sabato 8 luglio 2017

C'è chi dice qua, c'è chi dice là….

Di Guido Tampieri

Cercai di sapere se Erasmo da Rotterdam fosse di quel partito.
Ma un mercante mi rispose: “ Erasmus est homo pro sè”.
Epistolae obscurorum virorum

“Una conversazione veramente feconda non presuppone una cornice comune perché il nuovo nasce solo dal conflitto di esperienze e di idee. Non è, dunque, un problema di galateo politico.
I toni andrebbero abbassati, ma se anche diventano aspri allorquando le contraddizioni sono forti e le divergenze oneste non c'è da preoccuparsi. La preoccupazione nasce dall’intolleranza, dall’incapacità, dall’indisponibilità non dico ad accogliere ma anche solo a considerare le ragioni degli altri, cui impediamo di risuonare dentro di noi.
Perché é in quel momento che muore la politica, si inaridisce il pensiero. É lì che il nuovo abortisce nel grembo”
Tra le tante ragioni che impediscono un confronto fecondo a sinistra é forse il caso di mettere quella indicata da Karl Popper al primo posto.
E su essa, avanti a tutto, lavorare.
Perché é lì il male, neanche tanto oscuro, che divora da dentro le viscere della sinistra.
Non c'è alcuna maledizione che le impedisce di essere unita e di esprimere il potenziale di generosità, curiosità, creatività che l'adesione ai valori di libertà e giustizia spontaneamente le consegna.
Per vederli puntualmente abortiti nel grembo.
Accettare questa idea non é stato facile.
Anche perché un tempo, ancor digiuno di vita e buone letture, ho contribuito anch'io ad alimentare questo processo.
A fin di bene, naturalmente, che poi voleva dire per il bene del partito, a sua volta identificato collezionato gruppo dirigente.
Fuori, l’arcipelago di partitini e movimenti non era meglio.
Le cose peggiori si fanno spesso a fin di bene.
Un po' alla volta prendi atto che se scegli di partecipare all' avventura collettiva di una formazione di sinistra, o giù di lì, devi disporre l'animo all'idea che prima o poi potrai subire l’ostracismo dei tuoi compagni.
É accaduto allorché i dalemiani occupavano i posti di comando paralizzando la ricerca del nuovo, sta accadendo a chi non si conforma al nuovo credo renziano.
Accade ogniqualvolta uno si sforza di rimanere “ homo pro sé” e, pur militando in un partito, non si assoggetta passivamente al volere dei capi.
E se alla fine, per l’impossibilità di essere compreso, si siede altrove, allora diventa anche traditore.
Come gli utili idioti hanno chiamato Bersani, col consenso di quella base che l'aveva tanto amato.
Finché non ha perso, finché non ha disubbidito.
L’umiliazione e l’oblio inflitti all’innominabile ex Presidente del Consiglio in esilio a Parigi raccontano di un’acquiescienza diventata complicità.
“La massima che serve loro da guida nel giudicare le regole di condotta -scrive John Stuart Mill- é l'idea preconcetta che gli altri debbano agire a loro modo, ed a modo di quelli che la pensano come loro. Nessuno si accorge che il regolatore del suo giudizio è la propria inclinazione. Un'opinione non vale che come opinione individuale; e se per tutta ragione si adduce l’eguale inclinazione sentita da altri, ciò non è ancora che l'opinione di molti anziché quella di uno.
Il servilismo degli uomini per le supposte simpatie e antipatie dei loro padroni temporali e dei loro Dei, quantunque essenzialmente egoista, non è sempre ipocrisia: esso fece sorgere sentimenti di avversione perfettamente veri e spinse gli uomini ad accendere i roghi dei maghi e degli eretici.”
Il conformismo della base é altrettanto pericoloso del personalismo dei maggiorenti.
Alla fine traditore é chi se ne va e traditore é chi resta: di un'idea, di un popolo, di una maggioranza, di un capo.
La ruota gira, ma nel verso sbagliato.
Occorre sempre trovare un compromesso fra l'indipendenza individuale e l'opinione collettiva.
Libertà e responsabilità sono indisgiungibili.
Il problema mi pare stia in questi termini.
Sia il PD che la sua “alternativa “, separatamente non governeranno mai l'Italia.
Assieme, prima o dopo le elezioni, ne avranno, forse, la possibilità.
A condizione di riportare al voto milioni di delusi.
La strada é obbligata.
L'alternativa vera é finire nelle mani di Salvini o di Grillo.
Il segretario del PD è forse la creatura più spocchiosa e respingente che ci sia in natura, la sua disponibilità al confronto si esaurisce nella formula: “Ascolto chiunque ma faccio quello che mi pare”.
Bersani e Pisapia, tuttavia, dovrebbero chiarire quale sia, nella loro lingua, il significato dell'espressione “insieme”.
Insieme chi?
D'Alema e Civati si? Fassino e Minniti no?
Che se sul DNA di sinistra di Renzi é lecito nutrire dubbi, quelli che votano PD cosa sono?
Cos'è che segna il confine dell'insieme: la natura, la volontà, il programma, Speranza?
Sostiene Cacciari che Renzi fa bene a non mandare segnali di pace perché  altrimenti perde consensi.
Per ora il PD di Renzi perde di suo, senza bisogno di Bersani.
Di tatticismi si può morire.
Il popolo, a volte, vuol sentire i battiti del cuore.
É stato lui, é colpa loro….
Hic manebimus optime, disse Pio IX.
Io non sto affatto bene qui sull’Aventino, anche se in folta e buona compagnia.
Ma sento di aver diritto a qualcosa di meglio.
Non alla perfezione ma a qualcosa di meglio si.
E pretendo di averlo dalle persone per cui ho sempre votato.
Lo pretendo da tutte, perché voglio vincere.
Da quel che sento e vedo, per ora “ io non mi muovo”.
Per avere il mio voto dovrete fare di più.

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