venerdì 30 giugno 2017

L'accordo di libero scambio Ceta


Danneggerà anche l'impresa nella Romagna Estense
di Ilaria Ricci Picciloni M5S

“Durante il consiglio dell’Unione ho chiesto al Presidente Piovaccari e alla giunta dei Sindaci una presa di posizione contro il CETA, l’accordo di "libero scambio" tra Canada e U.E. che la Commissione Affari Internazionali del Senato ha ratificato lo scorso 27 giugno.

Un accordo che distruggerà le nostre imprese, inciderà pesantemente sul comparto occupazionale e danneggerà anche la salute dei consumatori.” A parlare è Ilaria Ricci Picciloni, capogruppo del Movimento 5 Stelle, che specifica :“in questi tre anni di mandato in Unione ho spesso sentito il Presidente parlare di sviluppo, sostegno alle imprese, futuro, ecc. 

Ma tutte queste dichiarazioni di intenti diventeranno parole al vento se questo accordo verrà ratificato.Il CETA include un sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti che permette alle multinazionali di citare in giudizio gli Stati dinnanzi a un tribunale speciale extra-territoriale privato. Un abominio che sradica ogni principio democratico e costituzionale italiano.Inoltre secondo un impact study americano, entro il 2023 il CETA porterà, nei paesi coinvolti, una perdita complessiva di 230.000 posti di lavoro e a una severa compressione salariale e tra i Paesi che maggiormente saranno colpiti c’è l’Italia.Il settore che più soffrirà sarà quello agroalimentare a causa della concorrenza sleale dovuta alla mancanza di reciprocità tra modelli produttivi e di tutela della salute.

 Va ricordato che in Canada è impiegato un numero rilevante di sostanze attive vietate in Europa. Il CETA spalancherà la porta al famigerato grano duro canadese trattato in preraccolta con glifosato e fitofarmaci, nonché a enormi quantità di carne ottenuta in allevamenti con norme di qualità di produzione e di tutela del benessere animale molto inferiori a quelle europee. Ma cosa ancora più grave per la nostra già malandata economia, il CETA colpirà irrimediabilmente il nostro Made in Italy: difatti, secondo il dossier della Coldiretti, delle 291 denominazioni Made in Italy registrate, ne risultano protette appena 41, e il CETA sarà di fatto un via libera alla falsificazione del Made in italy che nel 2016 ha superato i 60 miliardi di fatturato. 

Un danno enorme per le nostre imprese. Su questo accordo si allarga addirittura l’ombra della criminalità organizzata: secondo il rapporto della DNA pubblicato il 22 giugno 2017, la ndrangheta ormai ben radicata in Canada, sta riciclando il suo denaro nel settore agroalimentare e vedrebbe intensificati i suoi affari se questo trattato venisse approvato in assenza di norme stringenti sui reati agroalimentari, mentre giace da quasi due anni nei cassetti del Ministero della Giustizia la legge sulle agromafie. Ma fermare questo scempio è possibile basta che anche un solo Parlamento nazionale o regionale dell’UE bocci l’accordo quindi il nostro Parlamento è ancora in tempo a bloccare questa follia. 

Se questa maggioranza, se la giunta dell’Unione e se i sindaci che la rappresentano vogliono ancora avere credibilità davanti alle proprie imprese, di fronte al settore agroalimentare locale e di fronte ai cittadini, non possono accettare passivamente l’imposizione di questo ennesimo atto distruttivo della nostra economia e del nostro tessuto sociale. Se tale presa di posizione non avverrà, tutte le prossime dichiarazioni di intenti, i punti programmatici e i bei discorsi si riveleranno strumentali ad una campagna elettorale perpetua e nulla più. L’ultima parola spetta al Parlamento ma i territori devono farsi sentire con voce chiara e ferma. Parlino ora o tacciano d’ora in avanti di fronte all’ennesimo affondo che questo paese potrebbe subire per mano di figure indegne di rappresentare gli interessi del paese come coloro che hanno messo la firma sulla più grande svendita di sovranità degli ultimi decenni.”

Ilaria Ricci Picciloni
Capogruppo M5S dell'Unione

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