lunedì 3 luglio 2017

La stagione di prosa

Sei appuntamenti


24-25-26° novembre 2017


CTB Centro Teatrale Bresciano/Teatro de Gli Incamminati / Piccolo Teatro di Milano Teatro d'Europa
MEDEA  di Euripide




con Franco Branciaroli
Scene di Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte
Costumi di Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca

Regia di Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo

Spettacolo serale ore 20.30

° Doppia rappresentazione ore 16.00 e 20.30

Franco Branciaroli reca il suo contributo al ricco percorso sul Mito, portato avanti in questi anni dal CTB, riallestendo uno spettacolo evento del teatro italiano: la Medea per la regia di Luca Ronconi, di cui fu protagonista straordinario ed acclamato nel 1996.

Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sogno, Prometeo incatenato, Lolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento.

Le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio il prototipo dell'eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l'amore per i propri figli; le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista.


12-13-14-15 dicembre 2017

Teatro Stabile di Torino/ Teatro Stabile di Genova / Teatro Stabile del Veneto
IL NOME DELLA ROSA

di Umberto Eco – versione teatrale di Stefano Massini

con Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Renato Carpentieri, Luigi Diberti, Luca Lazzareschi

Scene di Margherita Palli

Costumi di Silvia Aymonino

Regia e adattamento di Leo Muscato

Spettacolo serale ore 20.30

La prima versione teatrale del capolavoro di Umberto Eco è l’omaggio al celebre scrittore firmato da Stefano Massini, tra gli autori teatrali più apprezzati in Italia e all’estero. Leo Muscato dirige un cast di grandi interpreti, in un crossover generazionale che non mancherà di animare un testo scritto per la scena ma all’altezza del grande romanzo.

Il nome della Rosa di Umberto Eco, tradotto in 47 lingue, ha vinto il Premio Strega nel 1981, e la sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery. La prima trasposizione teatrale di questo straordinario best seller è di Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, autore di Lehman Trilogy.

La regia dello spettacolo è affidata a Leo Muscato, che ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante e, nei suoi Appunti per una messa in scena, scrive:«Dietro ad un racconto avvincente e trascinante, il romanzo di Umberto Eco nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura; un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro. La struttura stessa del romanzo è di forte matrice teatrale. Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni, e la suddivisione di ogni singola giornate in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo; quindi la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come. Questa modalità, a noi teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia.»


12-13-14° gennaio 2018

Teatro Stabile di Genova

LE PRENOM (Cena tra amici)

di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière

versione italiana Fausto Paravidino

con Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino, Gisella Szaniszlò

Scene e costumi di Laura Benzi

Regia di Antonio Zavatteri

Spettacolo serale ore 20.30

° Doppia rappresentazione ore 16.00 e 20.30

Cena con sorpresa. Quarantenni a confronto tra colpi di scena, battute comiche, amicizia, rancori e legami profondi. Serata conviviale a casa di due professori (liceo lei, università lui) dichiaratamente di sinistra. Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e di verità che si allarga sino a diventare il ritratto di una generazione: tra piccole meschinità e grandi sentimenti.

Rappresentato a Parigi nel 2010, Le prénom, ottenne sei nomination al Prix Molière dell'anno seguente e fu adattato subito per il grande schermo dai suoi stessi autori (il film uscì in Italia con il titolo Cena tra amici). Tre anni dopo, Francesca Archibugi ne fece un nuovo adattamento cinematografico con il titolo Il nome del figlio.


8-9-10-11* febbraio 2018

Compagnia Umberto Orsini / Teatro di Roma in collaborazione con CSS Teatro Stabile di Innovazione

COPENAGHEN

di Michael Frayn

con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Giuliana Lojodice

Scene di

Costumi di

Regia di Mauro Avogadro

Spettacolo serale ore 20.30

Rappresentazione pomeridiana ore 16.00

A diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.
Torna in scena il formidabile duello verbale, su due fronti bellici contrapposti, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica.

“Io penso che sarebbe stato un errore imperdonabile - spiega Umberto Orsini - pensare di dar vita a una Compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen. Nato a Udine nel 1999, recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica, amato da un pubblico sempre numerosissimo, visto come un evento dai teatri delle maggiori città, sorprendente per la costante attualità del tema trattato, che si vorrebbe più di così? E allora, e non so se sarà l’ultima, ancora una volta Copenaghen.”


2-3-4° marzo 2018

Teatro e Società Srl / Accademia Perduta Romagna Teatri

IL MONDO NON MI DEVE NULLA

di Massimo Carlotto

con Pamela Villoresi, Claudio Casadio

Scene di Gianluca Amodio

Costumi di Lucia Mariani

Regia di Francesco Zecca

Spettacolo serale ore 20.30

° Doppia rappresentazione ore 16.00 e 20.30

Massimo Carlotto, autore cult del noir italiano, dopo Oscura Immensità (stagione 2013/2014) presenta un altro racconto di potenza straordinaria. Adelmo, un ladro stanco e sfortunato nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l'uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise, la stravagante padrona di casa, una croupier tedesca in pensione. Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e in una spirale di equivoci, eccessi, ironia e comicità si sviluppa un rapporto strano, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti. Ma l’amore, anche se si regge su ineluttabili fragilità, può essere in grado di soddisfare desideri, salvare esistenze, rimettere a posto le cose.


16-17-18° marzo 2018

Teatro dell'Elfo

OTELLO

di William Shakespeare

con Elio De Capitani, Federico Vanni, Camilla Semino Favro
Scene e costumi di Carlo Sala

Regia di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli

Spettacolo serale ore 20.30

° Doppia rappresentazione ore 16.00 e 20.30

Rileggere l'Otello – e Otello stesso - spogliandolo della "tradizione", tornare al cuore del meccanismo drammatico e delle parole. Elio De Capitani prosegue il lavoro su Shakespeare e mette in gioco anche il suo talento d'attore firmando la regia a quattro mani con Lisa Ferlazzo Natoli con cui ha condiviso l'idea di portare in primo piano il nodo indissolubile tra l'io e l'altro, tra il simile e il dissimile, che in questo testo perturbante come un racconto di suspense, diventa tragedia della gelosia e del sesso, dei rapporti inter-razziali e culturali, del dubbio e della potenza manipolatoria delle parole.

"Mettere in scena Otello oggi – dicono i registi - è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per 'innescare' una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell'inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando 'fuori di sé', sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile: moralismo puritano, voyerismo sessuale e sessuofobia, per dare fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, alla misoginia e alle tante forme d'intolleranza sociale e privata di cui si compone."



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