martedì 18 luglio 2017

“Aiutiamoli a casa loro” é una beffa, una bestemmia scagliata contro il cielo

La questione non é aiutiamoli a casa loro ma aiutiamoli in tutti i modi
di Guido Tampieri


In quel giorno ci sarà una strada dall'Egitto verso la Siria,
l’assiro andrà in Egitto e l’egiziano in Assiria e gli egiziani renderanno culto assieme agli assiri.
Li benedirà il Signore dell'universo dicendo: “benedetto sia l’egiziano mio popolo, l’assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità “.
Isaia


“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro vivono a caro prezzo in abitazioni fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso cucina, dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Parlano lingue incomprensibili. Spesso davanti alle chiese invocano pietà con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere. Dicono che sono dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici sia perché é voce diffusa di stupri. I governanti hanno aperto troppo le porte alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o attività criminali”.

Sembra un comizio di Salvini.

Sugli africani.

Ed è, invece, una relazione dell’ispettorato per l'immigrazione USA del 1912.

Sugli italiani.

Camilleri sostiene che non conosciamo più gli altri.

A me pare che non ri-conosciamo più nemmeno noi stessi.

Abbiamo paura di specchiarci negli occhi dei dannati della terra, di scoprire come eravamo, di tornare ad esserlo.

Così evitiamo di chiederci chi sono loro e cosa siamo diventati noi.

E in mezzo erigiamo un muro impastato di ignoranza e di egoismo.

Il cemento, il filo spinato, i blindati vengono da sè.

I 27 Paesi europei che fingono di essere un’Unione hanno affrontato la questione.

Senza risultato.

Al G20 non è andata meglio.

Se il criterio dell’agire politico é il disagio percepito dalla gente, c'è una ragione e una giustificazione per tutto.

Per la richiesta dell'Italia di rivedere gli accordi e per l'ottusa chiusura degli altri Stati.

È vero che il nostro Paese li ha sottoscritti.

Ma gli accordi sono fatti per essere cambiati.

Ogniqualvolta mutano le situazioni.

Prevedibile era la migrazione, non la sua dimensione.

Che è conseguenza dell’aggravarsi delle condizioni che la provocano.

Della nostra inazione e di interventi sbagliati.


Il mondo al di là del mediterraneo non é più quello “dove la povertà può essere sontuosa”, come scriveva Camus.

L'idea che non si possano aprire corridoi umanitari europei e altri porti agli sbarchi é talmente stupida che la mente si confonde.

L'Italia non può reggere la deriva di un continente tormentato da tutte le piaghe d'Egitto.

Non poteva farlo neppure la Grecia, prima dell'accordo col despota turco.

Nessuno può farcela da solo.

Anche la sinistra lo sa.

Questa idea che disdegni per natura i problemi della sicurezza non si sa proprio da dove salti fuori.

La destra le addebita una storica sottovalutazione e il PD si affanna a spiegare che sì, in passato era così, ma ora, col nuovo corso, quello che fa tutte le cose per la prima volta, il registro é cambiato.

Tu consulti i sacri testi del socialismo, per non parlare del comunismo realizzato che al tema dell'ordine era fin troppo affezionato, e non trovi traccia di questa trascuratezza.

Pensi a Togliatti, a Berlinguer, al segretario PCI a Massalombarda, a mamme e zie che trepidavano per le persone e le cose e ti chiedi: ma che accidenti dicono?

La sicurezza é un diritto di ognuno e un bene comune.

Ma non può prevalere sul diritto alla vita.

Di esseri umani come noi.

Che cercano un posto sulla terra nel quale i loro figli possano crescere come i nostri.

Questo e questo solo è il tema.

E questa è la differenza tra destra e sinistra.

Non la sicurezza delle nostre famiglie, che sta a cuore a tutti.

Ma cosa possiamo fare per aiutare chi ha solo gli occhi per piangere.

Tenerli qui tutti, è chiaro, non possiamo, ma anche lasciarli morire non sembra una cosa carina.

Che ne pensa della civiltà occidentale, chiesero a Gandhi.

Penso che sarebbe una gran bella idea, rispose.

Finora più che la nostra sollecitudine umana il mondo degli esclusi ha conosciuto il nostro sfruttamento.

Il problema ha due corni.

Uno é cosa facciamo per rimuovere le cause delle migrazioni.

L'altro é cosa facciamo nel frattempo.

Adesso va di moda “aiutiamoli a casa loro”.

Lo dicono tutti.

Gli ungheresi, gli spagnoli, Salvini, che vorrebbe il copyright, ora anche Renzi.

Sembrerebbe perfino una buona idea.

Per noi, che non c'è ne dobbiamo più far carico.

E per i migranti che restano nella loro amata terra.

È anche un'idea pietosa, come no, così non devono fare viaggi lunghi e pericolosi, rischiare la vita in mare, dormire nelle nostre stazioni.

Se non fosse che quella parola d'ordine, così ovvia da parere sensata, contiene in sè un’ipocrisia criminale.

Perché non si è mai tradotta in fatti né tantomeno in progetti organici.

Per decenni, nei quali tutti hanno governato e nessuno ha mosso un dito.

Berlusconi e la Lega tolsero anche i soldi alla Cooperazione Internazionale.

Senza fatti e senza progetti, economici, ecologici, umanitari e, purtroppo, militari, “aiutiamoli a casa loro” é una beffa, una bestemmia scagliata contro il cielo.

Spogliata del travestimento quella formula significa ”fermiamoli dove sono”.

A casa loro, dove li vogliamo riportare a morire di guerra e di stenti.

In Turchia, in Libia, dove più vi piace purché di là dal mare, dove vengono sottomessi, torturati, stuprati.

La questione non é aiutiamoli a casa loro ma aiutiamoli in tutti i modi.

Dove vivono, quando é possibile, in mezzo al mare, quando fuggono, qui da noi, se ci arrivano vivi.

Aiutiamoli a casa loro é, innanzitutto, un simbolo di intolleranza.

Le parole sono piene di significati che non possiamo permetterci di ignorare.

La lingua italiana, d'altro canto, fornisce abbondanti alternative per esprimere un sentimento, un'intenzione, delle azioni concrete autenticamente diretti in favore di chi ci tende la mano.


Guido Tampieri




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