giovedì 8 giugno 2017

Una babèna e la gvera

Una voce infantile nell'orrore della guerra
di Lucia Baldini



I ricordi di una bambina in una serata in cui, dopo un ennesimo pomeriggio di panico, urla più forte il bisogno della pace. 



Sant'Agata, Cà di cuntaden, presentazione dell'ultima fatica letteraria di Armanda Capucci. 

L'autrice è la storica di questi luoghi, che hanno conosciuto distruzione e sangue, ma hanno saputo ripartire e conservare intatti ideali di vita e di speranza.

Complice la lettura attenta e affettuosa del diario di una sorella scomparsa qualche tempo fa, rivivono nelle sue pagine nomi, soprannomi, ed eventi, un microcosmo manzoniano sullo sfondo di una tragedia collettiva, mesi e mesi di paura, di privazioni, di necessità di adattarsi a situazioni ora inimmaginabili. 

Umidità, freddo, fame, pulci, topi, granate, sfollati, un tedesco con la testa spaccata, ma anche la nascita di un bimbo, un matrimonio, ovviamente sottotono ma pur sempre un matrimonio, fidanzamenti, le statuine di un presepe, uno scatto fotografico, una fisarmonica, ricerca di una difficile normalità. 

Armanda narra senza retorica, senza cadere nell'eccesso dell'aggettivazione che forse la tematica potrebbe offrire, in maniera fluida, paratattica, come un personaggio verghiano, spargendo qua e là qualche laconica considerazione: " le donne sapevano cavarsela sempre meglio degli uomini con i Tedeschi, perchè erano più scaltre". 

Fa capolino qualche parola in dialetto, preziosa per la sopravvivenza di quel patrimonio composto dal modo di esprimersi e dagli oggetti di qualche decennio fa. 

Storia dei piccoli, dei vinti? degli umili? Direi dei grandi, che riescono ad adattarsi ad una realtà che li travolge spietata, ma non ne mina la dignità : vincitori in un contesto bellico che si è imposto prepotentemente e violentemente, rendendo la quotidianità una sfida continua. Nessuna macchietta di paese, pochissimi gli accenti di rancore contro chi e cosa è causa di distruzione e morte, alcune costanti: amicizia, condivisione, attenzione ai rapporti umani,  accettazione saggia e paziente dell'ineluttabile, a volte anche con un filo di ironia e con risorse emotive frutto di saggezza arcaica e rassegnazione equilibrata

Raccontare in questo libro significa guardare in faccia la realtà, non tentare di negarla o accantonarla, ma rielaborarla per quello che è stata. E non è un caso che il libro finisca col papà della protagonista che riaccende il vecchio forno e "un profumo delizioso si diffuse nell'aria; così mangiammo il primo pane bianco del dopoguerra. 

A tavola lo masticavamo in religioso silenzio, lentamente, per non finirlo troppo presto e non capivo perchè, di tanto in tanto, dagli occhi di mio padre scendesse una lacrima".

Quel pane Armanda l'ha impastato e cotto per i suoi lettori. Cito D'Avenia: Scrivere è fare il pane con le parole.

Grazie, Armanda, avevamo fame di conoscenza, quella dei libri di testo e dei documentari non è completa, ci sazia solo in parte. La memoria dei protagonisti, quando è possibile, rende perfetto un alimento che ci fa crescere come cittadini consapevoli nel tempo e nello spazio. Ora sappiamo, come ha detto il tuo sindaco, che non solo la storia di Sant'Agata, ma anche la storia dell'Italia, dell'Europa, e del mondo intero, è passata anche dal fiume Santerno e dalla via Angiolina, dagli occhi e poi dal cuore di tante persone comuni, protagoniste, come te, della storia.

Lucia Baldini

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