venerdì 30 giugno 2017

"Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

I buontemponi
di Giacomo Casadio


Le amicizie erano consolidate e i luoghi di ritrovo numerosi. La piazza era il punto d’incontro preferito, come anche i bar e le osterie. Le ostilità politiche e le differenze religiose si manifestavano spesso, senza essere di ostacolo alla simpatia e allo spirito goliardico delle compagnie.


La nostra è sempre stata una terra di burloni e di schiette figure bonarie, sempre pronte alle battute di spirito e agli scherzi più terribili. Fra costoro si distinguevano Otello Prati, Zeno Marini e Bruno Pasi, detto “Brunaso”.


Un splendido flash-back di qualche anno. In piena campagna elettorale un gruppo di amici manifesta la gioia per le prime elezioni democratiche del 1946 davanti alla sede del Partito Repubblicano e del caffè Sport allo sbocco di Corso Matteotti. 


Le lunghe serate passate all’Osteria del Teatro trascorrevano gaie e ricche di storie e aneddoti, per finire poi in lunghi giri sotto il Pavaglione fino a tarda notte, dove nascevano spesso i presupposti per i famosi scherzi.

In uno di questi Otello Prati, attore del GAD Enal dialettale e anche di cinema, riuscì in una notte a murare l’entrata del negozio di un amico, rendendogli impossibile l’accesso il mattino dopo.

Brunaso aveva una lucidità di memoria impressionante e ricordava nomi, cognomi e fatti di tutti i personaggi che costellavano il firmamento popolare di questa città. Aveva vissuto una vita professionale come operatore di cinema al Venturini e al San Rocco, ma prima era stato elettricista e anche fotografo.




Conobbe anche il carcere perché anarchico e comunista. Lo ricordò lui stesso:

“Nel giugno del 1944 uscivo dal carcere di S. Vittore di Milano, precisamente dal 5° Raggio riservato ai politici, per essere trasferito assieme ad altri quattro detenuti nel carcere di Ravenna, mia provincia di origine. Ero stato incarcerato per oltre un mese per sospetta attività antifascista e di far parte di una cellula comunista. Soprattutto la notte fonda era popolata di voci, stridii o di ovattati lamenti per cui erano notti di terrore quelle che vivevo aggrappato al pertugio della porta cercando di decifrare i rumori e i messaggi appena sussurrati che venivano dalle celle a me più vicine. Di fronte alla mia cella, un po' spostata a destra, c'era quella di Indro Montanelli e un'altra quasi attigua alla mia era occupata dal generale Della Rovere, sempre col monocolo all'occhio, elegantissimo negli abiti e dal portamento altezzoso che intravedevo spesso passare sul ballatoio…”

Il suo amico Zeno Marini, dalla battuta sempre pronta, dichiarava che i barbieri erano tutti omosessuali e che in prigione lo si diventava per necessità. Quindi cosa dire di Brunaso che aveva fatto il barbiere in prigione !!

La città era piena di tanti burloni che si divertivano allegramente insieme. 


La compagnia era formata da calciatori del Baracca, fra cui Valentinotti e Lupi, e da improbabili amici messicani con sombrero carnevalesco.




Un classico dello scherzo era imitare la professionalità ospedaliera: giocare al dottore, insomma. Il fotografo avrebbe mantenuto il segreto, naturalmente ! 



Compagnie divertenti e allegre di giovani “vitelloni” passavano molto tempo nei bar, ma c’erano anche assidui lavoratori che ogni giorno si guadagnavano il pane con un duro lavoro. Questi nella foto sono seduti al bar ASTRA in Corso Garibaldi.



Fra gli uni e gli altri c’erano persone che molti riconoscono, come Brunoni, ottimo meccanico di biciclette in Corso Mazzini. 


Giacomo Casadio

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