venerdì 15 settembre 2017

L'impossibilità di essere normali

di Guido Tampieri

Contemplare risolutamente l'oggetto terrificante è l'unico rimedio possibile alla paura.

Bertrand Russel


Ci mancava il TAR del Lazio.

Che, per chiudere al meglio questa magica estate, ha voluto contribuire allo stato di generale confusione bocciando la decisione dell’Università Statale di Milano di programmare gli accessi.

Un mese fa il TAR dell’Abruzzo ha accolto il ricorso avverso al passaggio del personale del Corpo Forestale dello Stato, che non esiste più, nei ruoli dell’Arma dei Carabinieri.

Non molto tempo prima il Tribunale Amministrativo della Capitale aveva bocciato il Parco del Colosseo.

Salvo essere subito contraddetto dal Consiglio di Stato.

Il bello dei TAR è che le loro sentenze vengono frequentemente capovolte dall’organo ad essi sovraordinato, il Consiglio di Stato.

Costringendo anche chi nutre una piena fiducia nella giustizia a interrogarsi sulla loro funzionalità.

Disconosciuta all'inizio degli anni novanta dalla cosiddetta “ Bicameralina” presieduta da D'Alema, un tempo adorato e oggi esecrato dalla “nostra gente”, anche se lui, in verità, é sempre lo stesso.

Ironia delle vicende umane: tra tante colpe autentiche di cui si é macchiato, D'Alema si è visto muovere come addebito storico una scelta che avrebbe dovuto essergli riconosciuta come merito.

Provare a rafforzare assieme le fondamenta lesionate delle Istituzioni era doveroso.

E quel compromesso disonorato da Berlusconi è stato forse il punto di elaborazione parlamentare più alto o, se volete, meno superficiale raggiunto nel corso della seconda repubblica.

Nei giudizi serve discernimento.

Sono i cani che vedono il mondo in bianco e nero.

Gli umani dispongono dei colori.

Dovremmo alfine imparare a vedere le cose in tutte le loro sfumature.

Da allora, è passato un quarto di secolo, la presenza dei TAR non è più stata messa in discussione.

Forse perché é meglio aver qualcosa su cui recriminare se i risultati di governo sono deludenti.


La burocrazia, i poteri forti, le Assemblee elettive, i pessimisti, si prestano a meraviglia a fare da bersagli.

I TAR non suscitano alcuna eccitazione sociale.

Eppure la loro riforma vale molto più di quelle presentate come risolutive dei problemi della Pubblica Amministrazione.

Che Brunetta crede di risolvere coi tornelli, la Madia coi licenziamenti e la Raggi con gli amici degli amici.

L'Italia é avviluppata in mille contraddizioni ma i provvedimenti dei TAR, fatta salva la buona fede dei giudici, sono certamente fra le cause dei ritardi dell’Amministrazione Pubblica.

In questo litigiosissimo Paese, che non sa cosa sia l'interesse generale e considera ogni decisione istituzionale per natura deviata, errata, interessata, lesiva, tutti fanno ricorsi contro tutto, concorsi, appalti, piani regolatori, strade, ferrovie.

Che qualche ragione per farli magari ci sarà.

Visto che la politica è quella che è, le Istituzioni non brillano per efficienza e le leggi sono troppe e troppo confuse.

Ma se il loro accoglimento diventa sistematico per il solo sospetto di un diritto violato, il rischio è che ci si condanni alla paralisi.

Perfino dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea che imponeva di pagare le multe ai produttori illegali di latte alcuni Tribunali hanno continuato ad accogliere le richieste di sospendere la riscossione del credito.

Con spregio delle gerarchie giuridiche e un danno enorme all'erario.

Gli esecutivi devono rispettare le leggi ma non possono diventare prigionieri di altri poteri.

Avversari si ma all'interno di una dialettica che preservi l'interesse generale, mettendo tutti in condizione di esercitare al meglio le loro prerogative.

Che per gli organi di governo consistono nel fare.

Nei modi e nei tempi, già lunghi, programmati.

Così da rispondere ai bisogni di una società moderna.

Altrimenti il mulino della democrazia non produce più farina.

Fra un proclama e un insulto le forze politiche dovrebbero provare a correggere le distorsioni più vistose.

É di ieri la notizia che, dopo trent'anni, il processo per la strage sul treno Firenze Bologna dovrà ricominciare da capo.

Una vita a scannarsi sui mali della giustizia e questo è il risultato.

Il ministro Orlando ha disposto una verifica.

Un po' più di attenzione al Dicastero, già abbastanza impegnativo di suo, senza star dietro a tutte le beghe di partito, sarebbe apprezzata dalla comunità.

Strana davvero questa generazione di politici che proclama disinteresse per il potere e cumula tutti gli incarichi possibili nei partiti e nelle istituzioni.

Di impegno a termine non parla più nessuno.

Men che meno i capetti pentastellati che avevano spergiurato di voler ballare una sola estate.

Uno vale uno era solo un richiamo per gli allocchi.

I partiti sono più che mai strette oligarchie.

Quando non monarchie.

Che anziché mettere ordine accrescono il caos.

Se la Sicilia é il laboratorio di quel che ci aspetta stiamo freschi.

Nessuno ha uno straccio di progetto che guardi oltre il giorno delle elezioni.

“Importante non é vincere ma garantire buon governo” è stato il consapevole proponimento di un attimo.

Vale il contrario.

I grillini pensano solo a prendere con ogni mezzo il posto di chi c'è .

Il PD a difendere in ogni modo quel che ha.

La sinistra imparata a specchiarsi nelle sue incomparabili virtù.

“Non mi propongo ma non mi tiro indietro” dice l’on. Fava.

L'abbiamo già sentita.

L’orrenda accozzaglia di destra gongola nella prospettiva di rimettere le mani sull'isola.

In attesa di ghermire l'Italia intera.

Più che un laboratorio politico sembra il tavolo di lavoro del dottor Frankenstein.

Il futuro possibile é solo ab-normal?


Gudo Tampieri

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