venerdì 4 agosto 2017

Il ricordo dell'UNUCI di Aurelio Baruzzi

L’8 agosto 1916, 101 anni fa, la leggendaria impresa


8 agosto 2017: sono trascorsi 101 anni dall’eroica e straordinaria azione militare compiuta dal nostro giovane concittadino che, dopo un ardimentoso colpo di mano, entrò in Gorizia liberata issando per primo il Tricolore sulla stazione ferroviaria.





Quel gesto valoroso gli valse la concessione della massima decorazione militare.

Aveva solo diciannove anni Aurelio Baruzzi.

Fu la più giovane Medaglia d’Oro al Valor Militare della Grande Guerra.

Ma chi era Aurelio Baruzzi? Conosciamone ora la sua storia.

Aurelio Baruzzi nacque a Lugo il 9 gennaio 1897, figlio di Giovanni e Pia Cortesi. Il padre era “cordarino”, cioè artigiano produttore di cordame, attività a quel tempo molto sviluppata a Lugo. Aurelio crebbe in un ambiente familiare di sentimenti mazziniani e repubblicani, ricco di interessi, amante del canto e della musica. Al termine degli studi ottenne il diploma di ragioniere. 

Di carattere allegro e disinvolto fin da giovane, compiva lunghe camminate e ancora studente si recò a piedi a Firenze; un percorso di ben 240 chilometri. Appassionato ciclista, fece parte del corpo dei Volontari Ciclisti e Automobilisti sezione di Lugo utilizzando la sua bicicletta. Durante le vacanze scolastiche prese parte alle prime manovre militari di quel corpo. Alle prime notizie dell’entrata in guerra dell’Italia volle arruolarsi volontario, ed essendo ancora minorenne dovette faticare non poco per persuadere il padre e ottenerne il consenso.

Il 24 maggio 1915 faceva parte del 41° Reggimento Fanteria sul monte Merzli, teatro di aspri combattimenti. Nominato sottotenente di complemento, fu destinato al 28° Reggimento fanteria della Brigata Pavia. Nel novembre del 1915 si trovò di fronte a Gorizia sul Sabotino e sul Podgora dove era posizionata anche la Brigata Casale. 

Le due brigate erano formate in gran parte di fanti romagnoli di cui molti erano repubblicani che combattevano per l’ideale risorgimentale. Quando andavano all’attacco sostituivano il grido “Avanti Savoia” con il grido “Avanti Romagna”.

Sul Podgora il 22/12/1915 per atti ardimentosi si meritò la prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Mentre era in corso la VI battaglia dell’Isonzo per la conquista di Gorizia, all’alba dell’8 agosto 1916, Baruzzi prese l’iniziativa e con soli quattro uomini fece irruzione nel sottopassaggio ferroviario di Lucinico trasformato in fortilizio, e con un audace colpo di mano costrinse alla resa ben duecento soldati e alcuni ufficiali austriaci che lo difendevano. Passato a guado l’Isonzo con pochi uomini fu il primo a entrare in Gorizia e raggiunta la stazione ferroviaria vi issò una bandiera tricolore su cui aveva scritto “Romagna”. 

Per questa azione il Re Vittorio Emanuele III, “motu proprio” concesse a Baruzzi la Medaglia d’Oro al Valor Militare che gli fu consegnata sul campo dal Comandante dell’invitta 3^ Armata Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta.

Promosso tenente per meriti di guerra, nell’ottobre del ’17 combatté sugli Altipiani con la compagnia arditi del suo reggimento. Durante la battaglia del Solstizio il 19 giugno 1918 a Fagarè sul Piave, circondato da forze avversarie, cadde prigioniero. In questo frangente si meritò la seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Tentò ben tre volte la fuga dalla prigionia.

Rientrò in patria il 10 novembre 1918, sei giorni dopo la vittoria.

Terminata la guerra, il 4 novembre 1921 in occasione della grande cerimonia del trasporto del Milite Ignoto da Aquilea a Roma, Aurelio Baruzzi ebbe l’onore di fare parte degli otto decorati di Medaglia d’Oro d’Italia incaricati di portare a spalla il feretro all’Altare della Patria. Avendo scelto la carriera militare rimase in servizio nell’Esercito.

Lavorò in massima parte presso il Ministero della Difesa in Roma fino al momento in cui venne collocato a riposo e raggiunse il grado di Generale di Divisione.

Risiedeva a Roma con la consorte signora Hilde e la figlia Marilù. Veniva di sovente a Lugo a trovare gli amici d’infanzia e i compagni d’arme, in particolare il colonnello Vito Montanari, presidente dell’Unuci Lugo, e il colonnello Mario Gallina, segretario della medesima associazione.

Il 5 febbraio 1965, proprio per essere vicino agli amici lughesi, si iscrisse alla Sezione Unuci di Lugo e rimase iscritto fino alla scomparsa.

Morì a Roma il 9 marzo 1985, funerali e onori militari, nella città eterna. Il feretro venne poi trasferito a Lugo, città natale, ove ebbero luogo i solenni funerali con i dovuti onori militari e inumato nella tomba di famiglia nel cimitero monumentale di Lugo.

UNUCI - LUGO

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