venerdì 19 maggio 2017

"Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Il circo
Di Giacomo Casadio

L’arrivo del circo in un luogo è sempre stato un momento di grande curiosità e interesse. Quando si muoveva una carovana fatta di molti automezzi e composta spesso da gabbie di animali provenienti da luoghi lontani e mai visti a pochi metri di distanza, se non allo zoo, generava un meraviglioso senso di libertà e di fascino romantico.




Il tempo del circo fu ricco e produttivo dopo la fine della guerra e in città ne arrivarono molti, anche famosi.

Oggi parliamo del circo Jarz che forniva forti attrazioni internazionali e un moderno impianto. Siamo nel 1950.


Il capostipite fu Giuseppe che alla fine del 1800 venne ingaggiato come inserviente al circo Zavatta ed in seguito in quello di Aristide Togni, dove decise di intraprendere la carriera di artista.



Gli Jarz diressero un proprio valido complesso, poi misero a frutto le tecniche del trapezio volante apprese dai Togni, di cui furono grandi esecutori per tutti gli anni ‘70. Una certa Ketty fu l’unica donna italiana ad avere mai eseguito il triplo salto mortale.




Avevano animali esotici e li mostravano al pubblico anche in piazza.

Il domatore portò in giro un leone per la città, legato ad una catena, senza spaventare più di tanto i curiosi di piazza Baracca. Chi aveva passato cinque anni di guerra non poteva temere un piccolo leone! Il successo fu grande, come riporta la Vedetta, con “i lazzi dei clowns, con il colossale e ubbidiente elefante Tabù, con i Diavoli Volanti, autentici assi del trapezio.”

Durante la notte vide la luce un piccolo dromedario che fu chiamato Tripoli.








L’impegno degli artisti era notevole, pur con esercizi che spesso si vedevano nei circhi ambulanti che giravano la provincia.

La vita non era certamente facile per acrobati, contorsionisti, clowns, domatori e saltimbanchi che dovevano sbarcare il lunario in tempi difficili e con famiglie che avevano poco da spendere.

Tuttavia il richiamo era forte in una società dove le tradizioni occupavano ancora un posto di rilievo e in cui la passione per lo spettacolo circense era un’attrazione formidabile coi suoi colori, i suoni, l’odore della segatura stesa per terra, con gli animali in gabbia, con i brividi per esercizi senza rete di sicurezza e per la simpatia dei pagliacci che facevano ridere noi bambini.


Giacomo Casadio

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