martedì 6 giugno 2017

Deludente il bilancio della Provincia

Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo

È ormai trascorso un anno dall’insediamento del “nuovo” consiglio provinciale e dopo tale periodo si può tracciare un bilancio apparentemente sommario ma al contempo estremamente indicativo.


Ed è vero che la legge 56 del 2014 ha assegnato un ruolo rafforzato al presidente della Provincia anche in considerazione della preminenza di tale organo monocratico di vertice a fronte dell’eliminazione della giunta, ma è altrettanto noto, tuttavia, come siano previsti due organi collegiali - vale a dire il consiglio provinciale e l’Assemblea dei sindaci, - ai quali sono assegnati precisi poteri d’indirizzo e di controllo. In questo contesto, tra l’altro, emerge con forza il principio di collegialità il quale pare favorire non tanto una dialettica tra maggioranza e minoranze, quanto, piuttosto, quel necessario confronto sulle politiche locali.

Ciò premesso, il dato statistico che emerge da questi mesi di lavoro è molto modesto e si può riassumere come segue: 14 sono le sedute del consiglio e 42 le delibere approvate, mentre il sindacato ispettivo e di controllo esercitato dai singoli consiglieri fa emergere un totale di 20 interpellanze. Il dato più indicativo, tuttavia, è rappresentato dal numero delle riunioni dell’Assemblea dei sindaci fermo a 2 sole sedute.

Obiettivamente a questa modesta attività istituzionale per la mera gestione dell’ordinaria amministrazione, non sono state compiute scelte di sviluppo economico – sociale soprattutto per evidenti ragioni legate alla sostenibilità finanziaria, tuttavia alcune attività prive di costi, tese ad esempio a favorire forme di esercizio associato di funzioni con altre province, potevano essere sperimentate. In questo senso si poteva promuovere una forte sinergia fra le tre province di Ravenna, Forlì - Cesena e Rimini per realizzare ‘economie di scala’ attraverso una razionalizzazione complessiva e, non ultimo, per creare le basi per la costruzione di un nuovo modello di governante territoriale. In definitiva occorre creare un nuovo impianto ispirato all’integrazione tra i vari livelli istituzionali per la gestione in forma associata di determinate funzioni in un’ottica di area vasta interprovinciale. 

In altro modo è seriamente compromessa quell’occasione per ripensare innovativamente ruolo, funzioni e organizzazione della nuova Provincia e allo stesso tempo si rischiano di umiliare e vanificare il ruolo dello stesso Consiglio provinciale.

In altre parole le province non si trovano solo nell’impossibilità di predisporre i bilanci per un’evidente difficoltà di risorse, ma sono afflitte da una forte crisi d’identità che le costringe a rinunciare all’obiettivo di rilanciare l’ azione dell’ente stesso.

Gianfranco Spadoni
Consigliere Provincia di Ravenna

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