martedì 3 ottobre 2017

Harakiri

Di Guido Tampieri

Sir Leicester é sempre soddisfatto di sé e raramente si annoia.
Quando non ha altro da fare può sempre contemplare la propria grandezza.
Per un uomo è un bel vantaggio avere un argomento inesauribile.

Charles Dickens


Anche se il PD non fosse di sinistra la sua sconfitta sarebbe una sconfitta della sinistra.
Nessuno cerchi alibi.
Dopo ci sarà spazio solo per le recriminazioni.

Oltre il confine precariamente difeso da un partito disanimato c'è uno spazio politico dove l'Europa può disintegrarsi, l'Italia rischia il tracollo e le condizioni dei più deboli, lavoratori, disoccupati, giovani, vecchi , migranti, minoranze civili e religiose, saranno tutelate meno di oggi.

Questo esito potrebbe essere prossimo o forse, per dirla con Heidegger, “il terribile é già accaduto”, e il nostro é solo un vano agitarsi che non può cambiare il finale di una tragedia che le forze del campo progressista stanno scrivendo con stolida ostinazione.

L'aspetto grottesco della vicenda é che noi, la sinistra della diaspora, delusa, fuori gioco, quella che tutti dicono di voler riconquistare all'impegno o almeno al voto, siamo più turbati di coloro che potrebbero ancora mutare il corso delle cose.

E siamo qui a tormentarci coi sensi di colpa di un astensionismo verso il quale i comportamenti dei partiti sembrano quasi volerci sospingere, mentre loro sono impegnati a compiacersi di sé come Sir Leicester nel romanzo di Dickens, “Casa desolata”, e a dispensare ad altri critiche che forse farebbero bene a misurare prima su se stessi.

C'è poco da strillare al tradimento, chi della sinistra, chi del PD, le posizioni sono diverse ma la limitatezza é comune.

Prenderne coscienza é la condizione per cercare le risposte che ancora non ci sono.

Le parole d'ordine dei duellanti, “ci bastiamo da soli”e “siamo alternativi”, sono autoinganni.

Il PD non è autosufficiente e gli altri, anche uniti, non possono pensare di rappresentare un'alternativa.

Se non immaginando un crollo del PD e del suo segretario.


Che si vorrebbe rigeneratore.

Di cosa non è ben chiaro, visto il risultato dell’SPD e lo scarso appeal dei rigeneratori.

Ad un presente che non ci piace non si può contrapporre il passato ma solo un diverso presente.

Che Scotto, Fratoianni, Bersani e lo stesso Pisapia non rappresentano.

Il pensiero della sinistra si é rattrappito da tempo.

Renzi non ne é la causa ma il risultato.


Dopo l’Ulivo il centrosinistra non ha più avuto un progetto strategico.

L'esodo silenzioso degli iscritti, con buona pace di D'Alema, è cominciato allora.

Non certo per eccesso di dialettica interna.

Parole sconcertanti come quelle dette ad Imola da Renzi fra gli applausi ”è ora di finirla con discussioni che lasciano il tempo che trovano” le avevano già dette prima di lui.

Se qualche volta il confronto fosse servito a cambiare le cose forse la storia sarebbe stata diversa.

Avremmo idee più chiare e dirigenti migliori.

Quale follia si è impadronita di questo partito il giorno in cui, per cercare di vincere, ha pensato che il pensiero critico fosse un impaccio!

Il senso profondo della discussione non è la sua sempre momentanea conclusione ma la discussione stessa.

Quando ha per oggetto finalità superiori non ha mai fine.

Il suo scopo é di arricchire chi la sostiene, di far uscire il meglio da ognuno.

Tutti ne traiamo giovamento.

A maggior ragione ne ha bisogno un partito, per distillare le idee migliori.


E ancor più una formazione politica progressista, che per onorare la sua natura deve percorrere vie inesplorate.

Non può esistere una politica di sinistra ispirata a pure ragioni pragmatiche, ha scritto Bobbio, occorrono visioni generali, scelte etiche di portata universale.

La sinistra, in ogni sua espressione, deve in primo luogo riconquistare le ragioni della sinistra.

È col venir meno della ricerca e del confronto, in coincidenza con la difficoltà di governare secondo criteri di giustizia la globalizzazione, che sono cominciati i problemi.

Nessuno può montare in cattedra.

Tutti dovrebbero invece unire gli sforzi.

Il PD, con tutti i suoi limiti, ha pur sempre rappresentato la miglior espressione politica di quest’Italia in declino, ha garantito stabilità in un Paese e in un Parlamento geometricamente divisi su tutto.

Si può starne fuori, si deve criticare, ma non è il nemico.

Renzi favoleggia di filosofia zen ma non è cambiato.

O mangiar questa minestra o saltar dalla finestra, questo é il suo margine di mediazione.

Extra ecclesia nulla salus, fa capire, fuori dal PD non c'è salvezza, di qui dovete passare, alle mie condizioni.

Più che un invito a votarlo perché se ne condividono metodi e programmi, pare un ricatto rivolto a chi non li apprezza e tuttavia sente la responsabilità di evitare il peggio.

È un calcolo cinico che scarica sugli elettori il peso di un insuccesso che Renzi per primo dovrebbe cercare di scongiurare modificando il menù.

Ogni corda tuttavia ha un punto di rottura.

Cresce il numero delle persone tentate di lanciarsi dalla finestra.

Il problema di Renzi non è D'Alema, che ha riesumato ad arte.

È con gli elettori del PD in odore di astensione che deve ripristinare il circuito della fiducia interrotto.

Le criticità emerse col referendum sono ancora lì e il suo gruppo dirigente non mobilita né coscienze né voti.

Per vincere questa volta ci sarà bisogno di gente motivata a votare per qualcosa e non rassegnata a votare per qualcuno.

La fiducia passa anche per la certezza che sia stato fatto tutto il possibile per unire le forze di progresso.

Come fa la destra sul fronte opposto.

Tocca al più forte compiere il primo passo, offrire a Pisapia e a chi vorrà accoglierla una disponibilità dialogica nuova.

Si capirà a quel punto se a consegnare il Paese a Salvini e DiMaio sono i vizi di Renzi o i pregiudizi dell'altra sinistra.

Che ci sono, eccome.

Nessuno dei protagonisti vecchi e nuovi di questo pezzetto di storia patria é in credito verso la politica e la sorte.

Hanno conosciuto l’acesa e il declino, ottenuto riconoscimenti e soddisfazioni, a volte superiori ai meriti.

Nessuno di essi, alla prova dei fatti, si è dimostrato indispensabile.

Ci pensino quando decidono il futuro dei nostri figli.

Guido Tampieri

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