mercoledì 28 giugno 2017

La colonia di pipistrelli di Alfonsine

In ottima salute


Le mamme pipistrello continuano a utilizzare l’edificio come nursery per dare alla luce i figli.
Tantissimi pipistrelli della specie Ferro di cavallo maggiore sono stati avvistati all’interno del Chiavicone, edificio posto all’ingresso della Stazione 3 della Riserva naturale di Alfonsine, smentendo le voci che si erano diffuse sulla loro scomparsa totale da quest’area.

Sono ormai oltre 25 anni che una colonia di pipistrelli frequenta il Chiavicone, con una presenza massima di circa 120 esemplari e variazioni annuali di alcune decina di unità. Dal sopralluogo realizzato a inizio giugno emerge che si tratta di un gruppo di “mamme” pipistrello che hanno scelto il Chiavicone come nursery, dopo aver trascorso i mesi freddi dell’inverno nelle grotte dell’Appennino romagnolo o bolognese. 

Le colonie sono formate in maggioranza da femmine riproduttive, accompagnate da un gruppo minore composto da femmine giovani e da alcuni maschi immaturi. I siti di stazionamento (“roost”) vengono occupati in genere tra marzo e aprile mentre i parti avvengono tra giugno e luglio. I piccoli nella prima settimana rimangono aggrappati alla madre poi vengono lasciati da soli e le madri tornano regolarmente ad allattarli; i giovani crescono velocemente e dopo circa un mese hanno acquisito una certa indipendenza.

Gli esperti in materia classificarono subito i chirotteri del Chiavicone della specie Ferro di cavallo maggiore o Rinolofo maggiore (Rinolofus ferrumequinum), dopo il primo avvistamento nel 1991 da parte di un tecnico del Consorzio di bonifica della Romagna occidentale (ente proprietario dell’edificio). Questa colonia del Chiavicone è considerata attualmente una delle più importanti in Emilia-Romagna.

Il Ferro di cavallo maggiore, uno dei chirotteri più grossi della fauna europea con un’apertura alare di 33-40 cm, è soggetto a rigorose norme di tutela a livello europeo, considerato specie di interesse comunitario che richiede interventi prioritari per la protezione dei rifugi di riproduzione e degli habitat utilizzati.

Un tempo molto diffuso, questo pipistrello attualmente è specie vulnerabile e in declino, come del resto la maggior parte degli altri chirotteri, causa l’eccessiva antropizzazione degli ambienti naturali, come la perdita dei siti di rifugio (manomissione delle grotte e dei vecchi edifici), la perdita delle zone umide, dei corridoi ecologici, della biodiversità e a causa delle varie fonti d’inquinamento.

Il nome “Ferro di cavallo” deriva dalla forma della foglia nasale, la struttura che il mammifero ha attorno al musetto e che fa parte dell’apparato di emissione degli ultrasuoni utilizzati per localizzare i grossi insetti di cui si ciba (in prevalenza lepidotteri, coleotteri e imenotteri); “maggiore” perché esiste anche il “Rinolofo minore”.

Il Chiavicone, imponente e ben strutturato nel suo complesso, appare improvvisamente allo sguardo di chi da Taglio Corelli, sull’Adriatica, si dirige verso il fiume Reno, posto tra due antichi argini e incoronato da alti e vigorosi alberi; fu costruito a metà del 1800, come chiusa, sul Canale dei mulini di Fusignano, per salvaguardare il territorio durante le piene del Reno. La chiusa era munita di due porte a vento e funzionava per interclusione del canale sottostante mediante travature lignee calate tramite un argano, strutture ancora esistenti. Nella parte superiore dell’edificio abitava con la famiglia il custode-manovratore “regolatore chiavicante”.

Il nome dell’edificio porta un po’ “fuori strada” perché è citato come “Chiusa napoleonica” nel catasto datato 1884 ed erroneamente come “Chiaviconi della Canalina” nella cartografia attuale (pur essendo posta sul canale di Fusignano e non sulla Canalina, ex. Canal Vela, da sempre ubicata più a est).

La funzione idraulica ha cessato nel 1970, quando il tratto del canale a monte della chiavica è stato deviato nel Canale di bonifica in destra Reno. Per impedire future rimonte di piena dal Reno fu realizzato a poca distanza dalla ex-chiusa un cavedone in terra che unisce le due arginature. Da quel momento l’edificio è rimasto chiuso, forse in attesa della triste fine toccata successivamente all’altro storico e suggestivo edificio, posto a poca distanza, sull’argine del Reno, il “Molino del Passetto”. 

Il Chiavicone però ha avuto una sorte migliore, per almeno due motivi: il primo perché si trova all’ingresso della Riserva naturale di Alfonsine, area tutelata con vincoli ambientali dalla Regione Emilia-Romagna, e il secondo per la colonia di Ferro di cavallo maggiore che da anni lo popola.

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