mercoledì 13 settembre 2017

Il sindaco mi ha regalato il Pavaglione

E' il sogno di Gigo Valli datato 1933
di Guido Neri




Per dir la verità sarebbe stato il Podestà a regalare il Pavaglione a Gigo Valli,il quale ci pensa e ci ripensa e finisce per rifiutare il regalo, per non sottrarre il Pavaglione ai lughesi.


E' tutta una scusa per cantare le lodi del monumento centrale di Lugo e farne una lunga poesia d'amore.

Si tratta di un libretto, custodito in biblioteca, intitolato Trullalà, quarto volme delle Storie Lughesi, di cui vi raccontai in altra occaione a proposito del doppio cognome delle famiglie Ricci.

Quella dei Ricci era la prima storia raccontata nel 1928.

Le imprese di Ghigo Valli erano state così importanti che perfino il Re di Etiopia gli aveva regalato un cavallo bianco.

Però cos'è un cavallo al confronto col Pavaglione. 

Ma Ghigo riflette sulla passeggiata delle famiglie di tutti i ceti sociali che guardando le vetrine più belle del mondo trascorrono la mattina della Domenica, dopo la Messa, prima dell'aperitivo al Caffè Grande. 

Quelle vetrine che hanno profumi diversi e si riconoscono anche ad occhi chiusi. Poi il Carnevale e il corso mascherato e la festa danzante al Circolo dei Signori e l'allegria, gli scherzi dei giovani anche un po' vandali, e il Teatro. 

Ghigo dice che perfino per il socialismo c'era posto al Pavaglione. E gli amori nascevano nelle passeggiate sotto i portici.

Ghigo ricorda il monumento e gli alberi. Il monumento fu tolto perchè dava fastidio durante un concerto, ma l'alberello dovevano lasciarlo. 

La parte più bella è quando canta le lodi del Pavaglione nelle diverse stagioni, arrivando a dire che a primavera il Pavaglione china un po' la testa, come a civettare; diresti che se ne frega dell'universo intero. 

E il mercato è un tripudio di colori e di suoni. Cosa potrà rispondere Ghigo ad un suo concittadino che gli chiede di poter fare un giro sotto il Pavaglione. No! Ghigo non se la sente di esserne il proprietario e così l'indomani manda un telegramma al Podestà: Grazie infinite stop. Sono commosso stop. Ma non posso accettare vostro dono stop. Desidero lasciarlo alla gioia del Popolo!

La risposta del Podestà: Non capisco vostro telegramma stop. Pregovi spiegare stop. Non ho mai pensato farvi doni. Firmato il Podestà di Lugo.

A Ghigo viene il dubbio di avere sognato, ma è comunque felice di non essere più il padrone del Pavaglione e quindi canta: Trullalà!

Ricerca di archeologia cartacea di Guido Neri

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