venerdì 30 giugno 2017

Servire l’umanità conta più della tecnologia

La lezione di Tim Cook agli studenti del M.I.T. citando Papa Francesco


“È un grande onore per me essere qui oggi con le vostre famiglie e i vostri amici, in un giorno così importante e straordinario. Il Mit e Apple hanno molto in comune: entrambi amano i problemi difficili. Amiamo cercare nuove idee e soprattutto amiamo trovare quelle idee. Idee realmente grandi, idee che possano cambiare il mondo”.

Inizia così il saluto di Tim Cook, amministratore delegato di Apple, tenuto qualche giorno fa agli studenti neo-laureati del M.I.T., il Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo.

“Dopo una miriade di tentativi, alla fine, vent’anni fa, la mia ricerca mi ha portato in Apple. A quei tempi l’azienda stava lottando per sopravvivere. Steve Jobs era appena tornato e aveva lanciato la campagna «Think different». Voleva dare la possibilità ai folli - agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso - di fare al meglio il loro lavoro. Steve e Apple mi hanno dato la possibilità di dedicarmi con tutto me stesso al lavoro, di abbracciare la loro mission e di farla mia.

Come posso servire l’umanità? Questa è la domanda più importante della vita. Quando lavori a qualcosa che è più grande di te, trovi un senso, trovi lo scopo. Quindi la domanda che spero vi poniate da questo momento in poi è «come posso servire l’umanità?».

L’anno scorso (22 gennaio 2016 ndr) ho avuto l’opportunità di conoscere papa Francesco. È stato l’incontro più incredibile della mia vita. È un uomo che ha passato più tempo a dare conforto agli abitanti delle favelas che a colloquio con i capi di Stato. Non ci crederete, ma sa tante cose sulla tecnologia. Mi ha espresso questa preoccupazione condivisa in un modo completamente nuovo: l’umanità non ha mai avuto così tanto potere su se stessa, eppure nulla può garantire che questo potere sarà usato saggiamente.

Spetta ai nostri valori e al nostro impegno verso i nostri familiari, i vicini di casa, le nostre comunità, spetta al nostro amore per la bellezza e alla convinzione che le nostre fedi sono interconnesse, al nostro senso civico e alla nostra bontà d’animo far in modo che la tecnologia sia usata per il bene dell’umanità. Come disse Martin Luther King, «tutte le vite sono interconnesse. Siamo tutti legati in un unico destino». Se tenete sempre ben presente questa idea, se scegliete di vivere la vostra vita a metà strada tra la tecnologia e le persone che aiuta, se vi impegnate a creare il meglio, a dare il meglio e a fare il meglio per tutti, non solo per alcuni, allora oggi l’umanità può ben sperare”.

Cosa dire?

Grazie a Tim Cook e a Papa Francesco: a noi come agli studenti del Massachusetts Institute of Technology il compito di lavorare per migliorare l’umanità, insieme a noi stessi.

Tiziano Conti

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