sabato 22 luglio 2017

Fascisti per caso

Di Guido Tampieri

Nazionalismo e razzismo sono concetti contigui: sono un modo di darsi confini quando si allarga lo spazio e cresce l'incertezza.
Norberto Bobbio 

Nemmeno il bagnino di Chioggia, quello delle foto del duce, eia eia alalà, si professa di destra.
Dice che è per l'ordine, la parola magica che apre le porte della rispettabilità a tutti, degenerati e squadristi compresi.
Quale ordine poi, e chi lo decide?
Hitler era ordinatissimo e voleva che tutto il mondo lo diventasse, si dice che da giovane facesse l'imbianchino, gli piaceva la pulizia.
Precisa, il bagnino, che lui non è né di destra né di sinistra.
Come i grillini.
Anche il fascismo del ventennio si definiva così.
Forse siamo tutti di centro.
Un centro arrabbiato, per la definizione di Bersani.
“Vedo i nuovi fascisti perché vedo la stessa mentalità, strafottenza, volgarità, scriveva Bobbio, quegli insulti: é una cosa così fascista, così spaventosamente fascista, così squisitamente fascista…”
In tempi più vicini, Michele Serra, sulla stessa lunghezza d'onda: “C'è un moderno fascismo antropologico prima ancora che politico. Un linguaggio assertivo, ultimativo, enfatico, quasi mai autocritico, quasi mai ironico ha pervaso la società “.
Non c'è bisogno di simboli di un passato remoto, che in quei termini non si riproporrà più, per parlare di fascismo.
Tanto più che, sosteneva Gobetti, il fascismo fa parte del costume italiano, un certo modo di concepire la politica, una certa mentalità irriducibilmente antidemocratica, l’ambigua traiettoria del trasformismo dell’ottocento.
Il caos espressivo di quest’epoca che sommerge tutto, parole, significati e cose, è il sintomo più evidente di una confusione collettiva che non promette nulla di buono.
Populismo, nazionalismo, sovranismo, prima l’America, prima i francesi, prima gli italiani, prima i romagnoli….
Questo è il vero ius soli: hai diritto di essere primo perché sei nato qui, sei bello, bravo e buono perché sei figlio di.
Prima i cretini, alla faccia del merito.
Forse è per questo, perché ce n'è già una non scritta, che la legge sullo ius soli autentico non verrà approvata.
Tanto rumor per nulla, direbbe Shakespeare.
Quando si getta in acqua un bambino bisognerebbe accertarsi che sappia nuotare per raggiungere la riva.
Altrimenti si accresce solo la confusione.
Ce n'è già abbastanza.


Nasce da una crisi strutturale, dall'immigrazione, dall’impotenza dell'Europa, che é causa e vittima al tempo stesso dello smarrimento.
Che colpisce in primo luogo la classe media, tradizionale architrave della democrazia.
E genera una difesa degli interessi individuali proiettata sullo sfondo di un Occidente che percepiamo sempre più minacciato.
Lo scontro di civiltà rischia di esserci perché c'è chi, dove il sole sorge ma anche dove tramonta, lo cerca, lo suscita, lo alimenta.
Smuovendo una paura profonda, ancestrale, irrazionale, che cerca bersagli facili ma di cui, in fondo, siamo le prime vittime.
Nel discorso di Trump a Varsavia i concetti di Nazione e di  Occidente si sovrappongono.
Eppure mai un Presidente USA ha fatto tanto per separarli, a partire dalla disdetta degli accordi commerciali e dalla dissociazione sul cambiamento climatico.
I valori del l'Occidente vengono contrapposti a quelli del resto del mondo.
Ma nessuno può dire quali siano oggi i nostri valori, visto che si richiamano ad essi uomini e politiche che sono agli antipodi.
E che questo chiudersi dentro mura di cinta inesistenti finisce per compromettere quel che ne resta.
Siamo noi la causa prima della perdita di identità del l'Occidente.
Non la ritroveremo seguendo l'eterno impulso di costruirci un nemico per riconoscere noi stessi.
La coscienza dell'Europa consiste nella consapevolezza di sé e nella comprensione dell'altro.
Questo carattere fondante della nostra identità moderna non può andare smarrito nell’immane processo di dissipazione della storia contemporanea.
C'è sempre la possibilità, sostiene Max Weber, che in un clima di mediocrità le Istituzioni che in sé rendono possibile il mutamento finiscano per impedirlo, diventando sorde agli interessi della popolazione.
Allora il mutamento di allenta fino al punto in cui si accumulano energie conflittuali che mettono in pericolo le Istituzioni.
E la democrazia finisce per trasformarsi nel suo contrario.
Il populismo é il confine estremo della democrazia rappresentativa, il suo “grido di dolore” , come lo definisce John Mc Cormick.
Per alcuni la mette a rischio, per altri le schiude nuove possibilità, finora non pervenute.
Vorrebbe essere una riappropriazione della politica da parte del popolo ma non riesce ad essere altri che un’appropriazione di popolo da parte di qualcuno.
Una parte di popolo, contrapposta agli altri cittadini che non hanno diritto ad esserlo.
É uno stile politico che, come l'espressione ambigua che lo definisce, può rappresentare tutto e il suo contrario.
In giro per l'Europa, oggi, ne vediamo solo aggressive espressioni in movimento.
Ritrovarli al potere potrebbe riservare brutte sorprese.

Guido Tampieri
Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento