martedì 17 ottobre 2017

Reati e stranieri: alcune considerazioni

Riceviamo da Roberto Drei e pubblichiamo

Le statistiche ci informano che il numero complessivo dei reati compiuti in Italia segna, nel 2016, una diminuzione del 9% rispetto all’anno precedente.


Nello specifico sono diminuiti i furti e la Provincia di Ravenna che nel 2014 e nel 2015 risultava essere la prima provincia italiana per numero di furti denunciati, nel 2016 non detiene più questo non lusinghiero primato.

Va però anche ricordato che i furti denunciati non corrispondono alla totalità dei furti compiuti e che molte persone, soprattutto quando il danno subito è lieve, non presentano la denuncia alle forze dell’ordine, ritenendola di scarsa utilità ai fini del ritrovamento della refurtiva e della individuazione dei colpevoli.

Se però i furti sono calati, grazie anche ad un maggior impegno profuso dalle forze dell’ordine, alla crescente diffusione di apparecchi di videosorveglianza, sia da parte dei privati che delle istituzioni (enti locali in primis) ed alla attività svolta dai comitati di controllo del vicinato che operano in stretto raccordo con le forze dell’ordine, la situazione generale presenta ancora molte ombre.

Sono infatti aumentate alcune tipologie di reato come scippi e truffe ai danni degli anziani, ed è cresciuto il numero degli stupri commessi, un reato odioso che ha fatto registrare, in un solo anno, ben 4.000 casi.

Una domanda che molti si fanno è se vi sia una correlazione fra il numero dei reati denunciati e quelli commessi, da parte degli stranieri presenti in Italia.

La risposta che si desume dalle statistiche ufficiali, a partire da quelle pubblicate dal ministero della Giustizia, è, purtroppo affermativa.

La popolazione carceraria al 31 luglio 2016 contava 53.000 detenuti.

Il 68% era composto da detenuti italiani ed il 32% da detenuti stranieri, comunitari e non.

Gli italiani sono dunque la maggioranza della popolazione carceraria, ma va tenuto conto che gli stranieri regolari presenti in Italia sono solo il 9% della popolazione totale residente nel nostro paese e dunque l’incidenza va letta tenendo in considerazione questo parametro.

Alla data del 30 settembre 2017, ovvero un anno e due mesi dopo la rilevazione compiuta al 31 luglio del 2016, la popolazione carceraria sale a 57.661 detenuti: di questi gli italiani sono il 65,6% del totale, in calo rispetto alla rilevazione del luglio 2016, mentre gli stranieri detenuti sono il 34,4% del totale, segnando una crescita.

Nell’arco di soli 14 mesi dal luglio 2016 al settembre 2017, i detenuti italiani aumentano del 5,1% sul totale della popolazione carceraria censita e gli stranieri del 16,5%, ovvero tre volte tanto.

Allarmanti sono inoltre i dati pubblicati da “Il Sole 24 Ore” del 28 settembre 2017, riguardanti dati non consolidati del Viminale, che ci dicono che l’incidenza dei reati commessi dagli stranieri e riferiti ad alcune tipologie di reato, è molto elevata.

Si va dal 51,7% del totale per il reato di sfruttamento della prostituzione, al 45,7% per quello di rapina in pubblica via ed al 45% per il reato dei furti in abitazione.

Oltre a ciò va considerato che la popolazione carceraria italiana al 30 settembre 2017, presenta un esubero di 7.153 detenuti, rispetto alla capienza effettiva degli istituti di pena; un esubero che ci ha esposto e ci espone ai rilievi della Ue ed alle conseguenti sanzioni.

Purtroppo chi ci governa ignora questa situazione che si traduce in condizioni detentive indecenti ed invece di realizzare nuove carceri, dando lavoro ed occupazione, preferisce agire sulla depenalizzazione dei reati, fra i quali troviamo reati quali i furti, la violazione di domicilio, le minacce e percosse, evitando di condannare, se ricorrono determinate condizioni, chi li commette!

A tale proposito è stato infatti introdotto, nel codice penale, il nuovo articolo 131 bis che prevede la non punibilità dei reati se la pena detentiva non è superiore al massimo di cinque anni e laddove l’offesa, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutata ai sensi dell’art. 133,1° comma del codice penale, sia “di particolare tenuità ed il comportamento risulta non abituale”.

Tralasciando di esprimerci sulla scarsa conoscenza della lingua italiana, messa in evidenza dai nostri legislatori, questa linea di condotta ci dice come sia ridotto, oggi, il funzionamento della giustizia italiana.

Una giustizia sempre più permissiva ed inefficace che non tutela il diritto alla sicurezza personale che dovrebbe essere garantito ai cittadini e che finisce per tradursi nella mancanza, in Italia, della certezza della pena; una situazione che scoraggia lo stesso impegno e l’attività quotidiana svolta dalle nostre forze dell’ordine.

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