venerdì 26 maggio 2017

"Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Luoghi nascosti
di Giacomo Casadio

Lugo nel dopoguerra era una città da modernizzare e anche da ricostruire dopo i disastri bellici. Molti luoghi si trovavano in pessime condizioni architettoniche e necessitavano di pesanti e urgenti interventi. Altri avevano ancora le atmosfere d’epoca e Paolo Guerra non manca di trasferirne le immagini sulla pellicola.






I frati Cappuccini posano la prima pietra della nuova chiesa che risorgerà sullo stesso luogo dopo i bombardamenti alleati.


La chiesetta di Croce Coperta fu risparmiata dalla guerra e ci restituì delle splendide pitture murali che la Cassa di Risparmio molti anni dopo ha fatto restaurare e occasionalmente si possono visitare grazie alle giornate del FAI. Il luogo appare disabitato ma oggi è occupato da una piccola comunità abitativa e lavorativa con strade dai nobili nomi: Visconti, Sforza, Estensi, Belgioioso, Guidi.


Il Ponte delle Lavandaie aveva un secondo parapetto che poi è stato abbattuto. La dolcezza e serenità del posto sono note a tutti i lughesi che hanno visto in foto d’epoca le lavandaie fare bucato con molta fatica per sè e per le famiglie abbienti.
Dal ponte si poteva vedere qualcos’altro nel 1946....
Mai si era avuta un’opportunità come quella di navigare il canale. Solo Paolo Guerra era riuscito ad immortalarla !!




Il ragazzo sulla bici da corsa scivola sui sassi ben piantati nel vicolo Savonarola, di fronte alla trattoria di Chilone.
Dice Corrado Contoli nella sua Guida alla veritiera cucina romagnola:

Lugo ci accoglie con i famosi cappelletti di Chilone, vecchia trattoria cara ai nostri padri. Cotti in ottimo brodo o asciutti con i tartufi, potremo convincerci che la loro fama non è superiore al loro merito. Arrosti e selvaggine vi trovano un eccellente impiego.”

Di lui parla anche Guido Piovene in Viaggio in Italia:

Il mercato che ebbe origine in una colonia ebraica, riempie il mercoledi tutte le piazze e offre ogni specie di merce. Si dice che a Lugo una coppia di sposi può sposarsi e metter su casa in una sola mattinata. Ma la stranezza non è qui. Lugo vanta tradizioni atletiche, è famosa anche per le prove di forza. Il padrone della trattoria in cui mi fermo per mangiare ha un nome di gladiatore romano, Chilone, e si lagna con me di essere il più piccolo della famiglia. E’ alto uno e novanta. Cucina squisite beccacce; e invece tiene in gabbia una cinciallegra, oltre ad un usignuolo, entrambi, a sentirlo, rarissimi. Da queste parti tutti aspirano ad essere un caso tipico e a possedere un esemplare unico. Dovunque, tra signori e popolo, si scorgono a Lugo volti rinascimentali, di stampo malatestiano, volti di medaglia dal naso grande, sottile, uncinato.”

Su Chilone troviamo anche storie piuttosto “ruspanti”.

Durante la permanenza per girare il film “Boccaccio 70”, Sofia Loren espresse il desiderio di andare a cena in una trattoria romagnola.  In quegli anni a Lugo era giustamente famosa quella di Chilone, personaggio originale oltre che cuoco rinomato. La sala per i clienti riprendeva nel decoro le sale da pranzo della buona borghesia, ma i “servizi” possiamo immaginare fossero quelli delle case coloniche. Infatti quando l’attrice chiese di  andare in un “servizio” a fare “pipì” e di ritorno espresse vibrate proteste per averlo trovato in uno stato, per lei, indecente, il romagnolaccio Chilone così si espresse: «.. éla avnuda per magnè o par piscè?» (è venuta per mangiare o per fare pipì?).

La storia di Chilone si concluse a ottantacinque anni quando si gettò nel vuoto dal carcere dove stava scontando una lunga pena per l’omicidio della moglie in un lampo di follia.



 Giacomo Casadio

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