lunedì 9 ottobre 2017

Aldo Biscardi, i giornalisti, lo spirito di squadra e qualche “vecio” che ci indichi la strada

Un saluto


Aldo Biscardi ha iniziato il suo cammino nei campi sportivi del cielo.

Di fronte alla morte e al pensiero che ci accomuna tutti, essere giustappunto dei comuni “mortali”, ciò che occorre fare è ricordare con serenità le persone che ci hanno lasciato, mettendo da parte le critiche e i giudizi poco lusinghieri.

In fondo Biscardi è stato, inconsapevolmente, uno degli artefici della nostra vittoria ai Mondiali di calcio di Spagna 1982.

Da qualche anno aveva ideato la trasmissione sportiva “Il processo del lunedì”, in onda su Rai Tre.

Non so se lui sia stato l’inventore delle trasmissioni televisive in cui gli ospiti urlano, si accapigliano, si parlano uno sopra sull’altro; di sicuro ha contribuito non poco al suo sviluppo.

Prima della partenza per la Spagna e dopo le prime tre partite (ad onor del vero non molto entusiasmanti, ma che ci permisero il passaggio del turno) Biscardi aizzò la marea montante contro i nostri azzurri, spalleggiato in studio da diversi giornalisti del suo giro e – se ricordo bene – anche dal Presidente della Federcalcio Matarrese.

Questo clima contribuì fortemente alla scelta degli azzurri in Spagna di chiudersi all’interno del loro gruppo.

Allenatore era il “vecio” Bearzot, capitano Dino Zoff, due friulani aspri come la loro terra, come il Carso: ci misero poco a smettere di parlare in pubblico e dedicare le loro energie a costruire il gruppo, la squadra.



La filosofia del “vecio” era quella di aiutare i suoi ragazzi a dare il meglio di se stessi, sia che fossero dei campioni (Zoff, Scirea, Antognoni) o che rientrassero nella categoria dei “mediani” (Oriali, Tardelli, Graziani): pochi proclami e molta attenzione all’obbiettivo.

Biscardi, in maniera del tutto involontaria, contribuì a far tirare fuori da quei ragazzi ogni briciolo di classe e di energia.

Paolo Rossi “fece piangere il Brasile” (come ha titolato il suo libro di ricordi) con i suoi tre gol, impresa credo riuscita a pochi (o forse nessuno) in una partita ai Mondiali, Cabrini sbagliò un rigore in finale, ma non si demoralizzò e fu uno di migliori nella partita con la Germania, Tardelli dopo il suo gol esplose in quel grido di gioia rimasto ineguagliato.

Oggi Biscardi inizierà a commentare le partite dei campioni che non sono più con noi, la nazionale di Ventura non ci entusiasma più di tanto: speriamo nell’orgoglio dei veterani, che Buffon ha prospettato nella sua recente intervista e in qualche giornalista che ci ricordi come lo sport è metafora della vita.

Passione, coraggio e qualche “vecio” che ti indica la strada.

Tiziano Conti

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