venerdì 6 ottobre 2017

Selvatico (dodici)

FORESTA. Pittura Natura Animale
A cura di Massimiliano Fabbri con Irene BiolchiniLorenzo Di Lucido e Massimo Pulini


Fusignano, Museo civico san Rocco 



• Comune di Fusignano

Cesare Baracca - Lucia Baldini - Federica Giulianini

• Museo civico San Rocco

Luca De Angelis - Giulia Dall'Olio - Cesare Baracca - Lucia Baldini

• Raccolta targhe devozionali

Marina Girardi - Federica Giulianini - Martina Roberts


Cotignola, Museo civico Luigi Varoli / 1.10 -26.11.2017

[inaugurazione sabato 30 settembre, ore 17]

• Palazzo Pezzi

Marco Samorè - Silvia Chiarini - Giovanni Lanzoni - Giulio Zanet

Marco Salvetti - Jacopo Casadei - Antonio Bardino - Matteo Nuti

Vera Portatadino - Giovanni Blanco - Domenico Grenci

Debora Romei - Marco Andrighetto - Denis Riva

• Palazzo Sforza Rudy Cremonini

• Casa Varoli Alessandro Saturno

• Casa Campadelli Massimo Pulini - Vittorio D'Augusta

• Ex negozio Mauro Lucca Alberto Zamboni


> Bagnacavallo Convento di san Francesco / 15.10 - 26.11.2017

[inaugurazione sabato 14 ottobre, ore 18]

• Salette garzoniane

Mirko Baricchi

• Manica lunga

Luca Coser - Lorenzo di Lucido

• Primo piano

Paola Angelini - Enrico Minguzzi - Elena Hamerski

Massimiliano Fabbri - Lorenza Boisi - Luca Caccioni

• Sala delle capriate

Veronica Azzinari


Selvatico è una geografia fatta di luoghi, persone e cose. Una mappa che congiunge una pluralità di spazi e artisti all'interno di un percorso che si disegna e ramifica attraverso una costellazione di mostre diffuse in alcuni dei luoghi del contemporaneo in Romagna.

Selvatico è un arcipelago e le sue mostre isole interconnesse.

Paesi e musei, spazi espositivi e gallerie, edifici recuperati per l'occasione, contenitori e contenuti collegati da un progetto che tiene insieme e intreccia, un po' ossimoricamente, arti visive e provincia intorno a un quasi tema, o suggestione.

A governare la mostra e le sue sezioni articolate nel territorio, così come a orientare la chiamata agli artisti, è un'immagine, aperta e interrogante; un umore.

L'immagine di questa edizione è quella della Foresta, intesa non solo come sguardo rivolto a quell'attenzione che da parte di molti artisti si volge ancora e nuovamente alla natura, e sua rappresentazione, e alla re-invenzione del paesaggio tutto per certi versi, ma anche come condizione della pittura stessa, linguaggio che guida la scelta e presenza dei quaranta autori in mostra.

Una solitudine di foresta, rumorosa e molteplice, che si declina e infittisce addentrandosi e sperdendosi in una moltitudine di sguardi e modi di vedere, e che è anche metafora dello stratificarsi in pelli, velature, notti interne, profondità radiografiche e quasi geologiche della pittura e del dipingere stesso. Pittura come foresta quindi.

Pittura vs natura, a dire di un conflitto o impossibilità forse: fratture e ferite che la pratica e disciplina del dipingere cercano di risanare e cucire, o amplificare anche; preghiere, mancanze sparse, esplorazioni, distanze, abbandoni, assedi e assalti. La pittura come belva.

E l'idea di foresta che ci riporta infine alla condizione periferica e laterale, di selva appunto, che ha sempre caratterizzato Selvatico a partire dal suo titolo e dalla sua ostinata presenza e posizione ai margini. Qualcosa che ha a che fare con una certa idea di confine e sua mobilità e ambiguità. Geografia ripensata attraverso il movimento. Risposta a un vuoto; reazione. Una rete, per quanto abusata sia questa parola.

Una rassegna di campagna alle sue origini, dodici anni e dodici mostre fa, e che ora chiude un cerchio, a partire dal suo stesso titolo e sguardo non addomesticato.

