mercoledì 5 luglio 2017

"Educare" alla mondialità

Rilanciare il valore della solidarietà del Progetto Sao Bernardo



Nato nei primi anni novanta per volontà dell'allora vicario del Vescovo, don Gabriele Bordini e dall'allora sindaco, Giancarlo Ciani e di alcuni altri lughesi che "premevano", il Progetto Lugo Sao Bernardo sopravvive ma non si può dire viva i suoi momenti migliori...

Certo è che sia stata un'iniziativa di grande rilievo, che ha segnato, migliorato, la vita di tanti lughesi.

Ma cosa significa, nei fatti, che dal Progetto di Solidarietà Lugo-Sao Bernardo abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato?

Visto che sono tra quelli che hanno avuto questo regalo dai nostri sacerdoti e dalle religiose che ne sono stati protagonisti in Brasile e dalla nostra diocesi che l'ha promosso, dico la mia.

Ne ho ricevuto la presa di coscienza, l'esperienza concreta, della fratellanza universale, l'essere tutti quanti viviamo nel mondo, fratelli in Cristo.

Un valore che viene dalla Fede ma che il Progetto ha saputo estendere anche a chi non ha Fede, con un secondo beneficio quindi, l'operare insieme per il bene comune,  cattolici praticanti, come si dice, e laici.

Tra poche settimane da Sao Bernardo tornerà in diocesi, don Gabriele Tondini, l'ultimo dei diversi sacerdoti che hanno "lavorato" lì.

La necessità di preti attivi in Italia, magari con meno di settant'anni, anche nella nostra diocesi, è sempre più pressante.   

Nei giorni scorsi a Imola sono state presentate tutte le tante realtà missionarie della diocesi di Imola presenti nel mondo.

E' da qui che credo che i valori del Progetto Sao Bernardo potrebbero essere "rilanciati".

Oggi più che mai, di fronte al fenomeno epocale dei movimenti migratori,  non certo però solo di questa, di epoca, ma di tantissime altre nella storia dell'umanità, ne abbiamo un gran bisogno, della presa di coscienza che siamo tutti "uguali", che siamo tutte persone dello stesso mondo, che non esiste la nostra "casa" e la loro alla quale "doverli rimandare",
perchè  è il mondo la casa di tutti e il dove in questo mondo siamo nati non è un nostro personale merito o una nostra personale colpa.

Il Concilio invitò la Chiesa ad andare missionari in tutto il Mondo.

L'evolversi dei tempi sempre più veloce, l'epocale fenomeno delle migrazioni,  ci ha portato il mondo davanti a casa.

Chiudere la porta non è solo essere fuori dal tempo in cui viviamo, ma anche un grave danno alla soluzione dei tanti problemi che derivano dalle tantissime, sempre più numerose, immigrazioni.

Accogliere, dice il grande Papa Francesco a tutta l'Europa, è una opportunità che ci fa crescere come uomini. 

Lo ha sottolineato anche don Franco Villa, che del progetto è stato protagonista (sotto nella foto), nella sua recente omelia nella Messa per i 57 anni di sacerdozio, lui che alla sua "veneranda" età nei tempi di oggi c'è, non a caso forse anche perchè il Progetto l'ha "conosciuto".

Quanto è utile la convinzione che le Persone cui alcuni vogliono sbarrare la porta di casa, sono nostri fratelli?

Forse è questo oggi il tema di un nuovo, rinnovato, Progetto, che ancora una volta, come fu con i nostri missionari che partirono per Sao Bernardo, si fondi su esperienze toccabili con mano, come le tante presenze nel mondo del Centro Missionario Diocesano e con l'esperienza di solidarieta vissuta con Aleppo.

1992
Arrigo Antonellini     

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento