martedì 30 maggio 2017

Un libro accende il ‘focus’ sul ‘Nilo della Romagna’

Il Lamone, un fiume fra storia e genti
di Valeria Giordani

Là dove nasce il Lamone, la cascata delle streghe
Se un tempo i fiumi erano percepiti anche come divinità pagana, il Lamone, ‘spina dorsale’ (seppure liquida) del territorio, merita tutta questa considerazione. Un libro ‘Il Lamone, un fiume tra storia e genti’, SBC edizioni, è stato presentato nella bella sede (ex opificio recuperato) dell’Archivio del Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale, in via Manfredi a Lugo.

La settimana nazionale della Bonifica, in cui il Consorzio ha aperto le porte degli impianti e condotto visite guidate e occasioni di incontro, ha compreso questa presentazione, in un incontro pubblico vivace, che una volta di più ha mostrato una diffusa sensibilità alla storia, una capacità di appassionarsi al territorio e all’identità, che trova risposta nel volume, scritto da Pietro Barberini e Osiride Guerrini, con una lettura di grande suggestione.

A partire dalle origini del fiume e nel nome, che risale fino al’Anemo o Amone (un tempio a Giove Ammone con testa di capro sorgeva là dove è stata costruita la Pieve di S. Giovanni in Ottavo a Brisighella); o forse viene dall’estrusco Lamna (pantano, stagno, palude). Ma tra gli appellativi spicca quello di ‘Nilo della Romagna’, per le abbondanti piene fertilizzanti.; ma dalle nostre pati si è chiamato anche Teguriense (a Godo) e Raffanara ( a Russi), Fantino ( Faentino, nell’antico percorso tra Faenza e Russi.

Scopriamo il Lamone come fiume importantissimo nella strutturazione del territorio, ma anche nelle trasformazioni e sviluppo delle attività, economie, popoli, da esso toccati. Se si pensa ( citando suggestioni del tutto a memoria, a casaccio) alla rcichezza di fonti sulle sue rive a Crespino, se si pensa alla specificità del castagno a Marradi; che tocca il borgo incantato di Brisighella.



Se si pensa che, attraversando la Vena del Gesso della collina faentina, raccoglie quei materiali che andranno pochi km oltre a fabbricare la ceramica, e con essa tutta una identità (Leonardo Da Vinci scriveva nel 1500, esplorando questi territori, che quella faentina “è tutta terra da far boccali”); e che gli stessi materiali, depositati sul fondo, determineranno più avanti un fondo meno permeabile quindi esposto alle piene; che piene e alluvioni fertilizzano, e sviluppano l’agricoltura, che determinano tipicità e civiltà (palustre a Villanova di Bagnacavallo); che sulle sue rive qui presso nasceva la figura del Passatore; con un salto da una attività all’altra, che in queste acque si è allenata una olimpionica di canoa, Sefi Idem; che le caratteristiche del fiume hanno provocato attività di ingegneria idraulica e bonifica fino ai giorni nostri, perché il fiume non sfociava direttamente al mare ma depositava materiali e argille raccolti nel suo corso una zona che diventava via via terraferma, poi finiva a confondersi progressivamente con l’acqua del mare; così creando il sito su cui è sorta, su affioramenti sabbiosi e palafitte, la città di Ravenna ‘precorritrice’ di Venezia...

Già gli Etruschi sul colle Persolino hanno lasciato tracce di ingegneria idraulica; i Romani deviarono il Lamone verso Russi, per difendere Faenza dalle alluvioni, e il nuovo corso determinò la stabilizzazione e colonizzazione del territorio; poi le Pievi (antico presidio che andava a organizzare socialmente il territorio) si diffondono proprio nella Valle del Lamone. Il Medioevo vide una vera e propria guerra all’albero, alla foresta e alla palude, per bonificare e conquistare terraferma coltivabile; nel XVI secolo comincia la regimazione delle acque e nascono le Cogregazioni di governo delle acque, quell’opera ‘silenziosa e costante’ che tuttora governa lo scorrimento delle acque al mare; la Bonificazione Gregoriana consegna terre ai signori ravennati Rasponi, Lovatelli, Guiccioli, con le grandi bonifiche cinquecentesche e l’impiego di manodopera di migliaia di uomini. 


Poi, all’inizio dell’800, le invasioni del Lamone portarono a un nuovo ciclo di opere di risistemazione idraulica.

Il fiume era anche un confine, e il Lamone fu confine tra due Legazioni, la Pontificia e quella Estense. Ugualmente, camminare per Lugo è un’altra cosa se non si sa che le vie Matteotti e Mazzini sono esattamente parallele alla via Emilia, seguendo una mappatura del territorio impressa dalla Centuriazione romana.

Lo scorrere del Lamone nei secoli ha lasciato manufatti, mulini, fornaci, torri, cascate, costruzione e trasformazioni del territorio e delle economie, e poi viaggi e scambi, la ‘Via di Dante’ da Firenze, la Ferrovia faentina (tuttora tra le più suggestive e costruite con l’ingrediente della Bellezza), che scorre adiacente al Lamone, e perfino un’influenza nell’arte romagnola, data la comodità degli studenti a raggiungere Firenze da Faenza (piuttosto che più disagevoli sedi di studio dell’arte) e studiare e seguire l’insegnamento dei Macchiaioli tra ‘800 e ‘900. Anche il patrimonio artistico romagnolo deve molto al Lamone.

Più umilmente, ha raccontato Giuseppe Masetti come, occupandosi di Villanova di Bagnacavallo, ha incontrato una curiosità: era d’uso, a Villanova, andare a celebrare e poi fotografare qualsiasi evento, da quello pubblico alla festa, al matrimonio, sul fiume. Questo, sia per l’umiltà degli sfondi disponibili, ma anche rispondendo a d una forse inconscia, forse atavica, ma generale, percezione della solennità del riferimento.

A proposito di Dante, la prefazione del libro (di Lanfranco Gualtieri e Antonio Patuelli) riporta proprio “Risulta quanto mai attuale la valorizzazione del Treno di Dante, in parte potenziato tra Faenza e Firenze, ma che, in vista del settimo centenario della morte del Sommo Poeta, può rappresentare un veicolo di ulteriore attrazione: un treno che rispetta la solennità del paesaggio, dove le acque sono protagoniste in angoli suggestivi attraversati dal fiume”; citazione che farà piacere a Lugo, dove c’è una tradizione turistica verso l’asse della Ferrovia Faentina.

Raccontato con notevole capacità interdisciplinare (il libro comprende anche una parte gastronomica -autore Riccardo Castaldi, villa novese- dedicata alle tipicità che si succedono, spesso prendendo la materia prima proprio dalle erbe delle rive e le produzioni locali) da Casaglia, già Toscana, dove il fiume nasce, fino all’Adriatico, a Casalborsetti, il fiume appare come elemento dinamico, quasi con una vita e ‘personalità’ propria, succedersi continuo, nei tempi e nella geografia, di crocevia di una quantità di storie, e di potenzialità culturali e turistiche.



Il treno di Dante a Crespino, a fianco del Lamone e della strada
Valeria Giordani
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