giovedì 4 maggio 2017

Grazie


Riceviamo da Matteo Renzi e pubblichiamo




Vorrei inviarvi un grazie non scontato, un grazie fatto di umiltà e responsabilità come ho detto dalla terrazza del Nazareno Domenica scorsa dopo la vittoria delle primarie 2017.

Mi piacerebbe che fosse un grazie personalizzato a chi ha montato un gazebo, saltato il ponte per organizzare le primarie, rinviato una partenza per dare la propria preferenza, accompagnato l'anziana mamma al seggio. E a quei sedicenni che hanno votato per la prima volta (con mio figlio che mi ha detto: "Ma non si potevano fare le primarie quindici giorni dopo che votavo anch'io?"). Grazie: avete smentito tutte le previsioni catastrofiche e avete smontato tutte le polemiche.

La politica è passione, relazione umana, sangue. Non bastano gli editoriali e gli algoritmi: ci vogliono le persone, con le loro storie, con la loro forza.
Il vero modo di bloccare il populismo è coinvolgere il popolo.

Il bagno di partecipazione delle primarie è la vera risposta ai signori dei salotti che immaginano di poter determinare la storia tenendo a debita distanza il consenso.
Noi siamo quelli che credono nella democrazia. E credono che la politica abbia bisogno di più confronto democratico. Per questo non ci stancheremo di proporre più democrazia, a cominciare dall'Europa. Dove proporremo di rilanciare le primarie nel Partito Socialista Europeo.

C'è però un aspetto umano che vorrei condividere con voi. Non basta avere discusso per mesi di mozioni, se poi non si condividono anche le emozioni. E io prima di conoscere i risultati, mentre scendevo a Roma in treno, ho scritto su Facebook questo pensiero:

Prima di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la sconfitta referendaria.

Rifarei domattina quella battaglia. Una battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto oggi di cinque mesi fa che l'Italia avesse bisogno della svolta istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata diversamente oggi l'Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo. E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi, a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c'ero entrato: libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile romantico ma io mi emoziono a cantare l'Inno di Mameli e provo un brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.

Dopo anni di impegno totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio futuro.
Sono stato circondato dall'affetto, dalla cura, dall'esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile l'idea del futuro, simili i valori, simile l'attaccamento all'Italia. E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.

Debbo molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo "Ho fatto in tempo ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me".
E allora ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli.

Dal profondo nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all'ombra dalle vele di Scampia.

E insieme alle persone che condividono questo sogno splendido di mandare avanti l'Italia, senza lasciarla nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora il Liga faremo in tempo "ad avere un futuro che fosse molto più grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci sei anche te".

Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo dei social e dell'intelligenza artificiale, non c'è niente che valga più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto, accompagnato da un'ondata straordinaria di umanità. Restituire questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.

Domenica 7 maggio l'Assemblea Nazionale ufficialmente darà il via al mandato 2017-2021 della nuova segreteria. In quella sede illustrerò le mie proposte di lavoro ai mille delegati. Umiltà e responsabilità significa che c'è un grande lavoro da fare e con Maurizio Martina lo faremo volentieri. Lo faremo con l'impegno e la passione che ci riconoscono anche i nostri avversari. Lo faremo insieme a voi.

Un sorriso Matteo
matteo@matteorenzi.it
blog.matteorenzi.it,

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