mercoledì 10 maggio 2017

Una settimana di ‘open day’ per il Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale

Riceviamo da Valeria Giordani e pubblichiamo


Un titolo efficace per la settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione, promossa dall’Associazione nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio ed acque, che punta nella Bassa Romagna sul Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale, con sede in piazza Savonarola. Il titolo è infatti ‘Acqua, identità e futuro dei territori’.

L’acqua

Simbolo di vita molto più sentito dello stesso Sole in molte popolazioni del Pianeta (ricorda Erich Fromm che le popolazioni generalmente nordiche vedono nel Sole la fonte della vita, mentre le popolazioni tropicali o subtropicali vedono il Sole anche come terribile pericolo- di insolazione, di disidratazione, di morte- e vedono invece nell’acqua l’elemento rigenerante e salvifico), la contesa tra terra ed acqua ha fatto la storia del nostro territorio, naturalmente acquatico e vallivo. 

Prima del Mille, a parte città ed edifici sopraelevati e circondati spesso da mura (castella), la nostra zona era formata da paludi e valli con vegetazione selvatica, selva, che l’uomo di allora chiamava ‘deserta’ per la rara popolazione, per lo più dedita ad attività di pesca, caccia, raccolta di frutti del bosco, di legna. 

Con il raggruppamento delle popolazioni (plebis) presso le Pievi, cellule sociali e di amministrazione pubblica (battesimo, anagrafe, registrazione di atti, vita pubblica e giustizia, celebrazione della religione, matrimonio, sepoltura), comincia quel fenomeno di urbanizzazione (inizialmente raggruppamento per motivi difensivi) che procede poi con una attività di disboscamento e di conquista di terre coltivabili, di stabilizzazione della terraferma, di bonifica, che ci ha lasciato i territori attuali.

Le valli a nord di Ravenna, nel ferrarese, erano invase dalle acque del Delta del Po e di altri fiumi.; a tratti le isole affioranti erano circondate da acque dolci per tre lati e salmastre per il quarto. Questa tipologia di territorio è tuttora visibile solo nella zona di Comacchio; dalla linea tra Conselice e Ravenna verso nord, nella seconda metà del primo millennio, c’era una immensa palude attraversata da itinerari e guadi, fino ai bracci navigabili del Po di Primaro e di Volano; oltre al Po, sparpagliavano in valli l’ultimo tratto del loro corso i fiumi Idice, Sillaro, Santerno, Senio e Lamone. A ovest crescevano foreste in affioramenti da paludi nelle terre più basse, quelle che non drenavano bene l’acqua, tra Bagnacavallo, Lugo, Argenta. Il territorio delle paludi terminava a sud, praticamente delimitato dal tracciato della via Aemilia.

Il territorio fu devastato da esondazioni nel primo Medioevo; cominciata la conquista del territorio, e la sistemazione del suo assetto, le opere di bonifica, l’assetto, i metodi, hanno lasciato una serie di nomi impressi a molte località: Ronco, Roncadello, Roncalceci, Roncosesi, Fraxinitula, Frassineto, Rovitola, Spineto, Ilice (leccio), Cerro, Godo (guado), Villanova, Laguna, Motta, Tomba (cumulo di terreno), Motta, Massa, Silva, Luco, Massa.

Il Medioevo segnò una vera e propria guerra all’albero e alla terra incolta, alla conquista di terre coltivabili. Si muove un esercito di bonificatori, dissodatori, agricoltori, che spesso fa riferimento a monasteri e abbazie; i fiumi vengono irreggimentati e confinati nei loro letti.

Le alluvioni (i mutamenti climatici non sono una novità di oggi) hanno fatto crollare ponti e opere romane (nel territorio faentino, verso la collina di Brisighella, ci sono tracce di opere idrauliche degli ingegnosi Etruschi); le strade di spostano ai piedi dei monti, dove il guado è più agevole, e crescono di importanza i crocevia, le tappe del viaggio che muoverà l’uomo medievale, gli agglomerati urbani, le città.

Una lunga premessa per avvalorare una affermazione sentita oggi dai rappresentanti del Consorzio di Bonifica della Bassa Romagna: ‘Se non ci fosse una costante manutenzione della rete di canali e corsi d’acqua che scola dalla Bassa Romagna verso l’Adriatico, il territorio tornerebbe rapidamente alle condizioni di palude’.


“Bassa” Romagna; sì, ‘bassa’
Purtroppo le Istituzioni governanti la cultura non colgono questo spessore di simbolo - e non sfruttano per sottolineare un’identità- il nome di Bassa Romagna, in cui il ‘Bassa’ viene interpretato

come avvilente e umiliante; non vi si punta piuttosto per esaltare lo sviluppo tramite il lavoro, l’elevazione dal basso verso l’alto, il percorso compiuto con la tenacia del lavoro e della lotta contro le condizioni anche geografiche. Non si punta proprio su quel ‘bassa’ – il punto di partenza- per evidenziare il contenuto di una identità territoriale, e si cercano definizioni dall’appeal esotico.

