martedì 19 settembre 2017

Da Gianni Parmiani, da Roma

Riceviamo e pubblichiamo


Grazie, cara Lucia! Ti confesso che se mi avessero detto (prima) che la mia "avventura" romana sarebbe andata così come è poi andata, io mi sarei messo a ridere e avrei risposto con un: "mo valà!".



Parmiani e Gigi Dall'Aglio (statue di Don Camillo e Peppone) nel camerino del Teatro Argentina in Roma".


E invece è stata davvero una bellissima esperienza sia per come è nata e sia per come si è poi conclusa. Sono contentissimo! E non solo per il riscontro ottenuto al Teatro Argentina di Roma, ma anche (e soprattutto) per il fiume di affetto e stima che - giorno dopo giorno - mi ha accompagnato e "travolto"... 

Un affetto vero e profondo che - credimi - mi ha aiutato molto nei momenti difficili, perché - senza volerne fare un dramma, per carità!...che i drammi sono ben altri! - di momenti difficili ne ho passati. 

In particolare nei primi due giorni, quando nessuno mi diceva nulla e c'era una freddezza intorno a me che mi faceva sentire a disagio, spaesato e fuori posto, tanto da farmi pensare: "Ma che ci faccio io qua? Tra tutti attori professionisti?... Se questo è l'ambiente, bè, allora... no, grazie, non fa per me". 

Mi sembrava di essere guardato con diffidenza, quasi con sospetto; mi sentivo trattato con sufficienza... 

Invece poi le cose, piano piano, sono progressivamente e totalmente cambiate ed ho cominciato a vedere più chiaro (anche e soprattutto dentro di me!). 

Ho cominciato a reagire, ad essere io il primo a sorridere, salutare, a fare domande; ho cominciato a non avere più timore, a tirare fuori determinazione e forza, perché, in verità, non ero affatto solo. 

Avvertivo un mare di affetto e di fiducia che arrivava da lontano, ed era lì, al mio fianco, e io lo avvertivo in modo chiaro. 

Quello era la mia forza, la forza cui dovevo attingere per dimostrare prima a me stesso e poi a tutti gli altri che questo attore sconosciuto, arrivato da Lugo e sbucato dal nulla e che ora calcava le scene insieme a loro, attori professionisti, bravi e conosciuti, non era lì per caso. 

E allora sempre più sicurezza e sorrisi e fiducia in me stesso, fino ad ottenerli i sorrisi e la fiducia e gli abbracci e le pacche sulle spalle, in un crescendo di soddisfazioni da condividere con questi splendidi compagni di viaggio. 

"Ehi, - mi sono detto una sera in camera da solo - mi sto proprio divertendo un sacco! Bè... se questo è il professionismo, non è poi così male!". 

E poi gli applausi del pubblico dell'Argentina, quelli degli attori e registi famosi seduti in platea che venivano ad assistere allo spettacolo... 

E l'energia, il ritmo, l'intensità e l'intesa con il mio mio grande compagno di scena che ad ogni replica crescevano... Che soddisfazione! 

E non sto parlando di sterile soddisfazione narcisistica, ma di quella feconda sensazione che nasce e ti coglie nel momento in cui sei consapevole di far bene il tuo mestiere: dare vita e anima a parole scritte sulla carta e che grazie a te - ne hai la certezza - ora stanno arrivando, forti e precise, là dove si voleva arrivassero. 

Ecco, insomma... non potevo immaginare conclusione migliore per questa emozionante ed indimenticabile esperienza romana... 

Cara Lucia... devo veramente ringraziare tutti (ovviamente tu compresa!) per quell'affetto forte forte che sempre mi ha accompagnato e sostenuto. 

Ero lontano più di quattrocento chilometri, ma avevo tanti amici vicino! Molti col pensiero e col cuore e alcuni hanno perfino affrontato il viaggio per essermi vicini di persona! Cosa avrei potuto desiderare di più? Che spettacolo! Grazie di cuore a tutti!

Con affetto e amicizia. Gianni

P.S. E poi... vuoi mettere la soddisfazione di non dover montare e smontare luci e scene e impianto di amplificazione prima e al termine di ogni spettacolo? Ih ih ih!!! Ciao!


e ancora applausi
clap clap clap!

Lucia

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