mercoledì 30 agosto 2017

S'a foss, s'avess, s'andess"... a Roma

Gratificante, bella, meritata l'esperienza artistica di un nostro concittadino



Il teatro dei fratelli Parmiani, acutezza piacevole, stile, umorismo a tutto tondo, professionalità, ironia fine e mai scontata, anche quando mette in scena gli aspetti più concreti e quotidiani della nostra romagnolità. 


I loro spettacoli portano oltre, un oltre che non è sostanzialmente quello di Montale, non esprime disagio e sofferenza, ma cerca di superare in tutti i modi possibili le indeguatezze umane in un contesto sempre più difficile da accettare e gestire.

Apparentemente leggeri, sono fortemente impegnati, ma mai impregnati di retorica banale e gratuita.

 Il 25 agosto vi abbiamo presentato Paolo, nei panni di un intellettuale di sinistra davanti a un quotidiano, oggi tocca a Gianni, e se guardate nella locandina vedete il suo nome accanto ad altri famosi e ragguardevoli: tutto meritato, senza se e senza ma.

I Parmiani interpretano le nostre radici nel loro divenire, senza trascurare la possibilità e la necessità di un sorriso, che a volte sarà solo fugace ma sicuramente in grado di alleviare il male di vivere.

Non stupisce quindi che il regista Marco Martinelli, cofondatore della non scuola del Teatro delle Albe, pluripremiato (uno per tutti: premio Ubu 2013 come "migliore novità dell'anno) abbia chiamato lui per dare voce a Don Camillo, l'indimenticabile creazione di Guareschi.

Saluti da Brescello, il testo da lui realizzato, sarà interpretato al Teatro Nazionale di Roma da lui e da Gigi Dall'Aglio dall'11 al 16 settembre.

L'evento fa parte dell'iniziativa Ritratto di una nazione. L'Italia al lavoro, 20 quadri teatrali delle regioni italiane, a cura di Fabrizio Arcuri e Antonio Calbi. Quest'ultimo, direttore del Teatro, ha chiesto a Martinelli un lavoro da recitarsi in non più di trenta minuti, avente come tema il primo articolo della Costituzione. 

Ecco affiorare a seguito della richiesta la storia vera di un vigile urbano di Brescello, "invitato" a non fare multe a certe persone ritenute da tutti oneste e per bene, e licenziato per non avere obbedito. Anni e anni di processo per avere fatto il proprio dovere in un contesto mafioso e finalmente assolto.

L'idea è questa: nella notte le due statue bronzee di don Camillo e di Peppone commentano l'accaduto e conversano sulla confusa e difficoltosa situazione italiana.

E Don Camillo viene da Lugo, eccolo nella foto. Il suo talento non poteva sfuggire all'acutezza di Martinelli, che ne ha visto la innegabile e versatile capacità di trasformarsi sul palco. Oggettivamente bravo, in grado di reiventarsi ogni volta che è davanti a un microfono, forte di competenze di una validità davvero fuori del comune.

Mentre leggete stanno per iniziare le prove. Che tipo di don Camillo sarà? A un giornale cartaceo ha rivelato di voler interpratare il personaggio "con ironia e senza sconti". 

A noi del pavaglione ha confidato un pochino di ansia da prestazione, com'è giusto che sia, aggiungendo che è stata "bella e gratificante già la chiamata da parte di Marco Martinelli".

Alla fine di questa splendida avventura, ultima ma non ultima, aspettiamo due parole di commento. 

E l'aggiunta di un'ulteriore strofa a S' a foss, s'avess, s'andess" . Paolo è avvisato. Avanti così!


Lucia Baldini

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