lunedì 19 giugno 2017

Senza coda né capo

Di Guido Tampieri

Oh, che sarà che sarà,
quel che non ha governo
né mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna
né mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio.

Francisco Buarque de Hollanda


A sentir loro l'hanno fatto per noi.

Quel pasticcio sulla legge elettorale, fino all'epilogo in un'aula del Parlamento ridotta a taverna.

Nel nostro interesse hanno stipulato un accordo e nel nostro interesse l'hanno stracciato.

Una sollecitudine, una dedizione che non hanno eguali.

Uomini che fanno del disinteresse una regola di vita.

Trepidano, gioiscono, soffrono, si indignano, si azzuffano.

Solo per noi.

Anni di calcoli, porcherie, veti.

Ipocriti appelli a una collaborazione che si voleva feconda: le regole si scrivono assieme, un no al referendum e ne faremo di perfette.

Poi, di colpo, l'accordo su una legge proporzionale.

Che non garantisce governabilità né rappresentatività.

Che non ricerca il bene dei cittadini, ai quali non gioverebbero nemmeno elezioni che anticipino l'annuncio della nostra impotenza a darci un Governo.

La legge storta di Renzi rispondeva almeno a questa esigenza.

Bastava raddrizzarla e lasciar liberi gli elettori di scegliere, anziché impegnare ogni energia in una stupida faida.

Macron, col 32% dei voti di un elettorato dimezzato, prenderà il 70% dei seggi, senza che Speranza gridi al golpe e una Corte Costituzionale bocci la legge elettorale.

Siamo davvero un grande Paese.


Dopo il naufragio dell'accordo nessuno sa cosa accadrà .

I duellanti si accusano a vicenda.

Mentono e hanno ragione entrambi.


I grillini hanno tradito i patti: é nella loro natura talebana che gli accordi con gli infedeli non abbiano valore, poi, si sa, l'intolleranza prende la mano anche dentro casa.

I franchi tiratori hanno tradito il loro partito: non c'è libertà di coscienza su emendamenti di quella fatta.

L'inaffidabilità del M5S non aveva bisogno di conferme, tutta la loro politica é un monumento all'ambiguità.

"L'incidente " sul sistema elettorale trentino, d'altro canto, non scuote l'assetto della legge.

Proseguire l'esame del testo concordato e migliorarlo sarebbe ancora possibile.

Tutto é possibile, se l'animo é saldo.

Perfino una legge utile all'Italia.

Urge grandezza, dice Alessandro Bergonzoni, non mania di grandezza.

Una legislatura iniziata col plauso corale del Parlamento alle rampogne di Napolitano si conclude senza una legge elettorale decente.

Come nel romanzo Il vecchio e il mare, il gran pesce delle riforme che avrebbero dovuto caratterizzarla é stato spolpato dai pescecani ed é rimasta solo la lisca.

Un po' poco per soddisfare la fame di giustizia del Paese, il suo bisogno di radicali cambiamenti.

Le responsabilità sono differenti, ma l'insieme ci restituisce la desolante impressione di essere rappresentati da gente mediocre.

La politica, per usare parole di Papa Francesco, " avanza a passi veloci sulla via del male".

Che fosse in cammino da tempo non é di conforto.

I partiti sono sempre più simili ad agenzie di propaganda, lo scopo é persuadere, non coinvolgere e cercare assieme le risposte.

La governabilità del Paese sembra l'ultima preoccupazione.

Poi ognuno scelga di spasimare per chi vuole.

È giunto il momento che la nuova classe politica smetta di nascondersi dietro gli errori del passato e faccia i conti con se stessa, assumendosi la responsabilità di questo triste presente.

Non siate modesti, la sfiducia che allontana la gente dalle urne é sopratutto merito vostro.

Renzi, Grillo e Salvini si sono impadroniti di un Paese reso ingovernabile e tale c'è lo riconsegnano.

Non aveva vinto Bersani e non vincerà Renzi.

Non vincerà nessuno.

Perderemo tutti.

Ci aspetta un'altra stagione di instabilità, di risse, di recriminazioni, di vorrei ma non posso, mentre gli investimenti ristagnano, il debito cresce, Draghi chiude l'ombrello,il mondo se ne va e Giorgio Napolitano diventa, nei deliri incurabili di Di Battista,"garante dell'URSS,della CIA e del grande capitale finanziario ".

Il complotto plutogiudaicomassonico di mussoliniana memoria è a un passo.

La questione , si diceva un tempo, è politica.

Occultata per lungo tempo dietro gli accorgimenti formali che avrebbero dovuto surrogare l'incapacità a governare il rapporto nuovo e difficile fra partiti e società.

Di leggi elettorali si é parlato anche troppo in questi vent'anni nei quali ne abbiamo cambiato 5.

E tuttavia, all' approssimarsi di una scadenza nazionale che avrà conseguenze sul nostro avvenire molto più importanti di questa tornata amministrativa, il punto va tenuto, perché da questo dipende la stabilità di un Paese che continuerà per qualche tempo ancora, statene certi, a essere tripolare.

L'età dello scontento non è finita.

I medici del PD oltre a dire che Grillo é malato dovrebbero cominciare a curare sè stessi.

La credibilità é il solo antidoto al populismo.

Votare comunque per un governo qualunque é una perversione della democrazia.

Sembrava avessimo compreso che vincere serve a poco se non si creano le condizioni per governare.

Le elezioni non sono una corsa nei sacchi.

Il problema non è cercare intese, specie quando non si può fare altrimenti.

E nemmeno mettere soglie di sbarramento in un Paese con una naturale inclinazione divisiva.

Il problema é riconciliare i cittadini con la politica, mettendoli in primo luogo in condizione di scegliersi i rappresentanti.

Il problema é essere onesti con gli elettori, presentando programmi veritieri, assumendosi impegni che si possono mantenere in quanto un Governo abbia la coesione necessaria per onorarli.

Chi dice che governerà da solo non la racconta giusta.

Grillo non può allearsi con altri, pena la morte della sua creatura.

Il PD di Renzi non può arrivare al 40% dei consensi.

In queste elezioni il" vincente" Renzi prende meno voti di quanti ne raccolse il " perdente" Bersani.

Temo che i ballottaggi confermeranno l'esistenza di un problema piuttosto serio a sinistra.

Si può decidere di guardare il toro negli occhi e di prenderlo per le corna, o si può continuare così , facendo finta di niente.

Nessuno, d'altro canto, é obbligato a essere intelligente.


Guido Tampieri
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