martedì 31 ottobre 2017

La rete missionaria

La "mondialità"


Nel mese missionario, ottobre che si chiude oggi ma non si chiude certo la "missionarietà della chiesa cattolica,  il giornale della diocesi di Faenza, "Il Piccolo" esce con una splendida pagina centrale dove si fa conoscere, finalmente, dove è presente, nell'unico mondo, la 
presenza missionaria faentina.

India, Russia, Georgia, Etiopia, Tanzania, Congo, Burkina Faso, Lussemburgo, Bolivia, Brasile, Perù, Ecuador, Repubblica Domenicana e Messico.

Continuo a pensare che queste splendide realtà dovrebbero essere messe maggiormente in rete rispetto ai soli uffici del Centro Missionario Diocesano, del suo responsabile e dei suoi addetti.

Che le singole realtà possano essere fatte conoscere tra loro loro, in "amicizia": hanno tutte la stessa guida pastorale, il Vescovo di Faenza e Modigliana.

Che possano essere fatte conoscere tutte insieme ai cattolici faentini, a tutti i faentini, magari una ogni anno con i tanti strumenti che oggi consentono di far vedere, far conoscere anche senza girare tutto il Mondo.

Che sarebbe particolarmente stimolante un progetto proposto a tutti i faentini, di sostegno anche materiale a tutte queste presenze nell'unico mondo, un sostegno a qualcosa di prioritario proposto dalle singole realtà, magari una ogni anno, alla realizzazione del quale contribuiscano non solo i faentini, ma anche tutte le altre realtà missionarie, pur nella loro povertà.


Ovviamente un progetto valido per tutte le Diocesi.

Sempre più è utile, necessario, sentire che il Mondo è uno, che siamo tutti figlio di Dio, fratelli in Cristo, andando contro corrente, come da duemila anni fa un Vangelo che ha un gran bisogno di Missione.

Che tristezza vedere chi se ne va dall'Europa; i tanti che vorrebbero andarsene dalla Spagna; chi se ne va dai partiti in cui ha militato e che ha anche guidato per anni; i tanti voti all'autonomia rispetto al valore delle sinergie, dello stare insieme, del rafforzamento dell'unità nazionale conquistata nel sangue e festeggiata proprio il 4 novembre; il prevalere del chiudersi in casa, del voler mandare a "casa loro"
 chi ha necessità di spostarsi.

Arrigo Antonellini

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