sabato 26 agosto 2017

Estremismo: un problema che non conosce confini

Riceviamo da Per La Buona Politica e pubblichiamo



Dopo i tragici attentati nel cuore dell'Europa, dove vite innocenti sono state distrutte da un fanatismo cieco e vile, il movimento Per la Buona Politica si stringe forte alle Città colpite, ai famigliari di tutte le vittime, ai feriti, alle famiglie italiane coinvolte nell'attentato di Barcellona.


Esprimiamo loro il più profondo sentimento di cordoglio e prendiamo spunto dalla riflessione pubblica di Roberta Bravi per ragionare, a mente lucida e a sangue un po’ più freddo, su quali possano essere le cause chiave di questo fenomeno incontrollabile.

Viene subito da porsi un interrogativo. Cosa sappiamo del terrorismo? Una cosa la sappiamo di certo: miete moltissime vittime innocenti e lo fa in maniera incontrollabile perché in qualsiasi momento, di un giorno qualunque, in una qualsivoglia città del mondo, una persona qualsiasi può noleggiare un furgone e scegliere di schiantarsi contro la prima fermata dell’autobus che incontra, così come due o più persone completamente anonime possono salire su un qualsivoglia autobus di linea o treno, aggredire il relativo conducente e lanciare il mezzo contro qualunque altro veicolo o edificio incontri.

Quali dunque gli interrogativi da porsi riguardo questo problema. Cosa sia? Cosa faccia? Quali territori ne siano destinatari? Quali siano i suoi effetti? Quale sia la sua causa? Sono tutti interrogativi certamente interessanti, molto analizzati ed approfonditi da grandi esperti studiosi di sicurezza, di religione, sociologi, criminologi e psichiatri.

Ed è proprio sul suo fattore psicologico che ci vogliamo soffermare. A tal proposito il Generale Franco Angioni (ex Presidente del Centro Alti Studi per la Difesa), in una recentissima intervista, si è espresso sul rischio terroristico in Europa, a seguito dell'attentato a Barcellona, concentrandosi proprio sul dato psicologico della questione. 

Egli spiega che il problema di fondo non dovrebbe essere l'ISIS in sé e per sé. Dice, infatti: "Il problema principale è LA SUA INFLUENZA IDEOLOGICA CHE RISCHIA DI PERMANERE ANCHE QUALORA QUESTO DOVESSE ESSERE FISICAMENTE ELIMINATO"; "LA SUA ELIMINAZIONE FISICA NON RISOLVERÀ IL PROBLEMA, anche perché abbiamo imparato che queste organizzazioni e queste sigle sovente cambiano aspetto e forma ma il problema di fondo resta".

Non possiamo che concordare con quanto sopra citato. Qualsiasi credo (politico, religioso, ecc) che comporti obbedienza a dogmi implica, per definizione, totale abbandono della capacità di autoderminarsi. L’abbandono di questa libertà fa sì che l’individuo si trasformi in mero strumento di applicazione di quei dogmi, imposti da altri. E ci sentiamo di affermare che sia comunque profondamente sbagliato banalizzare l’argomento, riducendo il tutto alla sfera dell’irrazionale (“sono solo dei pazzi”).

Tantissime sono le questioni e le problematiche legate al terrorismo e verso la maggior parte di queste noi comuni cittadini possiamo fare ben poco. Ma una cosa di certo la possiamo fare. Parlarne. Parlarne apertamente. PARLARNE DANDOGLI IL GIUSTO PESO E METTERE QUANTA PIÙ LUCE E CHIAREZZA SULL’OSCURITÀ CHE LO AVVOLGE. 

Parlare, analizzare, confrontarsi, ad ogni livello e grado: tra amici, parenti, conoscenti, tra alunni e docenti, tra compagni di classe, ai tavoli politici di ogni sorta e rango. Parlarne a mente lucida, con raziocinio, senza farsi accecare da rabbia, risentimento, tristezza o frustrazione. 

Perché questo è proprio ciò che desiderano minare le ideologie estremiste, la libertà di scegliere per sé stessi. Quindi, ben vengano i confronti, che se ne parli senza censure, eliminando ogni alea, ogni misticismo, ogni remora, ogni diffidenza sull’argomento. Informazione e conoscenza sono le uniche cose che rendono davvero libero un individuo. E come ha detto lo stesso Gen. Angioni: “Se continuiamo a trascurare questo fatto, tra dieci anni potremmo essere costretti a pagare un conto molto elevato".

Movimento per la Buona Politica

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