lunedì 16 ottobre 2017

Arsenico e vecchi balletti

Riceviamo da Guido Tampieri e pubblichiamo

Il modesto vuole farsi elogiare due volte.
Proverbio arabo


Staccarsi dalla politica attiva é come smettere di fumare, la separazione é dolorosa ma poi respiri meglio.

Quando hai il naso appiccicato allo specchio le immagini si confondono, per vedere bene devi scostarti, recuperare prospettiva.

Da lontano i lineamenti delle persone si presentano in un'altra luce.

Anche le parole hanno un suono diverso da quelle che ci avevano affratellato nella ricerca dell'isola di Utopia.

L'età dell'innocenza é passata.

Sull'isola ci siamo stati.

Era un luogo troppo bello per essere vero.

Per riprendere il viaggio serviranno altri volti e più persuasivi racconti.

“Il peggio verrà per l'avvilimento dei cuori” scrive Baudelaire.

Ci siamo quasi.

Scrutiamo l'orizzonte con confidente scetticismo.

Sostiene il mio caro amico di un tempo Vasco Errani che la sinistra ha bisogno di un pensiero nuovo.

Benvenuto.


É una riflessione che invochiamo da anni.

Il PD era retto da D'Alema, da Bersani, da lui.

Gli iscritti cominciavano ad andarsene.

Per un disagio uguale e opposto a quello che induce, adesso, loro ad abbandonare un partito considerato inospitale.

Quel che c'è ora è cominciato allora.

Il rinnovamento non c'è stato.

Ai giovani in odore di eresia é stata indicata la via dell'esilio, il cantiere delle idee si é fermato per mancanza di fornitori.

Solo così si spiega come un partito di massa di una grande Regione d'Europa si risolva a chiedere al Presidente in carica di guidarla per la quarta volta.

Senza porsi domande.

L'Emilia-Romagna ha perso elettori e voti con Errani e con Bonaccini, prima assieme e ora separati, da cosa non si sa.


Il PD di Bersani si é arenato su bassi fondali conservativi.

In prima fila c'erano Loiero, Bassolino, Turco.

Dietro era peggio.

I “nuovi” che PierLuigi ha mandato in Parlamento, Moretti, Rotta e compagnia, hanno ghigliottinato Letta con 136 si, 16 no, 2 astenuti, e ora accusano di tradimento il loro benefattore.

Così sono andate le cose.

Che oggi non vadano meglio ma solo diversamente non rivaluta il passato.

È stato quell’immobilismo avaro il grande elettore di Renzi.

Bisognava rinnovare persone e pensieri, discutere di più, imparare a discutere, col gusto di farlo.

Su tutto questo dirà la storia, se avrà voglia di occuparsi delle nostre beghe.

Io segnalo solo la stanchezza per una sinistra imparata che ha sempre ragione, che quando le cose vanno bene dice io e quando male dice voi.

L'inverno della sinistra sta arrivando non solo per una crisi di progetto ma anche per un’asfissia culturale che la priva della freschezza, dell'autenticità, della generosità .

Consegnandola inevitabilmente a una sorda contesa di individui e di gruppi.

Le divisioni della sinistra non sono una maledizione.

A separarsi non è un'idea ma le persone.

A volte intelligenti altre meno, talora generose, sempre più spesso egoiste.

Accomunate dalla sindrome di Atlante, dall'idea che solo noi possiamo portare il peso del mondo sulle spalle.

La maledizione della sinistra si chiama supponenza.

Vanagloriosa, ingiustificata supponenza.

In nome di una superiorità etica che i valori altruisti di uguaglianza e giustizia sembrano accreditare ma che la nostra condotta non sempre conforta.

Quella che ci fa dire che gli altri cercano poltrone mentre noi accettiamo incarichi, gli altri lo fanno per sé mentre noi ci sacrifichiamo per la comunità.

Quando preferiremmo invece vite diverse.

Veltroni in Africa a curare bambini.

Renzi ad arbitrare il Poggibonsi. Errani a fare cose certo più importanti.

E io l'impiegato.

Non so voi ma io a ricoprire ruoli elettivi non mi sono mai sacrificato, anzi mi é proprio piaciuto e avrei volentieri continuato.

Se non avessi compreso che il momento era passato.

Che era giunta l'ora di far spazio a piante nuove, perché quelle vecchie soffocavano i germogli.

La foresta stava diventando un deserto.

L'umiltà troverà premio nel Regno dei cieli.

Noi la celebriamo molto e la frequentiamo poco.

Una più matura considerazione dei nostri limiti aiuterebbe.

Quelli del prossimo siamo abilissimi a giudicarli.

“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé: o Dio ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri…. Il pubblicano, invece si batteva il petto dicendo: o Dio abbi pietà di me peccatore.

Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

Il fariseo della parabola é un uomo virtuoso, il suo torto agli occhi di Gesù risiede nella sua convinzione di essere in credito.

Anche noi siamo troppo sicuri della nostra innocenza.

Il problema di ogni politico sano( ce ne sono più di quanti si pensi) che partecipa alla vita pubblica per convinzione e non per trarne benefici, non é la cupidigia di poltrone nel senso speculativo del termine, ma il rapporto col potere.

Che si complica via via che si sale nella scala delle decisioni.

É un’insidia sottile, seducente, una libido che si autoalimenta con l'esercizio.

Se non la contrasti finisci per cedere al suo fascino, ti convinci che sia il potere che ha bisogno di te, per essere bene esercitato e non tu di lui, per sentirti vivo.

Conto e dunque sono.

Le questioni di contenuto, pur importanti, su cui si litiga a sinistra, depurate dei protagonismi personali, non giustificano, con tutto quel che accade nel mondo, una guerra.

Dividersi può diventare inevitabile, persino giusto se non ci sono le condizioni per correggere una rotta sbagliata.

Il voto legittima la leadership non conferisce valore alle scelte.

Guardate Trump.

“Non seguirai la moltitudine per fare il male” é scritto nella Bibbia.

Il problema è capire se una strada diversa porta al bene.

Quella imboccata dalla sinistra “alternativa”, senza una guida riconosciuta, senza un collante che non sia solamente oppositivo, senza energie nè idee nuove, non conduce da nessuna parte.

Reinventare una speranza é difficile.

Dovremmo dare alla gente qualcosa di più, di più attraente e di più concreto di quel che offriamo.

Non sarà D'Alema a riportare a sinistra le periferie che hanno voltato le spalle a Renzi.

Il nuovo arriva sempre inaspettato e non é mai il vecchio ad annunciarlo.

Sarà così anche questa volta.

Fatevene una ragione.


Guido Tampieri

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento