lunedì 16 ottobre 2017

Alle ultime elezioni amministrative le Liste Civiche sono state il 74 per cento

Incontro delle "Liste Civiche" della provincia
di Gianfranco Spadoni



Lo scopo dell’incontro che fa seguito a quelli precedenti, serve soprattutto ad avviare una riflessione sulla situazione locale, e in particolare sulle prospettive future e sulla funzione dei movimenti civici nella politica, partendo dalle varie esperienze presenti sul territorio.


La ‘strada civica’ rappresenta una risposta che trae origine nel periodo del dopo Tangentopoli e che via via si è sviluppata quando le difficoltà dei partiti sono diventate strutturali e la crisi della politica, - e in un certo senso anche delle istituzioni,- è aumentata. 

Per questo appare utile promuovere momenti di confronto fra le tante e diverse esperienze maturate sino ad oggi sul nostro territorio nel tentativo di costruire una rete per dare sempre più voce ai cittadini. 

I partiti, com’è stato evidenziato in più occasioni, hanno perso un po’ la presa sulla società e lo dimostra anche il fatto che nelle ultime elezioni amministrative del giugno scorso sono state presentate molte più liste civiche rispetto a quelle di partito: addirittura 2.902 su 3.939. Un vero record nella storia della politica e della democrazia. 

Stiamo parlando, quindi, non di un fenomeno civico transitorio, ma di una situazione consolidata che sa cogliere più da vicino i bisogni reali delle nostre comunità, nel tentativo, appunto, di riallacciare e rafforzare un dialogo proficuo fra la politica e i cittadini: dialogo che i partiti hanno sensibilmente compromesso e reso più debole. 

Alcuni dati confermano l’esplosione di queste liste per loro natura territoriali divenute ormai un fenomeno nazionale:

1.349 al nord in 577 Comuni (2,41 di media per Comune)

742 al centro in 247 Comuni (3 di media per Comune)

1.774 al sud in 477 Comuni (3,71 media per Comune)

Una parte di queste sono organicamente legate al centro sinistra e una parte al centro destra, ma sono altrettanto frequenti i casi di quelle apparentemente fuori da ogni schieramento. Così pure un altro dato dimostra come spesso i consensi civici si rivelino decisivi per creare maggioranze politiche di governo locale.

L’obiettivo, dunque, è quello di riflettere sulle situazioni locali per arrivare a scelte ponderate. Ciò premesso, una delle domande basilari che sorge spontanea con riferimento al rapporto partiti - liste civiche è la seguente:

occorre partire da un approccio alternativo ai partiti di governo o, viceversa,

l’approccio deve essere pur critico e costruttivo ma sinergico e impostato sul sostegno e sulla collaborazione con i partiti?

Le risposte possono essere diverse e tutte rispettabili, ma in ogni caso la collaborazione costruttiva rappresenta un valore indiscutibile valido per entrambi le opzioni. In linea generale, infatti, la maggioranza ha il dovere di governare il territorio, ma si dovrebbe favorire sempre la strada del confronto e del dialogo per una migliore dialettica fra le parti in un rapporto di aperta collaborazione. Ma quali sono i risultati effettivi in termini pratici alla luce delle varie esperienze nel rapporto fra maggioranza e minoranza? Quali conclusioni si possono trarre?

Allo stesso modo appare altrettanto importante tracciare un bilancio delle esperienze di collaborazione sperimentate sul territorio, anche se compiute in modo critico, competitivo, non uniforme, tra questi movimenti civici e i partiti politici per assicurare una tendenza maggioritaria e quindi un’ esperienza concreta di governo dei territori stessi.

Nel caso specifico calato sulla nostra realtà, alla luce di una perdurante crisi del Partito democratico, - il partito ‘dominus’ - in crisi anche in termini di consensi, come si conciliano l’apporto e la presenza del ‘civismo’ sul piano dialettico e del confronto e in quale misura tale presenza civica riesce a incidere nelle scelte di governo?

Tutto questo, in altre parole, per comprendere meglio se tale scelta basata sulla collaborazione e sull’appoggio politico a chi governa abbia migliorato l’agire dei partiti rispetto al passato tendendo verso visioni più generali e per tentare di raggiungere obiettivi di vera interazione senza condizioni di subalternità. 

O, invece, tali esperienze non abbiano prodotto i risultati sperati soprattutto per cause imputabili a una ‘chiusura’ dei partiti tradizionali e a una loro sorta di egemonia che solo in modo fittizio favorisce il dialogo e la collaborazione. Situazione, quest’ultima, che porta al conseguente svilimento di quelli che potrebbero essere i valori della partecipazione e della condivisione programmatica in un quadro di pari dignità.

In estrema sintesi, dunque, va salvaguardata l’esigenza primaria di mantenere collegamenti sistematici e più stabili fra i governi locali e tutte le espressioni civiche, prescindendo, ove possibile, dalla specifica posizione impegnato nel ruolo di maggioranza o di minoranza. Tale condizione non può essere rubricata come una mera visione utopica, ma piuttosto come una reale necessità istituzionale se si vuole perseguire, davvero e non solo a parole, il bene e l’interesse comune.

Gianfranco Spadoni
consigliere “civici” Provincia di Ravenna

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