto la democrazia economica quanto la democrazia politica si riducono di fatto, fino ad esaurirsi. È dunque sempre più urgente reagire allo strapotere dei “signori della finanza mondiale”. 

Nella storia della salvezza, troviamo dei precedenti che inducono alla speranza e, concretamente, al dovere di invocare l’intervento di Dio, perché da soli non riusciamo a invertire, con il rapporto di forze, le prospettive dell’impegno sociale. Un esempio, illustre è quello del profeta Elia che, rimasto solo come rappresentante del vero Dio, sfidò i profeti del falso dio Baal e fece scendere sull’olocausto il fuoco dal cielo come segno di riconsacrazione del popolo al suo salvatore.

Cari amici, in questo momento scopriamo di essere stati convocati qui per compiere, in unione con Gesù Cristo, solidale con i lavoratori di tutti i tempi e di tutti i luoghi, l’offerta perfetta, profetizzata da Elia e, facendo scendere sul mondo del lavoro la benedizione divina, sgominare le organizzazioni idolatriche. Gesù di Nazaret non è un grande pioniere sociale e riformatore religioso: è il Signore, è il Vivente, al quale è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 

Merita quindi che lo seguiamo in tutto, mettendo al suo servizio ogni nostra risorsa e riconducendo a lui ogni sano sforzo di cambiamento sociale. Ci confortano in questo orientamento le parole di san Paolo, proclamate nella prima lettura: «Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che, quale ricompensa, riceverete dal Signore l’eredità.

Mons Tommnaso Ghirelli

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