venerdì 5 maggio 2017

"Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Gli sminatori
di Giacomo Casadio

Un’attività estremamente pericolosa era quella dello sminatore.
La campagna era ancora piena di residuati bellici e di bombe inesplose che dovevano essere disinnescate e rese innocue. Venne informata la popolazione che la raccolta dei proiettili inesplosi veniva fatta dalla Sesta Legione di Rastrellamento di Ravenna.







L’area in cui veniva svolto il lavoro si trovava fuori dell’abitato lughese, probabilmente accanto allo scolo Arginello, il più vicino al Senio e ai cruenti combattimenti. I tedeschi avevano ricoperto il territorio di mine per ritardare l’avanzata alleata e gli aerei attaccanti rilasciavano centinaia di bombe che a volte non esplodevano. Molte di esse infatti sono state ritrovate decenni dopo e fatte brillare dagli artificieri.



Il lavoro era difficile e pericoloso e a volte capitava qualche tragico incidente. 



Il territorio era pieno di resti di automobili, carri armati, camion, cingolati e jeep che vennero smontate, private di ogni parte utile e perfino adattate agli usi agricoli. Era enorme la quantità di ferro che si poteva ricavare dai residuati.





I mezzi abbandonati dai tedeschi potevano essere raccolti senza problemi mentre tutti i materiali dell’esercito vincitore dovevano essere richiesti alle autorità e addirittura comprati. Alcune ditte furono leste a raccogliere qualsiasi residuo metallico e fecero davvero fortuna, alimentando un mercato che tuttora è floridissimo.

C’è chi ancor oggi percorre in lungo e in largo le montagne e le campagne romagnole munito di metal detector efficientissimi alla ricerca di qualunque residuato che possa essere ripulito e venduto nei mercatini specializzati in tutta Europa. 





Giacomo Casadio

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