mercoledì 7 giugno 2017

L'economia lughese è in crisi

Assordante silenzio dell’Amministrazione locale
di Bruno Pelloni

Foto di Gianluca Ricci
Continua ad allargarsi la forbice tra l’economia lughese e quella dei principali Comuni della Provincia.

Negli ultimi 10 anni, le imprese che hanno cessato l’attività nel Comune di Lugo sono state 510: il 14% del totale. Percentuale doppia rispetto a Faenza, due volte e mezzo Cervia, tre volte Ravenna.

La conseguenza di questo trend è la riduzione del peso di Lugo all’interno dell’economia provinciale.

Nel 2007 le imprese lughesi rappresentavano il 9,4% del totale delle Provincia, oggi rappresentano l’8,8%, mentre Faenza ha migliorato il suo peso relativo dal 15,1 al 15,2%, Cervia dal 9,4 al 9,6%, Ravenna, col salto maggiore, dal 37,1 al 38,3% (*).

Tutto questo determina impoverimento del territorio in termini di ricchezza e occupazione, mina le fondamenta del sistema di welfare, rende sempre meno attrattivo il lughese per nuovi investimenti.

La situazione è stata oggetto dell’analisi e di prese di posizione da parte delle associazioni di categoria di commercianti e artigiani, sta alimentando un interessante dibattito sui social media, ma vede l’assordante silenzio della Giunta Comunale e del Partito Democratico. Anzi, in tutte le occasioni in cui viene sollevato il problema, si tende a negare l’evidenza, invocando la strumentalizzazione politica o a minimizzando i termini, per far passare il tutto sotto silenzio.

Purtroppo non è ignorandoli e sottovalutandoli che i problemi si risolvono.

Siamo di fronte a una crisi epocale che necessita di provvedimenti straordinari per contrastarla.

Un’Amministrazione responsabile dovrebbe aprire un confronto franco con tutte le componenti socio-economiche del territorio per individuare le cause di un andamento così disallineato rispetto ai Comuni limitrofi, per attivare concrete azioni di rilancio.

Non si può lasciare all’inerzia degli eventi il destino dell’economia locale, i Comuni devono avere un ruolo attivo nel contrastare i processi di degrado e favorire quelli di sviluppo.

(*) Dati desunti dalla CCIA al 31.03.17

Bruno Pelloni
Portavoce Associazione Civica per la Buona Politica

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento