venerdì 20 ottobre 2017

Francisco Goya

Al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo


È certamente stata una delle figure più complesse ed enigmatiche che siano mai apparse sulla scena della storia dell’arte, e forse proprio in questo risiede il segreto dello straordinario interesse che Francisco Goya e le sue sorprendenti incisioni stanno suscitando al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, dove fino al 19 novembre è allestita la mostra Goya. Follia e ragione all’alba della modernità.




A poco più di un mese dall’apertura, il numero di visitatori che hanno raggiunto il museo bagnacavallese per ammirare le circa 220 opere grafiche di Goya esposte in mostra sfiora i seimila, naturale sviluppo di una tendenza di forte crescita in atto nel museo bagnacavallese, che punta a superare il traguardo simbolico dei diecimila visitatori annuali. Crescita che si misura anche nelle numerose richieste di visita da parte di scolaresche già prenotate per le settimane a venire, alcune delle quali provenienti da fuori regione.

«Al di là dell’importanza dei numeri – commenta l’assessore alla Cultura Enrico Sama – va sottolineata la svolta che progetti culturalmente importanti come la rassegna su Goya, o quella su Chagall dello scorso anno, stanno imprimendo al nostro museo, che sta scoprendo le sue notevoli potenzialità in termini di attrazione del pubblico. I dati di affluenza registrati finora stanno infatti rivelando un’altissima percentuale di visitatori da fuori provincia, che per la maggior parte non erano mai stati prima al museo, ed è questo uno degli aspetti più interessanti. La mostra di Goya rappresenta infatti in tal modo anche l’occasione per scoprire le nostre collezioni d’arte permanenti, recentemente riallestite, che sono il cuore del museo e un vanto del territorio.»

La mostra, patrocinata dall’Istituto Beni Culturali dell’Emilia-Romagna e realizzata con il contributo di Edison Stoccaggio e la collaborazione di Publimedia Italia, costituisce l’occasione per ammirare tutti insieme i capolavori grafici con i quali, con l’aprirsi dell’Ottocento, l’artista aragonese ha spalancato la strada a un nuovo modo di intendere l’arte e guardare il mondo.

È infatti grazie ai suoi capolavori grafici se Goya è diventato quel maestro in grado di cambiare il corso della storia dell’arte internazionale. «Per questo – spiega Diego Galizzi, direttore del museo e curatore della mostra insieme alla storica dell’arte Patrizia Foglia – ripercorrere i monumentali cicli grafici dei Capricci, dei Disastri della guerra, della Tauromachia e delle Follie è un po’ come camminare sul crinale delle alte vette della sua espressione artistica più autentica.»

In un percorso intenso e incalzante, nella mostra bagnacavallese si attraversano le ottanta incisioni dei Capricci (1799), una feroce e fantasmagorica messinscena grottesca «che nel colpire i vizi e le superstizioni della società spagnola dà loro sostanza visiva, spesso in forma di streghe, demoni o fantasmi – aggiunge Galizzi – e dove Goya porta alla luce quei territori nascosti dell’inconscio di ognuno di noi dove si annidano i sogni, gli incubi e le passioni che fanno di noi degli esseri incoerenti e contraddittori».

Nelle ottanta tavole dei Disastri della guerra (1810-20), una cruda sequenza di brutalità e violenze ispirate dalla “guerra di indipendenza” spagnola, ci si imbatte invece nel concretizzarsi nella realtà quotidiana di quel mondo di fantasmi e demoni a cui aveva dato forma nei Capricci: tra uomini e demoni non vi è più alcuna differenza, la follia si è liberata nel mondo, risiede ovunque, nella spietatezza dei soldati così come nel delirio della gente comune. A proposito di questo ciclo, nel 1979 Fred Licht ha scritto: «Chiunque abbia letto, anche frettolosamente, i giornali degli ultimi cinquant’anni constaterà che le notizie più significative erano state illustrate da Goya più di un secolo e mezzo fa».

Ricca di quaranta tavole, la Tauromachia (1815 ca.) si presenta come una lunga e travolgente carrellata di immagini che ci racconta con straordinaria vitalità alcuni momenti, sospesi tra storia e leggenda, della fiesta de toros, un rituale eroico e folle insieme, che rappresenta come null’altro lo spirito più autentico dell’hispanidad.

Quasi un preludio di quello spettacolo oscuro e delirante che sono le celebri pitture nere della “Quinta del sordo” è il ciclo delle Follie (1816-19 ca.), dove Goya, sempre più rinchiuso nella sordità e nell’isolamento interiore, dà vita a scene di difficile interpretazione che presentano visioni da incubo, attraverso le quali Goya fa ancora una volta riemergere quella che lui sente essere la vera essenza dell’uomo: il caos delle passioni, delle paure e delle follie umane.

Goya. Follia e ragione all'alba della modernità rimarrà aperta fino al 19 novembre 2017. Orari mostra: martedì e mercoledì: 15-18; giovedì: 10-12 e 15-18; venerdì, sabato e domenica: 10-12 e 15-19. Chiuso il lunedì e post-festivi.

Ingresso gratuito.

Il Museo Civico delle Cappuccine è in via Vittorio Veneto 1/a a Bagnacavallo.

Per info e visite guidate per gruppi:   0545 280911
gabinettostampe@comune.bagnacavallo.ra.it
www.museocivicobagnacavallo.it

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