Ma questa è un’altra storia.


Il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale

“Il nostro è un lavoro spesso silenzioso, di eterna ricerca di equilibrio tra terra e acque- ha detto il Presidente Alberto Asioli presentando la settimana di iniziative 13-21 maggio- Erroneamente scambiato per ente inutile, non è chiaro a tutti che è un Ente di diritto pubblico ma senza fini di lucro, che si sostiene con le proprie risorse (il tributo pagato dai cittadini) e non costa allo Stato, che si caratterizza per trasparenza. Una volta l’anno apriamo le porte per spiegare la nostra attività”.

La rete assolve alla funzione di scolo delle acque verso il mare; ma non solo a quella di irreggimentare e allontanare l’acqua quando ce n’è troppa; la gestione delle acque comprende l’apporto all’agricoltura (fabbisogno crescente per le esigenze delle colture), la manutenzione delle 5000 opere -tipologie che possono andare dal muretto di contenimento del rio di montagna fino agli argini, ai 20 impianti di idrovora (sistema di sollevamento dell’acqua dalle terre basse a un canale più sopraelevato e robusto, ch scola al mare), ai 100 km di canali. Questo per 200mila ettari di territorio (80mila in pianura e 120mila in collina- montagna, tra cui 50mila in Toscana).

Territorio che – lo sappiamo bene dalla cronaca italiana- ci appare sempre più fragile ed esposto ai disastri, per molteplici ragioni tra cui una: in Europa la media di territorio urbanizzato è del 4,1%; in Italia è passato dal 4,6% del 1991 al 7% attuale: territorio urbanizzato vuol dire strade, costruzioni, tetti che scolano immediatamente le piogge riversando nel sistema idrogeologico quantità di acqua che il territorio non urbanizzato (la terra) invece assorbe in gran parte; crescendo a questo ritmo l’urbanizzazione,

è evidente che un sistema di scolo delle acque può andare in crisi.


Manutenzione, monitoraggio, progettazione

Oltre alla manutenzione e al monitoraggio della rete esistente- hanno illustrato il Direttore Generale Giovanni Costa e il Direttore Tecnico Elvio Cangini, il Consorzio, con le sue 104 unità (tra cui qualche decina di stagionali) svolge per intero opera di progettazione, di consulenza ad imprese, di gestione di acquedotti rurali (opere di scarso ritorno economico, e per questo spesso trascurate), si segnalazione all’Autorità nazionale di un programma di interventi secondo priorità, per la sicurezza del territorio e in primis delle popolazioni. Cosa che fa dire ai responsabili del Consorzio che il nostro territorio, pure con le possibili sorprese dei cambiamenti climatici, pure difeso da opere ‘tarate’ sulla ciclicità degli eventi, è ampiamente sotto controllo.


La settimana “Acqua, identità e futuro dei territori”

La settimana, dal 13 al 21 maggio, comprende il programma ‘Impianti aperti’ con visite guidate ad impianti irrigui (Santerno-Senio 2, a Solarolo, impianto fotoltaico Loto- progetto energia, Santerno-Senio 3 a CastelBolognese, impianto Senio-Lamone a Faenza, Selice-Santerno a Imola; guide Andrea Fabbri, Maurizio Capra, Giuseppe Garuffi), con info e prenotazioni allo 0545 909511.

Visite guidate ad opere idrauliche (Cassa di espansione Alfonsine, impianto idrovoro Tratturo, chiusa sul Senio a Tebano); guide Maurizio Capra, Adriano Fabbri.

Visite guidate al distretto montano, invasi collinari (Casale Salato, a Casalfiumanese; Tuffo, a Casola Valsenio; Paglia e Albonello, a Brisighella; Rivalta e Santa Lucia, a Faenza); guida, Rossano Montuschi; prenotazioni e date disponibili allo 0546 21372.

Il programma di eventi prevede in particolare :

Giovedì 11 maggio, ore 10, nei locali dell’Archivio storico del Consorzio di Bonifica in via Manfredi 32 a Lugo, l’incontro didattico “Le carte parlano: le vicende storiche dei documenti di bonifica e il loro riordino”, rivolto alle scuole.

Martedì 16 alle ore 20.45 (sempre all’Archivio storico), la conferenza “Vivere in una palude. Le bonifiche nel mondo antico tra ritualità e gestione idraulica”; relatore il prof. Giuseppe Lepore, docente di Archeologia classica, Università di Bologna.

Sabato 20 alle ore 11, ((sempre all’Archivio storico) verrà presentato il libro ‘Il Lamone- un fiume tra storia e genti”; autori Pietro Barberini e Osiride Guerrini presenta Giuseppe Masetti.

Domenica 21, alle 8.45 partirà dal Ponte delle Lavandaie l’escursione n bicicletta lungo il Canale dei Mulini, fino alla stazione di pompaggio di Solarolo.

Venerdì 26 maggio, gran finale all’Ist. Scarabelkli-Ghini di Imola, premiazion i del concorso per le scuole ‘Acqua e territorio’, IX edizione.

Valeria Giordani 

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