martedì 11 luglio 2017

L'accorpamento della Camera di Commercio con quello di Ferrara

Manovre "intricate"
di Gianfranco Spadoni

Condivido in larga parte la nota di Paolo Guerra a proposito delle intricate manovre dirette ad accorpare l’ente di Ravenna con quello di Ferrara.


Come ho avuto modo di precisare nel gennaio scorso la Camera di commercio di Ravenna ha scelto la fusione con l’omologo ente di Ferrara disattendendo completamente l’appello di tutti i 29 sindaci della Provincia di Forlì – Cesena.

Il matrimonio con il partner estense è per molti aspetti ibrido e si contrappone alla linea ormai consolidata basata dall’unione delle province di Ravenna, Forlì Cesena e di Rimini. Appare difficile, infatti, non concordare con tutti i sindaci della provincia di Forlì - Cesena che per lungo tempo hanno promosso il raggruppamento omogeneo di queste tre Camere di Commercio corrispondenti all’esistente territorio dell’Area vasta. Si tratta, insomma, di un modello geopolitico già delineato al quale non appare opportuna l’aggiunta della provincia di Ferrara se si tiene conto, peraltro, delle varie esperienze consolidate basate, appunto, sull’accorpamento delle quattro città romagnole.

Tale convinzione logica trova condivisione e si rafforza ulteriormente nel momento in cui le citate province, dando seguito alla legge regionale n.13 del 2015, hanno costituito un unico ambito territoriale che ricomprende quei territori provinciali per l’esercizio in forma associata delle varie funzioni in capo ai nuovi enti. 

Va considerato, inoltre, che già in ambito sanitario fu costituita l’Azienda sanitaria locale della Romagna, così allo stesso modo nel settore dei trasporti pubblici la società Strart Romagna sta gestendo le funzioni riferite ai servizi di trasporto pubblico in vista della costituenda azienda unica per la mobilità romagnola seguendo lo stesso percorso già intrapreso dall’azienda sanitaria.

A questi dati oggettivi va aggiunto, ancora, l’ambito delle risorse e dei servizi idrici gestiti da Romagna Acque, società che a sua volta gestisce per conto dei comuni e delle citate province le funzioni riferite, appunto, ai servizi idrici. In altre parole la Camera di Ravenna avrebbe dovuto vedere già indicata la strada per questo programma di riforme caratterizzata dalla costituzione di un’Area vasta romagnola già configurata che tende a raggruppare territori fra loro omogenei dal punto di vista storico, culturale e socio economico.

D’altra parte è vero che il polo chimico accomuna i territori di Ravenna e Ferrara, ma vi sono moltissime altre ragioni squisitamente economiche legate principalmente al prodotto interno lordo e ad una serie attività peculiari e omogenee che insistono in ambito di area vasta, sufficienti per orientare la scelta in modo differente rispetto a quella voluta soprattutto Ravenna.

Gianfranco Spadoni
Consigliere “Civici” Provincia di Ravenna
 

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