martedì 19 settembre 2017

Le alluvioni di fine estate

Bisogna fare prevenzione partendo dalla montagna
Dal presidente regionale dell'UNCEM,  Giovan Battista Pasini

Dopo mesi di allarme siccità, sono bastate le prime piogge per far scattare un’altra emergenza, con gravi danni al territorio e vittime tra la popolazione.


Giovanni Battista Pasini, presidente regionale dell’UNCEM, l’organismo che associa i Comuni e gli Enti montani, lancia di nuovo l’appello a cambiare rotta nei fatti e non solo a parole in occasioni di eventi atmosferici: «Per un Paese come il nostro, dove ormai si passa da un’emergenza all’altra, tra terremoti, frane, siccità e alluvioni, è forse arrivato il momento di fare una vera riflessione, perché non è più tollerabile dover fare ogni volta la conta dei danni, quando sarebbe stato opportuno agire prima, facendo prevenzione e mettendo in sicurezza il territorio a rischio. 

L’UNCEM - continua il presidente - si è sempre impegnata su questo fronte, cercando di sensibilizzare lo Stato e la Regione a destinare risorse certe, programmate e continuative per la prevenzione partendo dalla montagna, perché la difesa del suolo montano e la sistematica manutenzione dei corsi d’acqua hanno una diretta efficacia anche nel ridurre il rischio di alluvioni in pianura».

I dissesti, infatti, hanno sempre contraddistinto la montagna emiliano-romagnola e oggi, c’è una componente negativa in più: fino al secondo dopoguerra quasi ogni angolo del suolo appenninico veniva utilizzato per l’attività agricola e quindi c’era una maggiore manutenzione del territorio, con regimazioni idrauliche molto accurate ed una gestione attenta dei fossi. Oggi, con il calo demografico e l’abbandono delle campagne, non c’è più chi si occupa del terreno ogni giorno e questa mancanza contribuisce al problema dei dissesti.

«L’UNCEM, anche in occasione della Conferenza regionale della Montagna di Castelnovo ne’ Monti del gennaio 2016 - dice ancora Pasini - aveva chiesto alla Regione un impegno più deciso attraverso un piano di assetto e di prevenzione idrogeologica, un’esigenza ormai prioritaria e ineludibile per superare la logica degli interventi di emergenza. 

E affinché ciò fosse concretizzato si auspicava una nuova legge sulla difesa del suolo, per semplificare e riordinare le competenze, con una programmazione di opere pubbliche e di manutenzione in montagna di almeno 25 milioni di euro annui, di cui almeno 15 provenienti dalla contribuenza dei Consorzi di bonifica. 

E’ acclarato che la prevenzione costa meno degli interventi di emergenza per riparare i danni e crea anche occasioni di lavoro stabile e qualificato. Occorre una svolta nelle politiche per tutela del territorio - conclude Pasini - investendo costantemente sulla difesa del territorio che, soltanto in questo modo, potrà abbattere la logorante conta delle emergenze e delle tragedie».

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