mercoledì 12 luglio 2017

Il rapporto congiunturale ed economico dei CNA Ravenna

Serve uno sforzo corale



Il presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna Luca Piovaccari ha partecipato all’assemblea di presentazione del rapporto congiunturale ed economico di Cna della provincia di Ravenna per l’anno 2016 e le prime tendenze del 2017. L’assemblea si è svolta nella sede di Lugo dell’associazione, in via Acquacalda.

Erano presenti tra i relatori il direttore di Cna Ravenna Massimo Mazzavillani; il presidente di Cna Bassa Romagna Massimo Baroncini; il direttore di Cna Bassa Romagna Roberto Massari; il responsabile del dipartimento economico della CNA di Ravenna, Maurizio Gasperoni; il responsabile dell’ufficio analisi congiunturali di Cna Ravenna Alessandro Battaglia.

“Due scelte importanti dell’amministrazione dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna indicano in particolare la volontà di investire su un territorio e nelle sue imprese - ha dichiarato Massimo Baroncini -: mi riferisco alla fibra ottica e all’investimento nel capitale umano da più tempo richiesto, come la nomina di un nuovo dirigente in Unione che si dedicherà alla promozione territoriale e alla comunicazione, che certifica la volontà dell'ente di fare un salto di qualità per rendere più attrattivo il proprio territorio, anche rispetto alla capacità di attrarre qui nuove imprese”.

“Dopo aver terminato il lavoro che ci ha consentito di rinnovare tutti gli organi, questo incontro serve anche per consegnare alla nuova classe dirigente una fotografia della situazione attuale - ha dichiarato Massimo Mazzavillani - per giungere a una reale opportunità di lavoro allo scopo di sviluppare programmi concreti e raggiungibili”.

“In questa fase il sistema produttivo della regione in area emiliana è più dinamico, mentre quello delle province orientali, più orientate ai servizi, fa più fatica a salire sul treno della crescita - ha riassunto Mazzavillani -. Per l'occupazione il dato provinciale si avvicina invece molto di più al dato regionale ed è nettamente superiore a quello nazionale.


Metà delle partite Iva perse sono artigiane; nel 2016 siamo così tornati al numero di imprese del 2004. Oggi pertanto diventa fondamentale il sostegno che le amministrazioni locali posso dare al sistema confidi, che rappresenta uno strumento importante per garantire l’accesso al credito a tutto il segmento della piccola e media impresa; sul versante delle politiche per lo sviluppo bisogna aprire una nuova fase di investimenti per favorire la rigenerazione urbana e lo sviluppo della dotazione infrastrutturale e la messa in sicurezza del territorio”.

“Lo sforzo per superare le difficoltà deve essere corale - ha rimarcato Luca Piovaccari -. Oggi viviamo una crisi della rappresentanza, è sempre più difficile trovare la disponibilità delle persone così come degli imprenditori in progetti che guardino con lungimiranza al futuro. Le istituzioni possono contribuire allo sviluppo economico attraverso la semplificazione (varianti al Psc e al Rue, digitalizzazione delle pratiche, eccetera), l’investimento in infrastrutture (completamento della SS 16, eliminazione di alcuni passaggi a livello, lo sviluppo della banda ultra larga dove il nostro territorio è primo in regione per investimenti), la sicurezza, siccome un territorio è attrattivo tanto più riesce a mantenere alta la sicurezza e la sua percezione (in questo caso penso ai 250mila euro investiti per realizzare i varchi di controllo) e gli aiuti economici (abbiamo concordato un plafond di 10 milioni di euro di finanziamenti a tassi agevolati alle imprese).

Tutti questi interventi sono utili anche per la promozione territoriale e per promuovere le nostre aree produttive”.

“Dobbiamo certamente avere la forza di far ripartire gli investimenti - ha continuato il presidente Piovaccari -. Nel 2017 abbiamo in corso 9,5 milioni di euro di investimenti. Su 25 gare, 23 sono state fatte non al massimo ribasso. Nonostante questo non sono molte le aziende del territorio ad approfittare di questi investimenti. Oltre ai 9,5 milioni di euro per gli investimenti vi sono 1,5 milioni di euro per i servizi. Tutte le parti devono impegnarsi di più , per arrivare a un patto per il lavoro che ci consenta di affrontare queste tematiche in maniera più corale e sostenibile”.


IL QUADRO ECONOMICO PROVINCIALE

Il territorio ravennate sta attraversando una fase economica ancora difficile con diversi indicatori in linea o leggermente superiori alle medie nazionali ma al di sotto di quelle regionali. Al 31 dicembre 2016 erano iscritte presso la Camera di Commercio di Ravenna 39.704 aziende: la flessione rispetto al 31 dicembre 2015 è di 794 unità, con un tasso di variazione del -1,96%. Questo risultato particolarmente negativo è frutto anche della cancellazione d’ufficio, come disposto dalla Corte di Cassazione, di 543 imprese fallite prima del luglio 2006. Senza cancellazioni d’ufficio il saldo, pur sempre negativo, sarebbe stato più contenuto, -251 aziende (-0,61%). 

La flessione del Registro Imprese nel periodo 2008/2016 è stata del 6,9%, -2.936 unità imprenditoriali. Rispetto alla media generale provinciale l’arretramento dal comparto dell’artigianato è risultato ancora più pesante. 

Su base annua le imprese artigiane si sono ridotte di 103 unità, pari al -0,95% (10.674 imprese artigiane iscritte all’Albo al 31 dicembre 2016). Negli ultimi otto anni invece il comparto ha perso complessivamente 1470 aziende, -12,1%, una flessione praticamente doppia in termini percentuali rispetto al dato complessivo del Registro.

Il movimento anagrafico delle imprese nel primo trimestre 2017 ha registrato, rispetto al primo trimestre 2016, una flessione di 921 imprese pari al -2,28% (da 40.259 a 39.338). Anche nel settore artigiano, nello stesso periodo, la diminuzione è stata consistente, -164 unità imprenditoriali ( -1,53%, da 10.716 a 10.552) (Fonte CCIAA Ravenna). Il prodotto interno lordo della provincia di Ravenna per il 2016 è stimato in crescita e dovrebbe attestarsi attorno all’1,0%.

A livello settoriale si prevede una crescita del valore aggiunto del manifatturiero (1,3%), delle costruzioni (+4,6%), dei servizi (+ 0,7%). In flessione invece l’agricoltura (-5,6%). Il valore aggiunto ai prezzi base per il territorio provinciale è cresciuto complessivamente dello 0,7%. (Fonte Unioncamere ER e Prometeia) In calo anche i dati dell’export. Nel 2016, le esportazioni della provincia di Ravenna registrano una flessione: -54,1 milioni di euro rispetto al 2015, pari al -1,5% in termini relativi.

 Già il 2015 aveva chiuso con il segno meno, confermando i primi segnali negativi emersi alla fine del 2014. Il dato negativo del 2016 è determinato dalla caduta registrata nel primo trimestre (-10,5%), confermata, ma più contenuta, nel secondo trimestre (-2,5%). Con lo 0,86% del totale nazionale, Ravenna occupa il 43° posto in Italia (recuperando due posizioni rispetto al secondo trimestre) e il 6° in Emilia-Romagna nella graduatoria delle province esportatrici. Relativamente al mercato del lavoro il tasso di disoccupazione nel 2016 si è attestato attorno al 9,0%, con la previsione che per l’anno in corso possa scendere all’8,6%

(Fonte: Tempo d’impresa Cna Ravenna, dati CCIAA Ravenna)

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