martedì 26 settembre 2017

Casini

Di Guido Tampieri

Solo chi non ha ascoltato le ultime notizie può sorridere.
Bertold Brecht


“Tutto intorno a noi fiorisce un nuovo analfabetismo politico che sa leggere solo piccoli pezzi della realtà senza afferrare il significato dell'insieme, che sa dire solo parole di odio e di clamore…”.

Non ricordo chi ha scritto queste parole che mi sono appuntato.

Mi sono tornate alla mente ascoltando un’intervista dell’on. Casini.

Sommessa, equilibrata, fondamentalmente onesta come si può permettere chi é alla fine di un percorso e non deve mentire a sé e agli altri per carpire consensi.

Di quelle cose che non sei più abituato a vedere, che non ti aspetti di sentire in mezzo al frastuono che tutto confonde e ottunde.

Lasciandoti in bocca il sapore del nulla.

In un mondo sottosopra nel quale la moderazione diventa trasgressione e l'educazione colpa, PierFerdinando Casini, per gli amici Pier, é sembrato ai miei occhi un gigante.

C'è ne fossero, mi sono sorpreso a pensare.

Non senza qualche sofferenza.

Per un riconoscimento imprevisto che somiglia a una resa.

Sul finire della prima Repubblica girava una storiella.

Si diceva che l’on. Bisaglia, grande elemosiniere democristiano in Veneto, richiesto di un giudizio sui suoi discepoli, rispose: ci sono due giovani emergenti, uno é bello, l'altro é intelligente.

I due erano Casini e Follini, che bello certo non é stato mai.

Dovete capirmi.

Passi la vita a cercare l'uomo nuovo gramsciano, a inseguire l'utopia di un mondo migliore, ma poi le cose prendono una piega così balorda che l'espressione dignitosa del vecchio establishement che hai contrastato ti appare immediatamente apprezzabile, suscita quasi rimpianto.

Trovi uno che non parla come rutta, ragionevole, responsabilmente europeista, con qualche nozione di storia e di geografia, una persona quasi normale viene da dire, e ti rendi conto della melma putrida nella quale stiamo sprofondando.

Così accantoni il sogno di scalare il cielo e ti aggrappi ai fili d’erba.

Di fronte alla stupidità anche la banalità diventa confortante.

E il buon senso una ricchezza inestimabile.

Per tenere assieme quel che é ancora possibile.

Se poi l'antico avversario é anche favorevole allo ius soli, come mi pare di capire, ti viene voglia di adottarlo.

A distanza.

Sono tempi insidiosi.


L'inserto del Corriere della Sera “buone notizie” somiglia alle cure palliative.

Un tentativo nobile di lenire il tormento dell’inevitabile.

Per scongiurarlo, invece, bisogna spingere la ricerca sui mali della politica più a fondo.

Senza curarsi delle reazioni isteriche di partiti impegnati solo a rinfocolare un clima che Pansa, con qualche esagerazione, giudica da guerra civile, ma che certo sta logorando le basi della convivenza.

Ci siamo ormai assuefatti al peggio.

Il silenzio è complicità.

Nessuna persona onesta può accreditare come democrazia diretta la farsa ideata per candidare a premier l’on. Di Maio.

E nessuno che abbia a cuore la sorte dei propri nipoti può sottacerne la clamorosa inadeguatezza a ricoprire un così alto incarico.

Il solo fatto che accetti l'investitura a cuor leggero, senza nutrire dubbi sulla propria capacità di reggere le sorti di un grande Paese, testimonia di una totale inconsapevolezza dei problemi e di una irresponsabilità che ne mette in dubbio il senso morale.

Che anche altri agiscano con la stessa leggerezza non é un’attenuante ma se mai un’aggravante che dovrebbe turbare i sogni delle persone decenti.

Churchill, che è Churchill, diventa Premier dopo altre esperienze di Governo, alcune delle quali infelici.

Di Maio, che è di Maio, non ha alle spalle alcun incarico e, a sentirlo, viene il dubbio che ci fossero delle buone ragioni per non dargliene, né da tanto nè poco.

In compenso la Lega si prende una settimana di ferie dal Parlamento.

Salvini straparla di attentato alla democrazia.

Lamenta, poer nano, di sentirsi derubato.

Quando i derubati siamo noi.

Per mano dei capi della Lega, che il giovanotto deve pur aver frequentato, se oggi guida il partito.

Probabilmente era con Bossi a riempire l'ampolla alle sorgenti del Po, forse avrà strizzato l'occhio al figliolo del leader dicendogli sei grande Trota, magari si sarà informato sulla quotazione delle pietre preziose, correva voce che il tesoriere fosse esperto in diamanti.

Insomma, la bella compagnia era quella.

Salvini certamente non sapeva della truffa ai danni dello Stato ma c'era, faceva politica, spergiurava che i leghista sono senza macchia.

Forse lo credeva anche.Forse.

Quel che è certo è che il partito è sempre quello, è rimasto il nome, sicuramente gli iscritti, per non parlare dei sentimenti, saldamente xenofobi.

Chi deve rispondere, allora, di quei soldi sottratti con la frode ( dicono i tribunali) da chi agiva in nome e per conto della Lega?

Delle due l'una, o ci si mette una pietra su e a pagare sono tutti gli italiani oppure qualcuno il maltolto lo dovrà restituire e la cosa più vicina a chi se ne è appropriato ieri è la Lega di oggi.

Chi altri se no?

E cosa deve fare un giudice se non esigere il pagamento e bloccare i beni, come in un fallimento?

Se le garanzie richieste sono eccessive e condizionano l'attività del partito la Lega può sempre pagare il dovuto e rivalersi sui responsabili.

Non lo fa.

Preferisce gridare al complotto.

Forse perché fare la vittima in Italia paga sempre.

Anche Renzi adora questo ruolo.

A proposito, l’on. Richetti ha dichiarato che il tramonto del confronto interno é una pessima notizia.

Dove non é chiaro se sia riferisce ai grillini o al PD.

Ne riparliamo.


Guido Tampieri

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