La parola foresta con il suo carico di immagini e narrazioni innesca così, incontrandosi e sovrapponendosi con pittura e disegno, un cortocircuito, un labirinto di senso e sensi capace di perdersi e definirsi nel dettaglio, nel frammento di natura, nel vortice e mantra della decorazione talvolta e, al tempo stesso, capace di interrogarsi sulla pittura stessa, sulle sue infinite modalità e significati e alfabeti, e potenti ritorni. Pittura fiume.

Da una parte la presenza ripetuta di scorci di vegetazione e verdi molti nelle opere presenti, panorami e paesaggi, foglie, trame arboree, radici, nuvole, pezzi di cielo, orizzonti intravisti infiniti, onde; dall'altra una foresta di segni e immagini che l'artista deve far crescere e coltivare, e mettere in ordine, e poi abbandonare per strada anche, districandosi per trovare il sentiero che conduce fuori dal bosco; alla visione infine, o a quel che ne resta. Sperdendosi nel fitto groviglio di proiezioni, echi e fantasmi che la popolano.

Pittura come tentativo di orientamento. E ascolto. Interno, e del mondo. Pittura come mediazione, sforzo di equilibrio. Pittura come foresta.

Una foresta di immagini e segni senza fine: visioni che ci investono, travolgono e sedimentano sommerse nella memoria e nel tempo, come sepolte e perdute, e una foresta più concreta che parallelamente volge lo sguardo alla problematica rappresentazione della natura.

Foresta che non può che essere così paesaggio mentale, luogo magico, misterioso, ancestrale e immaginario; primitivo. Memoria della caduta. Oscurità fertile.

Spazio domestico e selvatico al tempo stesso, abitato e attraversato da ombre, fiere che sbarrano il cammino; scenario degli incontri e accadimenti in cui si muove l'artista cercando nuove piste e incontri. Apparizioni. E storie forse.

Che la nostra esperienza del bosco non è così centrale nelle nostre vite eppure, nella fiaba, questo è il luogo drammatico e vitale per eccellenza, dove i fatti e il racconto accelerano. La fiaba è lo scenario, l'innesco. La prima e paurosa e indimenticabile avventura. Luogo del ritorno. Incontro formante.

Plurale infine lo sguardo che innerva Selvatico, che costruisce mostre numerose che hanno al tempo stesso la presunzione di disegnare un andamento differente da quello di una semplice mostra collettiva: piuttosto una mappa, un arcipelago o costellazione di personali collegate e connesse tra loro e, al contempo, ai luoghi che le ospitano e accolgono.

Mostre che coinvolgono un nutrito numero di artisti di varia provenienza geografica e anagrafica, in un confronto e dialogo fertile con una serie di spazi espositivi e luoghi della bassa Romagna da cui Selvatico nasce e si allarga.

Una mostra diffusa in più sedi che guarda principalmente, se non esclusivamente, alla pittura, con preziose ramificazioni nel disegno e collage. Una pittura che prova ancora a misurarsi con la reinvenzione del paesaggio e, parallelamente, con la presenza centrale del segno, a creare un quasi ossimoro di una pittura disegnata.

La foresta-radice-labirinto, il mondo che si capovolge, il sottosopra e il doppio, l'ombra di un'ombra, il labirinto delle idee e pensieri e immagini e pennellate e gesti attraverso cui deve districarsi e muoversi l'artista, e in cui lo spettatore sarà chiamato a sua volta a entrare tracciando altre geografie e traiettorie e narrazioni e mappe. Orientandosi nel bosco di segni e visioni. Congiungendo e collegando punti, cose viste e memorie.

Affacciandosi su finestre e aperture rappresentate sia dai dipinti inseriti nel percorso espositivo, sia dai luoghi recuperati per l'occasione che, insieme ai musei coinvolti, creano una rete che permette anche di scoprire, non solo gli autori e l'andamento vegetale, crescita e sviluppo della mostra, ma anche il territorio, le sue caratteristiche, vocazioni e connessioni.

Un invito al viaggio. Piccolo. Tremante. Una giungla da bambini; dipinta. Minuta e gigante.

Massimiliano Fabbri

fabbrim@comune.cotignola.ra.it
www.museovaroli.it

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