lunedì 25 settembre 2017

Il mercato dei migranti

Riceviamo da Roberto Drei e pubblichiamo

Leggendo, quasi ogni giorno sui giornali, gli articoli sulle problematiche legate all’accoglienza di quanti arrivano nel nostro paese, considerato sia come una tappa di transito obbligato per altre destinazioni, sia come sede stabile per rimanervi, siamo di fatto spinti a cercare di capire come stiano le cose anche se trattasi di un’impresa tutt’altro che semplice.


Mi pare di avere capito che coloro che giungono in Italia devono essere identificati, stabilendo se abbiano i requisiti, da accertare, per essere classificati come profughi o rifugiati politici.

I dati ufficiali resi noti ci dicono che i profughi o rifugiati politici, in fuga da paesi dove la loro stessa vita è a rischio, sono una parte assai modesta di quanti raggiungono l’Italia; una percentuale inferiore al 10%.

Gli altri, ovvero la quasi totalità, sono i cosiddetti “migranti economici”, ovvero persone che lasciano volontariamente i propri paesi di origine per cercare, in Europa, un futuro migliore e migliori condizioni di vita.

Tuttavia la fase dell’accertamento dello status del migrante, in Italia è tutt’altro che rapida e semplice anche perché, ad esempio, è consentito al migrante di ricorrere se, non gli viene riconosciuto lo status di rifugiato politico o di profugo dichiarato dal migrante.

Ne consegue che il periodo dell’accertamento dello status giuridico dura parecchi mesi, a volte anni, durante il quale non è infrequente che il migrante abbandoni le strutture dove è accolto, facendo perdere le proprie tracce e diventando, a tutti gli effetti, un irregolare che può finire per arrangiarsi con l’accattonaggio od altri espedienti non particolarmente pericolosi, nella migliore delle ipotesi, ma anche entrare nel mondo della delinquenza.

Quelli che rimangono in attesa della definizione dello status, sono ospiti nei centri gestiti dalle varie organizzazioni cooperative e non (vi sono anche numerosi privati italiani che mettono a disposizione, previo ricevimento del contributo pubblico giornaliero, erogato per ogni migrante, immobili sfitti o temporaneamente non locati) sono quelli che, quotidianamente, siamo soliti vedere ed incrociare per le vie delle nostre città.

Trattasi di permanenze che, come abbiamo visto con lo scandalo di Roma capitale ed in molti altri casi, rappresentano un ricco settore di intervento anche per molte strutture che di umanitario posseggono ben poco e che sono invece interessate a trarre profitti dalla industria della accoglienza che si è dimostrata un affare molto redditizio.

Così ci siamo oramai abituati, nelle nostre città, ad incontrare giovani di colore, in gran parte di età inferiore ai 30/35 anni, quasi prevalentemente maschi, ben vestiti, dotati di cellulare e di auricolari con cui ascoltano la musica mentre pedalano su biciclette per lo più nuove, per le vie dei nostri comuni, ad ogni ora del giorno e della sera.

Di questi mi risulta che solo in pochi si siano resi disponibili ad effettuare attività sociali a favore della comunità locale dove temporaneamente risiedono, mentre la maggior parte non ne svolge.

Ritengo che questi migranti, temporaneamente presenti nei nostri comuni, dovrebbero essere, per legge, chiamati a svolgere attività socialmente utili alla comunità dove vivono e che tale soluzione rappresenterebbe il modo migliore per favorire un processo di integrazione con la popolazione locale, nella prospettiva di una loro permanenza stabile nelle nostre comunità.

Che i soldi dei contribuenti siano utilizzati per alimentare un mercato spesso poco trasparente e per mantenere una sorta di turismo assistito, non mi sembra una positiva soluzione, anche nell’interesse degli stessi migranti per i quali devono essere predisposti percorsi di integrazione che non possono essere solo di natura ludica o culturale, ma anche e soprattutto lavorativa.

Roberto Drei
Consigliere comunale “Per la buona Politica”

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